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Rocca Cencia, quel piano di zona abbandonato

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Centinaia di giovani famiglie indebitate per aver creduto nel sogno di acquistare una casa a prezzi calmierati. Vittime di una gigantesca truffa, i cittadini non possono nemmeno godere dei più elementari servizi pubblici. E’ la drammatica situazione del piano di zona C25 – Borghesiana Pantano. 

Se si imbocca via di Rocca Cencia, in direzione via Casilina, si incontrano le case popolari sulla destra, a pochi metri lo stabilimento dell’Ama e più avanti sulla sinistra spuntano loro, le palazzine in cortina del piano di zona C25. Si legge sul sito web del Comune di Roma “Il Piano di Zona C25 Borghesiana Pantano, adottato dal Consiglio comunale con la Delibera n.146 del 17/07/2003 è stato oggetto di varianti ed integrazioni legate principalmente all’adeguamento della viabilità  del piano di zona  alle prescrizioni del Dip VII, espresse  nella Conferenza  dei  Servizi  indetta  per  l’approvazione del Progetto Definitivo delle Opere Pubbliche. Sono state apportate, pertanto, alcune modifiche ai tracciati stradali, finalizzate ad una migliore accessibilità al piano di zona, ai comparti edificatori ed ai casali esistenti , nonché a garantire un migliore ingresso al Piano di zona da parte del servizio di trasporto pubblico che hanno portato all’approvazione da parte del Commissario straordinario della Variante Bis con la Delibera n. 48 del 21 marzo 2010. Il Piano è situato nel settore est della città di Roma, nel territorio del VI Municipio su Via di Rocca Cencia, a nord del tracciato la ferrovia Roma-Giardinetti (ex Pantano) attualmente tratto “Linea C”. Interessa una superficie complessiva di 18,33 ettari e ha una previsione di insediamento di 2.000 abitanti, con una densità territoriale di 109 abitanti per ettaro”.

p_20180702_194433_vhdr_on Il Comune di Roma parla di servizi, di trasporto pubblico, di opere pubbliche. Eppure i cittadini di tutto questo non hanno avuto notizia. Come spesso accade, si sono costruite prima le case e per i servizi, si sa, c’è tempo, arriveranno. Intanto per acquistare una casa in una zona che avrebbe dovuto garantire i servizi, centinaia di residenti si sono indebitati, accendendo mutui che poi si sono trasformati in una vera e propria spada di Damocle.

Dovevano esserci strade, parchi giochi, trasporto pubblico, scuole e addirittura un centro commerciale.

Invece, l’autobus all’interno del piano di zona non passa, il parco giochi non esiste, del centro commerciale si erano mosse le prime pietre ma poi fu tutto bloccato e una scuola sì c’è, quella intitolata alla piccola Elisa Scala che a settembre aprirà le porte con una vista mozzafiato: la presenza di un pulmino andato a fuoco il 28 giugno scorso che l’Amministrazione tarda a rimuovere.

A raccontarci la triste condizione in cui versano centinaia di famiglie è Laura Cozzolino, residente in via Ciminà: “Sono 7 anni che abito qui con mio marito, ho da poco avuto una bambina. Avevamo dei sogni, dei progetti, volevamo cominciare qui il nostro futuro insieme. Invece questa situazione ha portato a fondo non solo la mia famiglia ma anche quella dei miei genitori che hanno deciso di acquistare anche loro su questo piano di zona e ci hanno aiutato per accendere il mutuo”.

A costruire le palazzine in cui risiede Laura fu Remo Cicchetti che diede mandato alla Servizi Prima casa (che ora non esiste più) di vendere gli appartamenti: “Gli allora rappresentanti della Servizi Prima Casa – spiega Laura – Antonio e Sergio Bardari, non versarono le quote di mutuo alla banca e alcune quote parti tramite i bilanci li hanno fatte evadere. Ci siamo ritrovati iscritti tutti al Crif e tante altre dinamiche come l’ascensorista che ci chiedeva i soldi, il signore delle pulizie che non veniva pagato e tante altri casi come questi. Adesso ci sono delle denunce penali in corso perchè i due non hanno versato i nostri corrispettivi. La truffa sta nel fatto che anzichè pagare la nostra casa ad un prezzo, abbiamo dovuto accendere un mutuo per acquistarla più alto di quanto stabilito all’inizio”.

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Gli inquilini ‘truffati’ per salvare la situazione si sono trovati costretti a creare una loro cooperativa, la Diba 2, in sostituzione di quella rappresentata dai Bardari, con tutte le conseguenze del caso: “Ogni condomino si trova sulla propria testa il debito con la banca dell’intero complesso, non solo quello del suo appartamento. Non possiamo prendere finanziamenti, acquistare qualcosa a rate”.

Inoltre le condizioni dell’acquisto nell’ambito dell’edilizia agevolata impongono che le case non possano essere né vendute né affittate per 15 anni: “La nostra volontà è quella di andare via, qui non c’è un futuro per noi, soprattutto perchè in vista della crescita di nostra figlia vogliamo assicurarle un luogo migliore in cui vivere”.

Quando siamo andati a casa di Laura, per la strada erano presenti una serie di discariche e il pulmino bruciato, intestato ad una società romena, che giaceva lì indisturbato. Abbiamo quindi deciso di realizzare una diretta Facebook e, miracolosamente, sono apparsi due uomini, guarda caso di nazionalità romena, che si sono recati dove è il pullman. Inoltre, il terreno dove sarebbe dovuto nascere un centro commerciale ma che fu posto sotto sequestro dalla Polizia di Roma Capitale il 29 aprile 2016 a causa del ritrovamento di liquami di dubbia provenienza e di pneumatici, è stato pulito.

Eppure, Laura vuole rimarcare il fatto che “in tanti anni qui non si è visto nessuno, né i rappresentanti di questa amministrazione né quelli della precedente”. I residenti sono stati completamente abbandonati al loro destino, risucchiati in una causa penale di cui né la Regione Lazio né il Comune di Roma si sono mai interessati, con debiti che sono caduti sulle loro teste ma che non sono stati loro ad accumulare, e soprattutto senza quei servizi che li spinsero ad acquistare in quella zona. “La sera dobbiamo dormire con le finestre chiuse – continua Laura – a causa dei miasmi provenienti da Rocca Cencia”.

Truffati, avvelenati, illusi e abbandonati: i cittadini del piano di zona C25 non hanno mai avuto un segnale positivo in questi anni se non la forza che hanno trovato dentro di loro che li ha spinti a non mollare, a resistere e a non farsi abbattere quando tutto sembrava perduto.

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Sui piani di zona il Movimento 5 Stelle in campagna elettorale aveva fatto molte promesse, aveva puntato il dito, a ragione, contro la gestione delle passate amministrazioni e oggi che sono loro Amministrazione hanno accantonato il problema.

“I problemi invece ci sono eccome, pensate che, addirittura, abbiamo una strada chiusa con dei newjersey che non si capisce di chi sia competenza. Questo impedisce a tutto il quadrante di poter avere una linea di trasporto pubblico all’interno del quartiere”.

Una vera vergogna che però da spettatore ti fa crescere una grande forza interiore: questi cittadini hanno subito tutto, vivono in condizioni di precarietà sociale e economica, eppure hanno il coraggio di lottare. E questo è qualcosa di commovente. Federica Graziani

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