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Rocca Cencia. Anche i dipendenti Ama contro il progetto ecodistretto

ama-rocca-cenciaSono i responsabili di AGOA (Agenzia Giornalistica Operatori Ama) a denunciare le condizioni critiche in cui versa la municipalizzata: differenziata inquinata, spese folli per lo smaltimento dei rifiuti e un progetto, quello dell’ecodistretto, inattuabile e pericoloso.

Una nuova voce contro i piani di Ama per Rocca Cencia, un’altra forza in supporto ai cittadini e alle associazioni del territorio che da mesi si battono per l’abbandono del progetto ecodistretto: le critiche arrivano pure dall’interno, dai dipendenti stessi, costretti a lavorare in condizioni inaccettabili per via delle difficoltà in cui versa la municipalizzata, ben più grosse di quanto non si voglia far credere. Sono i responsabili di AGOA (Agenzia Giornalistica Operatori Ama) a fornirci un quadro dettagliato di queste problematiche.

Innanzitutto uno stabilimento, quello in via di Rocca Cencia 313, che non può assolutamente essere ampliato e potenziato, dal momento che già lavora in condizioni non a norma: nel TMB in funzione si riesce a trattare solamente un terzo del materiale che arriva quotidianamente, il rimanente viene unicamente tritovagliato e poi portato a smaltire in impianti del nord, spesso legati a cooperative di gestione che orbitano intorno al PD, per cui la differenziata inquinata che arriva dalla capitale rappresenta un vero business. Qualcosa di simile, in un contesto diverso, a quanto visto a Roma con lo scandalo “Mafia Capitale”.

Una spesa complessiva da 180 milioni di euro l’anno, 80 circa per il trattamento/incenerimento e 100 per il trasporto, cifra che dovrebbe essere parzialmente coperta da governo e Regione. Sistema che inoltre crea un’ulteriore problema, quello legato alla viabilità: il traffico di tir necessario a reggere il ritmo dei trasporti risulta ampiamente oltre i parametri consentiti. Poi un focus su ecodistretto e biodigestore.

Gli operatori, come già detto, non ritengono possibile l’ampliamento e il potenziamento del sito di Rocca Cencia, che arriverebbe al collasso; inoltre mancano i soldi e lo spazio per realizzare un’opera del genere, l’apertura all’investimento di privati tramite bando risulterebbe comunque insufficiente per sostenere le spese. Il contenzioso con Colari ha messo Ama in ginocchio, il Comune dovrà versare a Cerroni 80 milioni di euro. Il trito vagliatore, fatto arrivare a luglio dalla Germania, doveva servire per ovviare alle difficoltà di smaltimento sorte con la dismissione degli impianti di proprietà di Cerroni, ma è stato impiegato solamente a luglio e per una settimana a febbraio, su sollecitazione dei dipendenti. E costa circa 1.500 euro al giorno, pure se è fermo.

Impossibile, secondo AGOA, anche l’installazione del biodigestore, sia per motivi di spazio e sicurezza sia perché andrebbe a trattare il materiale su cui oggi lucrano le cooperative del nord di cui abbiamo parlato. AGOA ha segnalato l’alternativa al complesso ecodistretto – biodigestore, quella delle M.I.E., le micro isole ecologiche tanto in voga in altri paesi europei: il sistema in questione localizza la gestione del rifiuto in aree, presupponendo una raccolta differenziata pulita, permette una reale valorizzazione delle materie seconde e offre grossi risparmi sulla raccolta meccanizzata, oltre a posti di lavoro più redditizi ed ecosostenibili. Il dialogo però fra dirigenza e operatori risulta impossibile: AGOA parla di una municipalizzata corrotta dalla cintola in su, con dirigenti insensibili sia alle richieste dei cittadini che a quelle dei propri dipendenti.  Matteo Muoio

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