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Rocca Cencia, indetta la conferenza dei servizi per l’ampliamento proposto da AMA

eco-Si valuterà l’impatto ambientale dell’impianto mentre sono certificati danni alla salute, all’economia, al patrimonio culturale, paesaggistico e ambientale che ha prodotto e produrrà il distretto, oltre al riaffiorare di personaggi che riportano alla mente gestioni illegali dei rifiuti.

La direzione regionale ambiente e sistemi naturali ha convocato, per il 25 febbraio prossimo, alle ore 10.30, la conferenza dei servizi per valutare l’impatto ambientale del progetto AMA che prevede l’ampliamento del complesso di Rocca Cencia attraverso la “realizzazione della sezione di trattamento della frazione organica dei rifiuti solidi urbani”. Convocati i rappresentanti degli uffici competenti in materia ambientale, archeologica, paesaggistica, epidemiologica oltre che le associazioni del territorio interessato.

Tra queste il Q.R.E. (Quartieri Riuniti in Evoluzione), che ha redatto e diffuso un documento approfondito, scaturito da una ricerca tecnico-ambientale, sociologica e sanitaria in cui si scandagliano gli aspetti negativi del progetto in esame e i danni che esso causerebbe per arrivare alla conferenza con una percezione chiara dell’impatto devastante della proposta AMA: “L’incontro tra un tipo di realtà produttiva, che ha nella dimensione ambientale il primo elemento di caratterizzazione (aziende zootecniche, agrarie, biologiche, fattorie sociali), e le realtà socio- culturali è la risposta efficace a dinamiche di degrado socio-ambientale che distinguono il VI municipio rispetto ad altri territori del Comune di Roma. Nella programmazione delle attività di gestione dei rifiuti, da parte di AMA, non si è tenuto conto di tutto ciò. Nel quadrante est di Roma, al di là del GRA, sono presenti numerose aziende agricole, certificate biologiche, che subiranno un grave danno economico a causa dell’insediamento del nuovo eco-distretto”.

12721920_1332292766911756_1272927109_nI rischi socio-economici si sommano a quelli tristemente noti che riguardano l’incidenza dell’ecodistretto sul tasso di mortalità per tumore: ”Il dipartimento epidemiologico del Servizio Sanitario Regionale pone l’area del VI Municipio al vertice della classifica della mortalità per tumori nel Lazio. [...] In questi progetti e per analogia con altri impianti, si confonde troppo spesso l’inquinamento da idrocarburi “evitato”, con quello da biogas “provocato” e la  forzatura emerge, in tutta evidenza, nel momento in cui si valutano i bilanci energetici netti per la produzione di Energia Elettrica/Termica/Biogas. La constatazione che il risparmio di energia fossile e di emissioni climalteranti è marginale, se non nullo, mette in discussione i presupposti della utilità di tali impianti”.

ama-rocca-cenciaNelle pagine dell’elaborato tecnico si leggono anche situazioni di illegalità che interessano l’iter burocratico del complesso di Rocca Cencia, sia quello passato, visto che lo stabile è sorto abusivamente su un’area di interesse archeologico, che quello attualmente in corso: “Nella documentazione  a corredo del  progetto in esame, acquisita tramite il sito della Regione Lazio,  non vi è la disponibilità del documento tecnico elaborato per il SIA (Studio di Impatto Ambientale) né di  studi anemometrici  riguardanti il territorio, né altro materiale che si ritiene indispensabile per una corretta valutazione. La scelta dell’ubicazione dell’impianto si pone in contrasto con le prescrizioni di cui all’art. 177, coma 4,D.Lgs 152/2006 che stabilisce, tra l’altro, che i rifiuti devono essere gestiti senza danneggiare il paesaggio e siti di particolare interesse, tutelati in base alla normativa vigente. Tale localizzazione, inoltre, non tenendo affatto conto delle disposizioni in materia di tutela individuate sia dal PTPR che dal PTPG, viola anche le disposizioni di sostegno del settore agricolo, che le sottendono, ed è totalmente incompatibile con le stesse. La realizzazione di un simile impianto costituirebbe violazione alla direttiva 2008/98/CE del Parlamento Europeo e del Consiglio, del 19 novembre 2008, che stabilisce un quadro giuridico per il trattamento dei rifiuti all’interno della Comunità Europea e che mira a proteggere l’ambiente e la salute umana attraverso la prevenzione degli effetti nefasti della produzione e della gestione dei rifiuti. La realizzazione del progetto presentato risulta contraria al principio dello Sviluppo Sostenibile così come enunciato nell’art.3 quater del D. Lgs. 152/2006”.

Il 25 febbraio si discuterà, dunque, l’ampliamento di un complesso di trattamento dei rifiuti che andrebbe invece demolito perché possibile causa di malattie tumorali a chi ci vive vicino, perché è abusivo, perché non è sicuro per chi ci lavora, non è sostenibile né a livello economico né urbano e interesserebbe un’area che, potenzialmente, ha una capacità di crescita esponenziale e una cittadinanza attiva che si organizza per concretizzarla, ma si vede letteralmente soffocata da questi progetti che fanno terra bruciata intorno.

A preoccupare la popolazione e gli ambienti delle associazioni che combattono contro l’ampliamento e la stessa esistenza dell’impianto di Rocca Cencia, è la nomina di Vito Consoli alla Direzione Regionale per i Rifiuti. Inquietudine giustificata se si pensa che Consoli fu parte di quella Giunta Zingaretti investita dagli scandali proprio sulla gestione dei rifiuti. Consoli fu già nominato con DGR 93 del 2013 a capo dell’ Agenzia Regionale Parchi da Luca Fegatelli arrestato nel gennaio 2014 per associazione a delinquere finalizzata al traffico illecito di rifiuti e truffa, nell’ambito dell’inchiesta che travolse anche il patron della discarica di Malagrotta, Manlio Cerroni.

In un’intercettazione telefonica del 2010 si sente Manlio Cerroni comunicare a Michele Civita (all’epoca assessore provinciale ai rifiuti, non fu ascritto al registro degli indagati) la sua preoccupazione rispetto alla scoperta, da parte dei Carabinieri, dell’assenza di requisiti tecnici e autorizzazioni scadute da 10 anni del centro rifiuti di Rocca Cencia. Insieme a Cerroni e Fegatelli venne arrestato anche Raniero De Filippis, ai tempi della Polverini direttore per le Politiche sociali, nominato Capo delle Infrastrutture nella stessa giunta, nonostante la Corte dei conti impose al dirigente di risarcire la Regione per un danno erariale di 750mila euro. De Filippis, per sette anni dirigente regionale e contemporaneamente commissario liquidatore della comunità montana Gronde dei Monti Ausoni, nel 2005, invece di procedere alla liquidazione, avrebbe assunto a tempo indeterminato ben 25 persone. Recita la sentenza del 19/03/2012: “Secondo la procura, il comportamento del De Filippis ha recato un danno con efficacia permanente (4,9 milioni, ndr.), avendo con modalità clientelari – probabilmente legate ad altre responsabilità rimaste nell’ombra – proceduto all’assunzione di personale evidentemente non necessario per poi ricollocarlo in altro settore della Regione Lazio”.

L’ ”altro settore” ove ricollocare parenti e amici di amici assunti era, spesso, proprio quello dei parchi. In un’inchiesta de L’Espresso condotta proprio nel 2013 quando ancora non erano scattati gli arresti né state emesse sentenze, si fa riferimento ad alcune nomine che risultano assurde alla luce delle indagini che già allora erano sfociate nello scandalo, tra cui Luca Fegatelli, passato dall’incarico fino al 2010 di capo della direzione regionale Energia e rifiuti, a capo del dipartimento del Territorio. Zingaretti rispose che Fegatelli non era interessato dalle indagini e il nuovo incarico che gli assegnò determinò addirittura un sensibile incremento dello stipendio, che fu accordato a diversi dirigenti non proprio virtuosi.

É da precisare che né all’epoca né ora l’attuale direttore regionale risulta indagato. Il primo atto da quando è stato nominato è stato, però, sbloccare la conferenza dei servizi per l’ampliamento di Rocca Cencia e questo ha allertato sia le associazioni sia alcuni funzionari dell’amministrazione regionale. Il QRE chiede la partecipazione in massa alla conferenza, che si profila passaggio fondamentale per il destino di tutti i residenti nella zona. “Saremo presenti in aula in doppia veste – spiega Katia Ziantoni, membro del QRE -  sia come QRE che come comitato di tutela, ma la presenza dei cittadini fuori è fondamentale. Lavoreremo in questi giorni per organizzare un presidio e manifestare il dissenso dei cittadini verso un progetto che decide del destino di interi quartieri. Il comitato ha presentato richiesta di accesso agli atti per visionare le contro deduzioni dell’AMA alle osservazioni presentate dai comitati a giugno del 2015. La richiesta è stata accolta, ci attiveremo nei prossimi giorni presso gli uffici della Regione Lazio. Stiamo anche pensando a un presidio di impatto prevedendo, se gli spazi lo consentono, un flash mob. Alcuni pensano che noi non lo vogliamo sotto casa, noi non lo vogliamo e basta perché c’è un altro modo di gestire i rifiuti in modo sostenibile”. Marco Severa

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