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Rocca Cencia. Inquinamento ambientale, rischio esplosioni e tanti interessi in ballo, ecco il nuovo biodigestore

biodigestoreFocus sul nuovo mostro ambientale in arrivo a Rocca Cencia. Dati e analisi forniti da Michele Corti, docente di Zootecnia di montagna presso l’Università degli Studi di Milano.

I primi innesti sono previsti per il 30 novembre 2015, per entrare in funzione a pieno regime nel 2016. Parliamo del biodigestore in arrivo a Rocca Cencia, ufficializzato da AMA il 16 febbraio scorso. Improvviso e inatteso, come fu per  tritovagliatore ed ecodistretto. Se poi consideriamo che il 4 dicembre scorso, in occasione dell’incontro con i cittadini di Roma Est presso l’aula consiliare del Municipio VI, lo stesso Fortini aveva escluso l’installazione di centri di trattamento termico sul territorio della capitale, il colpo appare ancora più basso e doloroso. La notizia ha rinfocolato gli animi di cittadini e comitati riuniti da novembre per la crociata contro l’ecodistretto. Una definizione superficiale del nuovo biodigestore potrebbe definirlo come un impianto che converte il rifiuto organico in gas, definito in gergo biogas, utilizzato maggiormente per la produzione di energia elettrica. Ma i rischi e le controversie che il nuovo arrivo porta in dote sono molteplici e vanno approfonditi. Da sempre in prima linea contro questo tipo di impianti c’è Michele Corti, docente di Zootecnia di montagna presso l’Università degli Studi di Milano, che on line ha rilasciato diversi file di analisi e valutazione del rischio riguardanti il biodigestore

Inquinamento ed esplosioni

L’installazione di un impianto del genere, in aggiunta al TMB già in funzione e all’ecodistretto che vi sorgerà affianco, potrebbe rivelarsi devastante per il territorio. I biodigestori sono da tempo oggetto di critica in Italia e in Europa per via dei forti miasmi emanati nel processo di lavorazione e la forte incidenza di inquinamento idrico nelle aree circostanti gli impianti: gli odori sono dovuti principalmente alle matrici utilizzate – vegetali, animali, miste – e sono rilasciati sia in fase di pre- fermentazione che di post-fermentazione, mentre, soprattutto in Germania, la lavorazione del digestato ha fatto registrare diversi casi di inquinamento delle acque, con 50 bacini inquinati solamente in Baviera nell’arco di 8 anni. Episodi analoghi si sono verificati anche in Umbria, sempre a ridosso dei centri di produzione del biogas. Le cause principali di questo fenomeno sono da additare solitamente all’insufficiente impermeabilizzazione dei siti dove sorgono gli impianti, alla presenza di crepe nei serbatoi e nelle tubazioni. In questo modo l’acqua degli impianti a pressione può penetrare nel suolo o raggiungere direttamente le acque sotterranee.

Incendi ed esplosioni

Impianti pericolosi non solo a lungo termine, ma che rischiano pure di minare la sicurezza di operatori e cittadini. Negli ultimi anni diversi centri di produzione di biogas sono saliti agli onori della cronaca, purtroppo, per casi di incendio o addirittura implosione. In Italia possiamo annoverare l’impianto di Ca’ Baldacci, a Rimini, che nell’ultimo anno e mezzo ha fatto registrare un incendio e un misterioso “scoppio” cui è seguito il rilascio di fumi irrespirabili – come se Rocca Cencia ne fosse sprovvista – e forti picchi di inquinamento acustico. A Rovigo invece, nell’aprile del 2013, è implosa la centrale di Lendinara quand’era ancora in fase di sperimentazione.  Poi va menzionato l’incidente di Daugendorf, in Germania, dove nel 2007 un biodigestore entrato in funzione da appena tre giorni saltò in aria provocando ingenti danni all’ambiente e alle abitazioni circostanti.

Benefici o interessi?

Come si è detto, il biodigestore è un impianto che converte il rifiuto organico in gas, utilizzato soprattutto per la produzione di energia elettrica. Studi specifici hanno però rivelato come il recupero medio di calore nelle fasi di produzione del biogas sia stimabile intorno al 10%, il resto viene disperso nell’atmosfera. Va sottolineato che il biogas – come le altre forme di energia da biomasse – in questi anni ha mobilitato enormi interessi industriali e finanziari e gode di forti incentivi statali. Nei giorni in cui l’Assessore all’Ambiente Estella Marino parla delle ristrettezze economiche di Ama e della possibilità di intervento di investitori esterni nella realizzazione degli ecodistretti quella economico-utilitaristica potrebbe rappresentare la chiave di lettura più sensata. Un pensiero azzardato forse, ma fra dichiarazioni disattese, annunci inaspettati e smentite di rito, le vicende relative all’ecodistretto  costringono i cittadini di Roma Est ad armarsi di diffidenza e sospetto. Nelle misure più estreme. Matteo Muoio

 

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