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Residenza Castelverde: l’inferno dello spreco

IMG-20160922-WA0020Dal piano strada di via Bolognano, la villa declina fino al Fosso dell’Osa seguendo la struttura a gironi che fu dell’inferno dantesco. Tra i cerchi: abbandono, degrado, spreco di una risorsa pubblica, corse all’assegnazione dei locali.

L’estensione di Residenza Castelverde (RC) è visibile nella sua totalità già dal piazzale di ingresso. Guardando verso Villaggio Prenestino, si consideri che tutta la parte sinistra di questa immensa struttura è ora proprietà del Comune e in completo abbandono. Con il sequestro avvenuto il 3/06/13, dopo anni di sigilli apposti e violati e ricorsi fatti e respinti, si è posto un veto definitivo sull’irregolarità della villa costruita su 10mila metri quadri di terreno soggetto a vincolo paesaggistico. Una risorsa immensa per le associazioni del territorio che dovrebbero avere la possibilità di partecipare a regolari bandi di assegnazione, intenzione, questa, che è anche dei proprietari Stefania Palazzo e Luciano Sconci che, dopo aver fatto ricorso al TAR sostenendo che le particelle sequestrate siano errate, intendono partecipare a un regolare bando per vedersi assegnati gli spazi.

Ultimo girone: traditori dei benefattori

Il viaggio nell’inferno dantesco dello spreco inizia dall’ultimo cerchio, nell’ultimo piazzale infondo, dove invece che Lucifero troviamo una statua del Cristo con tanto di intestazione “Residenza Castelverde” e le mani nell’ambigua posizione di chi potrebbe sia accogliere che respingere. In questi cerchi iniziali, proprio vicino al Diavolo, Dante aveva piazzato i “traditori dei benefattori”, categoria che ha sempre fatto discutere. Per benefattore si deve intendere colui che fa del bene alla comunità o al più ampio numero di persone, se tale bene è rivolto per interesse al singolo individuo o a un gruppo ristretto di beneficiari allora il benefattore concede dei privilegi e non fa del bene e la virtù diventa colpa. Forse è proprio per questo che il Cristo statuario di RC non si risolve ancora a determinare la natura del suo gesto.

IMG-20160922-WA0044Penultimo girone: contro Dio, il prossimo, se stessi e le cose di essi

Il penultimo girone ha una pregnanza sconcertante con il girone di RC. Salendo di un tornante ci si imbatte in due enormi sale ricevimenti vuote e abbandonate che danno su una piscina sottesa a un incantevole ponticello in pietra. Lampadari infranti al suolo, finestre rotte e drappeggi in balia degli spifferi fanno da sfondo a un solitario pianoforte a mezza coda che come l’orchestra del Titanic, sembra aver suonato fino all’ultimo atto del naufragio. In effetti questa parte comunale della villa sembra un grande relitto adagiato sul fondo del Fosso dell’Osa. Spazi enormi di cui la natura si sta riappropriando e che comporteranno una spesa pubblica tanto più rimarranno in questo stato. Contro la cosa pubblica, dunque, e contro se stessi, perché chi amministra dovrebbe considerarsi un cittadino prima di tutto. Un paio di curve e ci si imbatte in una chiesa che pare essere stata abbandonata nel pieno di una funzione: abiti talari, calici, vinsanto e ostie stipate nella piccola sacrestia; un altro Cristo aggrappato alla sua croce con la forza della disperazione. Contro Dio e le sue cose.

Antinferno: gli ignavi

Risalendo i tornanti della villa attraverso le sterpaglie e il degrado più assoluto, pare davvero di vedere perfettamente collocati tutti i ladri, i seminatori di discordia, gli avari, gli ipocriti, i consiglieri fraudolenti (!), gli adulatori. Completata la spirale verso l’alto si arriva a quello che potremmo definire l’antinferno. Qui incontriamo il nostro Cerbero: Alberto De Giuli, nominato con determina dirigenziale del municipio, custode delle zone poste sotto sequestro. Essendo anche presidente dell’associazione Noi di Castelverde ha sfruttato il suo accesso ai locali per dare un posto a molte persone over 60 e infatti le due sale “Magnolia” sono popolate da teste canute che giocano a carte. De Giuli ci spiega che la passata amministrazione municipale (con la presidenza di Scipioni) aveva assicurato l’assegnazione di quegli spazi (esclusivamente le due sale Magnolia) al centro anziani di Castelverde che attualmente non ha sede: “Per qualche tempo ci siamo riuniti nella sala civica di Castelverde ma la convivenza con le altre associazioni non era gestibile”. Quando il 22 giugno dello scorso anno in un’assemblea pubblica Scipioni rinnovò l’intenzione di assegnare gli spazi al centro anziani, molte erano state le lamentele e i riferimenti a un atto dovuto dopo che proprio il centro anziani aveva accolto, nel 2013, le attività di tesseramento del partito dell’ex presidente, cosa assolutamente vietata in un’aula civica. “Noi abbiamo solo chiesto di sfruttare uno spazio in disuso su cui già sono stati stanziati 400mila € per dare un posto a oltre 300 iscritti che non sanno dove riunirsi, abbiamo avuto l’ok dal Direttore Taccioli e dal tecnico del municipio Berardi, la cosa sembrava fatta ma con l’elezione di Romanella siamo da capo a dodici. Noi ci impegneremo a ottenere regolarmente i locali anche se c’è la concorrenza perfino dei Carabinieri di San Vittorino che vogliono fare qui la caserma” (sic).

IMG-20160922-WA0061La proprietà commenta: “Vengono tutti i pomeriggi, entrano dentro con le macchine ma non hanno un’autorizzazione per questo. La corrente la paghiamo noi. Non c’è un’altra entrata per accedere ai locali. In virtù di una determina dirigenziale che affida la custodia a una persona, noi siamo costretti a aprire il nostro ingresso principale a decine e decine di persone che non hanno diritto di stare lì”. Nell’antinferno vennero piazzati gli ignavi: coloro che non presero mai una decisione e non si schierarono mai salendo sul carro dei vincitori per abbeverarsi di soppiatto, senza fare mai né del bene né del male. Forse è la macchina burocratico – clientelare che fa diventare molti cittadini degli ignavi, costretti, come quelli di Dante, a inseguire per l’eternità una banderuola che li porterà a spasso tra sofferenze e privazioni, rendendoli indegni sia delle pene dell’inferno, che delle gioie del paradiso.

Gli anziani che frequentano la villa non sono ignavi, ma si sono dovuti  accodare a una bandiera per ottenere ciò che vogliono (e a cui hanno diritto) e questo può determinare la differenza tra fare del bene e concedere un privilegio. Non c’è dubbio che queste persone abbiano bisogno di un posto e non c’è dubbio che quello che stanno “occupando” è una minima parte di quello disponibile in questo inferno, come è vero che l’area che hanno preso è l’unica in ordine e ben curata.

Invitiamo le istituzioni a indire dei regolari bandi per l’assegnazione dei locali disponibili, facendo attenzione a coinvolgere le realtà storiche, ma anche quelle nascenti, quelle dei giovani che una storia la vogliono costruire. Le invitiamo anche a informare la cittadinanza, ad essere benefattori per tutti e non ridurre tutto a un inferno di spreco nel purgatorio dell’estrema periferia.

Marco Severa

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