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Raggi non molla Marra: “Con lui, altrimenti tutti a casa”

marraBeppe Grillo frena la ‘rivolta’ di molti parlamentari contro il fedelissimo della sindaca.

 Quattro mesi in Campidoglio per Virginia Raggi e la sua giunta. Nei precedenti numeri La Fiera dell’Est ha ricostruito il faticoso avvio dell’amministrazione a 5 stelle: le difficoltà incontrate nel formare la squadra di governo, tra ritardi, dimissioni a catena e nomine di dubbia paternità (come quella dell’assessore ‘lampo’ De Dominicis, contattato dal ‘solito’ Sammarco, già legale di Previti, Berlusconi e Dell’Utri e ‘padrino’ professionale di Raggi), le lacune sulla trasparenza nel caso Muraro, l’ostinazione con cui la sindaca ha difeso e continua a difendere Raffaele Marra, e i nodi ancora irrisolti – oggi più che mai – tra le differenti anime del M5s.

Le ‘anime’ in lotta del M5S. La stessa candidatura di Virginia Raggi ha rappresentato, in un certo senso, il prevalere dell’ala “destra” del Movimento, ed è stata fortemente osteggiata da quell’area del M5S più sensibile alle istanze sociali, oltre che ai principi ‘originari’ del Movimento. Si tratta dell’area che a Roma è riconducibile prevalentemente a Paola Taverna e Roberta Lombardi. Tuttavia, stando alla decantata natura post-ideologica del Movimento, questa potrebbe apparire come una forzatura; di fatto, il Movimento, nato solo nel 2008, oltre ad esprimere oggi la guida della prima e della quarta città del paese per abitanti (Roma con la Raggi e Torino con Chiara Appendino), conta già tra le sue fila un piccolo esercito di amministratori locali, ed è ormai un contenitore enorme. Di conseguenza, tra i suoi eletti all’ultima tornata di amministrative (per non parlare dei votanti), si trova rappresentata una vasta gamma politica (oltre che umana), che va, pressappoco, dall’ex poliziotto tutto ‘ordine e legalità’, per il quale migliorare la città significa semplicemente cacciare dalla strada piccoli venditori ‘abusivi’, alla sindacalista cresciuta nelle occupazioni della sinistra radicale. Il rifiuto del M5s di collocarsi a ‘destra’ o a ‘sinistra’ nello scacchiere politico tradizionale, ha pagato sicuramente tanto dal punto di vista elettorale, ma questa eterogeneità ‘di fatto’ rischia, alla lunga, di far esprimere al Movimento una sorta di ‘schizofrenia’ politica, a seconda dell’orientamento personale di chi è stato eletto per una determinata carica. Nel M5s non mancano gli apologeti di un‘civismo’ che si vorrebbe totalmente sganciato dalle tradizioni politiche degli ultimi duecento anni, ma non per questo ètramontata la differenza tra chi – nei fatti – è vicino alle classi sociali più colpite dalla gestione – saccheggio della città (e da un modello economico e politico già di suo iniquo), e chi invece pensa che si possa “cambiare tutto” mano nella mano con alcuni degli ‘uomini di sistema’ che attraversano le varie stagioni politiche sempre saldamente in sella. E questi nodi, in seno al Movimento 5 Stelle, andranno prima o poi sciolti. Il riferimento, niente affatto velato, è soprattutto a Raffaele Marra e all’ostinazione con cui la sindaca lo sta difendendo.  Oggi, a contestare maggiormentela posizione di potere crescente del “Don Raffaè” degli anni di Alemanno, è proprio quell’ala di Movimento che, con un po’ di ingenuo romanticismo, potremmo definire più “di sinistra”. Marra è considerato dai numerosi detrattori interni il vero reggente del Campidoglio; Carla Raineri, primo capo di Gabinetto di Virginia Raggi, lo definì “un mediocre che gestisce il Campidoglio forte della protezione di Raggi”.Proprio a seguito di un esposto presentato dall’ex magistrato milanese Raineri dopo la sua uscita dalla giunta, la Procura di Roma aveva aperto un’indagine sulle nomine di Virginia Raggi, in merito ai super stipendi di alcuni collaboratori.

Il ‘sindaco ombra’.L’intervista rilasciata da Marra il 6 novembre a Il Fatto Quotidiano, ha fatto (ulteriormente) ribollire di rabbia molti parlamentari, dopo le tensioni degli ultimi mesi. Nel corso di quest’intervista, Marra ha respinto tutte le accuse che gli vengono mosse, ribadendo la sua natura di ‘tecnico’ che ha agito nel rispetto delle regole – non ritenendosi quindi responsabile di scelte magari “immorali, ma non illegali”- e ha lamentato d’essere bersaglio di attacchi interni al Movimento, in particolare dell’ex mini-direttorio. “Colpiscono me per colpire il M5S”: è questa la sintesi delle dichiarazioni dell’attuale capo del Personale capitolino. Nel corso dell’intervista, Marra ha poi raccontato di aver chiesto a un prelato di sua conoscenza di poter essere messo in contatto con Gianni Alemanno, allora Ministro dell’Agricoltura (ministero nel quale Marra, nello stesso periodo, vinse un concorso). La surreale spiegazione data da Marra sulla necessità impellente di questo contatto con Alemanno, permette di capire chi, nel M5S, ‘inorridisce’ davanti alla sua attuale importanza in giunta: ‘Don Raffaè’ necessitava, parole sue, di una raccomandazione per entrare nei servizi segreti. Perché Marra volesse questa raccomandazione, e perché proprio da Alemanno, rimane un mistero, così come il motivo per cui Alemanno avrebbe dovuto accontentarlo, dal momento che i due – stando alle dichiarazioni di ‘Don Raffaè’ – ancora non si conoscevano. Prelati, raccomandazioni, 007: è difficile immaginare RaffaeleMarra a un “Vaffanculo day”. Virginia Raggi continua a difendere il suo collaboratore da tutto e da tutti, a partire da Beppe Grillo, che ne chiede la testa almeno dalla metà di agosto. Ma la sindaca è arrivata addirittura a mettere in discussione la prosecuzione della sua amministrazione, qualora Marra venisse ‘toccato’.

La Raggi è, in questa fase, consapevole di poter alzare parecchio la posta in gioco: un fallimento dell’esperienza romana dopo pochi mesi sarebbe un K.O. devastante per il M5S, perciò anche Grillo, al momento, può fare ben poco.Nei giorni scorsi, come se non bastasse, la nomina di Renato Marra – fratello di Raffaele – a capo del settore turismo del Comune, ha buttato altra benzina sul fuoco: Roberta Lombardi – che non aspettava altro – su Il Messaggero ha parlato di “nomina inopportuna e arrogante”. Lo stesso comico genovese ha faticato non poco a placare la rabbia di numerosi parlamentari (non solo romani) del Movimento, che in una serie di conversazioni telefoniche, gli hanno ripetuto pressappoco: “Beppe, ora devi intervenire tu”.Ma la Raggi, come s’è detto, è blindata, almeno fino a gennaio, e Grillo l’ha fatto presente con chiarezza. Basta polemiche, il 4 dicembre c’è il referendum costituzionale, il M5s non può permettersi il lusso di mostrarsi diviso proprio ora che la partita referendaria è in corso e sembra ancora aperta (tanto che il governo sembra aprire all’ipotesi di un rinvio, qualora la vittoria del ‘No’ apparisse come realmente probabile). Poi, si vedrà.Dopo l’intervista di Marra a Il Fatto, Paola Taverna si è limitata a dire: “Il dottor Marra si commenta da solo”. Nel frattempo, nonostante le nuove inchieste giornalistiche del settimanale l’Espresso, è superfluo dire che il ‘valzer’ di fine ottobre dei dirigenti del Campidoglio non ha riguardato l’ex capitano della Guardia di Finanza e attuale Capo del Dipartimento Risorse umane del Campidoglio (24mila dipendenti più 20mila e oltre delle Partecipate).Dopo gli anni con Alemanno,quando era a capo del Dipartimento Politiche Abitative, Marra passò in Regione con la Polverini, non prima di strappare, nel 2010, un contratto Rai (quando il direttore generale era l’ultra-berlusconiano Mauro Masi), come ‘consulente in materia economica e finanziaria per la realizzazione di un progetto connesso alle tematiche aziendali finalizzato alla implementazione del Piano industriale 2010-2012’. Si dirà che l’aver ricoperto in passato cariche pubbliche e istituzionali non è sinonimo di pregressa disonestà, e su questo non ci piove.

Le inchieste giornalistiche. Le inchieste di Emiliano Fittipaldi sull’Espresso, però, hanno rivelato elementi critici che vanno oltre la passata vicinanza alla destra romana e laziale, un gruppo di potere che una volta al comando si è dimostratoinequivocabilmente tanto inetto quanto ‘vorace’ (è sufficiente ricordare le varie parentopoli). L’Espresso ha scoperto, infatti, che Marra nel 2009 ha sottoscritto, nell’esercizio della sua funzione di Capo dipartimento del Comune, contratti milionari con il costruttore Fabrizio Amore, oggi indagato per Mafia Capitale e imputato per associazione a delinquere e turbativa d’asta in un altro procedimento. L’affare clamoroso che Marra permise a Fabrizio Amore è consistito nel sottoscrivere l’affitto al Comune, da parte del costruttore, di 96 appartamenti in via di Fioranellodestinati a un centinaio di sfollati; il Comune pagava però al costruttore canoni al di fuori di ogni logica di mercato, canoni idonei a grandi appartamenti nel centro storico della Capitale, e non a una periferia fuori dal Grande Raccordo Anulare, come di fatto si trattava: grazie a questo regalo enorme, il costruttore ha potuto guadagnare in pochi anni quasi 18 milioni di euro.Un altro grande ‘assist’, da capo del Dipartimento Politiche Abitative, Marra l’ha servito, ironia della sorte, all’immobiliare ‘Ten’, di proprietà del capitano della Roma Francesco Totti. C’è infatti la firma di Raffaele Marra sul contratto con cui il Comune, nel 2008, prendeva in affitto dalla società del giocatore romanista 56 appartamenti a Tor Tre Teste (in alcuni casi vere e proprie stamberghe), a un canone mensile con il quale si sarebbero agilmente affittati dei trilocali a Campo de’ Fiori: più di 2300 euro al mese. A seguito diuna rapida verifica possiamo sostenere che ‘il Capitano’ non pativa di indigenza anche prima di concludere quest’affare: nonostante questo riuscì, grazie a Marra, a guadagnare circa 5 milioni di euro in nemmeno 6 anni. “Raffaele è contro i poteri forti”, continua a ripetere la Raggi, denotando però – quantomeno -scarsa originalità. Innanzitutto, sarebbe interessante capire contro ‘quali’ poteri forti, dal momento che diversi elementi delle inchieste appena citate indicano chiaramente una reciproca benevolenza tra il collaboratore più importante del ‘Raggio magico’ e personaggi che incarnano sfacciatamente quei poteri forti non meglio identificati (dalla Raggi), o ai quali questi personaggi sono quantomeno ‘limitrofi’. Nei precedenti numeri de La Fiera dell’Est abbiamo già parlato di Sergio Scarpellini, detto il Supremo, classe 37’, professione palazzinaro, e dello sconto di mezzo milione di euro che questi, nel 2010, ha fatto a Marra sull’acquisto di un attico di lusso all’Acqua Acetosa. Strano slancio di generosità, per il ‘Supremo’, uno che Di Battista da sempre definisce ‘l’immobiliarista della Casta’.In passato, però, Scarpellini non è stato altrettanto magnanimo: è stato, infatti, a lungo in affari con il Campidoglio, al quale subaffittava una serie di locali a prezzia dir poco esorbitanti. Il problema dello sconto fatta a Marra sull’attico, è che all’epoca ‘Don Raffaè’ era direttore del dipartimento alla Casa e al Patrimonio del Campidoglio e non, come abbiamo già scritto, un semplice gelataio di Piazza Venezia; come mai Scarpellini si è sentito in dovere di fare un ‘favore’ così grande a un tecnico del Campidoglio, peraltro impiegato in un settore a dir poco attinente col mattone? Vale anche la pena ricordare che, come scritto da l’Espresso, nel 2013 sua moglie Chiara Perico ha acquistato da Enasarco (fondazione controllata dal Ministero dell’Economia) una casa da 8 camere, più un box auto, in via dei Prati Fiscali, per soli 367mila euro.L’interessato ha respinto in toto le accuse, affermando che all’epoca dell’acquisto dell’attico da Scarpellini non ricopriva più nessun incarico in Campidoglio, e che comunque non si trattava di un favore,‘coadiuvato’ nella sua difesa da Virginia Raggi. Entrambi sottolineano che i PM non hanno riscontrato reati nei fatti citati, e quindi è tutto ok. E lo sperpero di denaro pubblico nelle sottoscrizioni effettuate con Amore e con l’immobiliare ‘Ten’? E gli ‘uomini di sistema sempre buoni a riciclarsi, da cacciare a calci in culo’ (cit. Roberto Fico)? Boh.

Abituati a vedere ben altri trattamenti riservati ai ‘nemici dei poteri forti’, ci riserviamo un ragionevole dubbio sulle sbrigative motivazioni con cui la sindaca cerca di mettere a tacere le polemiche, motivazioni che ci si aspetta da parte di un esponente qualsiasi del Partito Democratico o di Forza Italia, non da uno del Movimento 5 stelle.

Sebastiano Palamara

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