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La redazione


Federica Graziani, Direttore Responsabile 

info@fieradellest.it - federica.graziani@yahoo.it

30629511_10216480264261391_3214970766451178052_nSono il Direttore Responsabile de La Fiera dell’Est dal febbraio 2009. Ho 40 anni e sono romana. In questi 10 anni ho cercato di lottare accanto a coloro che considero il mio popolo: i cittadini della periferia romana.  Ho visto questo giornale crescere. C’ero alla sua nascita e spero di poterci essere per molto tempo ancora. La Fiera dell’Est, sotto la mia direzione, ha acquisito la sua identità: un giornale militante. Con il termine militante intendo dire che questa testata è uno strumento di lotta, con un unico obiettivo: dare voce a chi non ce l’ha, diventare un pungolo per le istituzioni. Una scelta che ci ha portato molti nemici, che io considero avversari, critiche e una pressione non indifferente. Come Direttore mi sono messa da subito in prima linea, in molti hanno visto nella mia figura una sorta di nemico da abbattere. Altri hanno reclamato da me risposte, impegno e dedizione. In 7 anni posso dire che questo giornale è riuscito ad acquisire una sua personalità, che lo rende unico, nel bene e nel male. Per La Fiera dell’Est, oltre a ricoprire il difficile ruolo di Direttore, mi occupo delle pagine di politica. Adoro lavorare per la periferia, che considero il motore pulsante di ogni società. Provo una passione smodata per i cosiddetti ‘ultimi’ e per le persone che ogni giorno lottano in difesa del bene comune. Come me.


Alessio Carta, grafico editoriale e Referente Portale web - info@fieradellest.italessio.carta@yahoo.it

Alessio Carta, grafico editorialeCon un pizzico di orgoglio, posso dire di essere l’ideatore del periodico La Fiera dell’Est. Ho 42 anni e sono il grafico editoriale di questa testata. Nel 2008 ho deciso di realizzare un sogno che da tempo tenevo chiuso nel cassetto: fare un giornale tutto mio, che si occupasse del territorio in cui sono cresciuto. Dall’età di 3 anni, infatti, ho vissuto nel quartiere di Castelverde. Sono sempre stato attratto dalle piccole comunità e dalle eccellenze che zone disagiate riescono a tirare fuori. Volevo che questo territorio avesse la sua voce. Ci avevo già provato anni prima con un giornale che si chiamava ‘La Deriva’. Ebbe vita breve e in me lasciò un po’ di amaro in bocca: un’opera incompiuta. Grazie al sostegno di un gruppo di ragazzi che reclutai nel giornale in cui lavoravo, sono riuscito a realizzare il mio sogno: una testata indipendente, che si occupa di informazione locale. E’ stata lunga e difficile la strada per arrivare al successo, tanta ancora ce n’è da fare, ma questo giornale rappresenta oggi una sfida che credo di aver vinto. Vedo il mio territorio con occhi diversi, è stato una sorta di percorso interiore: la periferia è qualcosa in cui vale la pena investire, noto però che non si lotta abbastanza affinché questo avvenga. La Fiera, per molti, rappresenta l’inizio di un cambio di mentalità. Con me ha funzionato… 



Marco Severa, Cronista e Redattore  Municipio VI e Cultura -
 severamarco25@gmail.com

Marco SeveraNella vita faccio il musicista ma ho sempre amato leggere, scrivere, guardarmi intorno e fare domande. Sono nato a Lunghezza quando non c’era niente. Crescevo proporzionalmente ai metri cubi di cemento intorno a me e il niente cambiava, si faceva più ingombrante, mangiandosi le vite delle persone, di tanti ragazzi. Insieme ad altri amici di zona ho fondato e gestito il centro sociale El Pueblo, in attività fino al 2007 a Castelverde, per cercare di non essere mangiati pure noi e di portarci dietro quanta più gente possibile attraverso la cultura e la partecipazione alla vita sociale di un quartiere. Ha funzionato e siamo stati cacciati. Indignato, ho lasciato la periferia e mi sono trasferito all’estero per un lungo periodo, lavorando sempre come musicista. Tornato in Italia, ho avuto un figlio e conseguito la Laurea in Flauto traverso Jazz al Conservatorio di Ferrara risultando il primo laureato a livello nazionale in questa disciplina. Continuo a svolgere l’attività di musicista su tutto il territorio nazionale. Scrivo perché infondo è una forma diversa di fare quello che faccio suonando: trasmettere un messaggio nella maniera più chiara, più vera e più bella possibile.


Flavio Quintilli, Redattore Municipio VI – f.quintilli@live.com 

32512105_10216762971688900_8664343148056543232_nRomano, nato e cresciuto a Tor Bella Monaca. Adoro la musica, le arti e la Storia, soprattutto quella di Roma. Dopo la laurea in Lettere e la magistrale in Informazione e Sistemi Editoriali a Tor Vergata è iniziata l’era dei tirocini infiniti. L’obiettivo di diventare un giornalista si è scontrato con alcuni piccoli quotidiani locali, figli di operazioni politiche a cui non ho voluto sottostare. Poi finalmente incontro la Fiera dell’Est, libero e davvero indipendente. Quotidiano locale piccolo per redazione, ma grande per il lavoro svolto in oltre 10 anni di vita. Vivo di scrittura, insegnamento e musica: attualmente suono il basso in gruppi tributo a Ligabue, Elisa, Vasco Rossi e Grignani.


Giulia Sfregola, Redattrice Municipio VI - giulia.sfregola@gmail.com

giuliaDi formazione umanistica e dal carattere espansivo, il percorso giornalistico è stata quasi una conseguenza naturale. E quale occasione migliore de La Fiera dell’Est, giornale attento alla voce del prossimo, per concretizzare la mia propensione all’ interrelazione? Grazie alla collaborazione con questa testata, che ho sentito particolarmente vicina fin da subito, in quanto voce nel bene e nel male del VI Municipio in cui sono nata e cresciuta, sto vivendo molte esperienze e sto conoscendo diversi tipi di persone, e, in quanto animale sociale, non posso che sguazzarci dentro. Oltre che una chiacchierona, sono un’aspirante insegnante e un’appassionata viaggiatrice: appena posso prendo il volo!


Sebastiano Palamara, Redattore Roma Capitale, Cultura – sebastianopalamara1@gmail.com

32703953_10216779462741166_7967583849305604096_nClasse‘86, collaboro con La Fiera dell’Est dal 2016. Vengo da una famiglia di anarchici che hanno combattuto la ‘ndrangheta. Dopo essere stati feriti e uccisi (mio zio Tore, assassinato nel ’76), mio padre e i miei zii hanno subito la persecuzione dello Stato con decine di inchieste e arresti. L’appartenenza a queste vicende ha avuto un ruolo importante nella mia formazione e, unita a una certa vivacità e a un carattere ribelle, mi ha scosso dal torpore catodico-consumista degli anni in cui sono cresciuto. Sono insofferente alle regole e polemico. Non sopporto chi sta al potere per mantenere i propri privilegi ed esprime la superiorità sprezzante e boriosa dei vincitori. Mi sono sempre sentito vicino a chi ha tentato di sottrarsi al destino di vittima sacrificale assegnatogli dalla Storia, rifiutando il ruolo di ingranaggio obbediente in un sistema che ci vuole docili e succubi, e a chi non basa il suo comportamento sul rispetto ipocrita della legge, coltivando piuttosto coscienza critica e autocritica. Avrei voluto far parte della banda Bonnot, ma ho sbagliato secolo. La filosofia mi ha insegnato che in ogni nostra azione sono presenti forze e motivazioni che restano sconosciute o rimosse e che determinano comunque le nostre condotte affettive, intellettuali e sociali; il tempo della scrittura, però, aiuta a farle riemergere. La mia idea di giornalismo è tutta in questa frase di Pasolini:”Ciò che conta è la sincerità e la necessità di ciò che si deve dire. Non bisogna tradirla in nessun modo, e tanto meno tacendo diplomaticamente, per partito preso”.

 

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