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Rocca Cencia, sgomberata una famiglia da un alloggio di edilizia agevolata

IMG-20160315-WA0003Il 15 marzo la famiglia Catapano è rimasta senza una casa. Antonio, Bruna e la loro figlia di 13 anni ora si appoggiano nella casa di una vicina e della figlia maggiore. Un dramma che sta colpendo una serie di famiglie residenti negli alloggi di edilizia agevolata presenti nei piani di zona.

Una famiglia colpita da uno dei drammi più grandi: la perdita della propria casa. Alla base di questa drammatica situazione la mancanza di un lavoro e uno Stato assente che non tutela i più deboli, che di fronte a situazioni di evidente disagio sociale si volta dall’altra parte e non trova soluzioni. Antonio, Bruna e la loro figlia dal 15 marzo sono costretti ad domicili di fortuna. Ad appoggiare questa famiglia il sindacato ASIA – USB che in una nota commenta: “Nonostante il continuo intervento della magistratura e della Guardia di Finanza sulla truffa dei piani di zona, realizzati su aree comunali con soldi pubblici, continua l’illegalità’ e la prepotenza delle cooperative edilizie e delle imprese costruttrici. Bruna, pur avendo pagato per anni un affitto maggiorato rispetto a quanto previsto dalla legge, è sotto sfratto perché il marito ha perso il lavoro e non riesce più a pagare i canoni richiesti (anche superiori a 900,00 euro mensili). Questo senza tenere conto dell’indirizzo sociale del piano di alloggi costruiti a Borghesiana in regime di edilizia agevolata e che la legge obblighi le cooperative che hanno costruito nei piani di zona ad applicare un canone calmierato per favorire le famiglie in emergenza abitativa. Invece coop. e imprese continuano impunemente a fare i loro comodi, applicando affitti contro la legge e non tenendo conto della destinazione sociale degli immobili. Per questi motivi l’ASIA-USB invita tutti gli abitanti dei P.d.Z. a solidarizzare con Bruna il 9 febbraio e a continuare la battaglia contro la truffa sugli alloggi di edilizia agevolata”.

IMG-20160315-WA0004Parliamo delle case di edilizia agevolata della cooperativa AIC in via Sant’Ilario dello Ionio 15/17 a Rocca Cencia. Case nate per venire incontro alle esigenze delle famiglie meno abbienti che con un canone di affitto agevolato dovrebbero avere garantito un tetto sulla testa. A Rocca Cencia è nato un intero complesso abitativo di questo tipo, case immerse nel nulla, dove i servizi tardano ad arrivare. Sono quelle case che si affacciano sui terreni sequestrati per inquinamento, che costano agli inquilini un canone di affitto che si aggira intorno ai 600 Euro al mese. Bruna e la sua famiglia non hanno più avuto la forza economica per pagare: Antonio, suo marito, ha perso il lavoro e loro vanno avanti come possono. Dopo 9 rinvii, alla fine lo sgombero è arrivato, nonostante la dura resistenza che questa famiglia e il sindaco Asia – Usb ha opposto contro le forze dell’ordine. E’ stata una mattinata drammatica quella del 15 marzo, tra lacrime, momenti di tensione e una sorta di guerra tra fazioni che per ruolo si sono trovate contrapposte, la polizia da una parte e i cittadini dall’altra.

catapanoBruna dopo lo sgombero racconta: “Ora sono ospite di una mia vicina di casa, sono rimasta nella stessa palazzina. Non sono ancora riuscita a riprendere le mie cose perché quella che era la mia casa è stata murata. Sono rimasta davvero sconvolta per quanto accaduto la mattina dello sgombero: 8 camionette per sgomberare una famiglia come la mia. Avevo fatto la proposta all’AIC di pagare 250 Euro mensili e avevo chiesto di lasciarmi qui almeno fino a quando mia figlia avesse finito l’anno scolastico, ma non c’è stato nulla da fare. Non hanno sentito ragioni. Purtroppo anche a questa amica che mi sta ospitando è arrivata la lettera di sfratto, la gente non ha più soldi per pagare. Eppure sgomberano noi e non quelli che proprio in questo complesso hanno occupato. La mia famiglia si è dovuta dividere perché qui non c’entriamo tutti, mio marito si appoggia a casa della mia figlia maggiore e noi due, io e mia figlia, siamo qui. Durante lo sgombero abbiamo fatto una resistenza serrata, io mi sono sentita male e abbiamo dovuto chiamare un’ambulanza. Non c’erano assistenti sociali presenti durante lo sgombero, solo un dottore. Io non ho mai detto di non voler pagare, non mi sono mai approfittata, il fatto è che non ho proprio avuto più i soldi che me lo permettessero. Dovevo scegliere: o dare da mangiare alla mia famiglia o pagare l’affitto. Io ho scelto la prima opzione. Lo Stato è assente e le persone come me sono sole e senza prospettive. E’ una vergogna”.

E nella disperazione queste persone si stringono l’un l’altra, in attesa del prossimo sgombero. Federica Graziani

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