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Radio International Biafra ospite per due giorni a Tor Bella Monaca

radio biafra (1) radio biafraSi aprono i dibattiti sulla questione della richiesta d’indipendenza della regione nigeriana del Biafra in un territorio, come quello del VI Municipio, con un alto numero di nigeriani (biafrani cattolici). Presenti alcuni giornalisti e personaggi del movimento d’autonomia.

Sabato 19 e domenica 20 luglio si sono svolti nella sala teatro dell’associazione “Sirio87” degli incontri molto particolari. Obiettivo dell’iniziativa è stato trasmettere in diretta internazionale una serie di dibattiti e interviste con ospiti e giornalisti per Radio International Biafra, che ha allestito per l’occasione una postazione mobile per la trasmissione streaming in tutto il mondo.

“Il Biafra –una delle tre regioni maggiori in cui è suddiviso lo stato africano della Nigeria- non può solo essere legato alle immagini dei bambini con la pancia gonfia che soffondo la fame”, racconta il Presidente di Sirio 87, Massimo Filippini, che ha ospitato l’evento. “La guerra che da ormai 50 anni infuria tra musulmani e cristiani non è semplicemente legata ad una questione religiosa, ma offre di sicuro una lettura in chiave economica, essendo il Biafra una regione molto ricca di giacimenti di petrolio e diamanti”.

I due giorni sono stati caratterizzati, inoltre, dalla presenza di personalità legate ai movimenti d’indipendenza biafrani, che hanno da poco presentato all’ONU una dichiarazione di autonomia dalla Nigeria, che si basa sull’articolo 3 della Dichiarazione dei diritti dell’uomo, in cui vengono garantiti e tutelati il principio di libertà e la possibilità per un popolo oppresso di chiedere l’indipendenza dopo 30 anni di guerre civili. “Dagli anni ’60 è in corso nella regione del Biafra – abitata soprattutto da cristiani- una guerra durissima. Sono migliaia i civili uccisi come degli animali con armi, bombe e maceti. Radio International Biafra sta portando avanti in 86 Paesi del mondo le problematiche e le speranze di un popolo che vuole dichiararsi indipendente”, spiega Senator Fortunatus Ewenike, un biafrano. “Non possiamo vivere in un Paese che non ci chiama cittadini. Meglio dividersi e prendere in mano la difesa del nostro territorio, che subire soprusi e violenze. Noi siamo un popolo costretto ad essere chiamato nigeriano, anche se in realtà ci sentiamo solo biafrani”.

Melissa Randò

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