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“Qui vive Jeeg”: un ritratto fotografico di Tor Bella Monaca

fabio-moscatelli-4Abbiamo incontrato Fabio Moscatelli, fotografo freelance, residente a Tor Bella Monaca ed autore del progetto fotografico dedicato al quartiere e ai suoi abitanti.

“Qui vive Jeeg”, a Tor Bella Monaca. Ma le fotografie di Fabio Moscatelli, sono “uscite di casa”, varcando i confini della nostra periferia; già in esposizione a Livorno e prossimamente a Rimini in occasione del festival “Semplicemente Fotografare” e Parma al “Colorno Fotofestival”.

Il lavoro del fotografo romano, incentrato sul quartiere e sui suoi residenti vuole raccontare, attraverso ritratti fotografici, i volti e i luoghi di quelle che Fabio considera “delle eccellenze, di cui dovremmo tutti andare un po’ fieri”.

“Volevo raccontare Tor Bella Monaca sotto una luce differente rispetto a quella a cui siamo tristemente abituati – ci racconta Fabio – volevo allontanare gli stereotipi che attanagliano questo quartiere e così ho cercato le persone che ritenevo speciali per il loro contributo alla comunità. Ho conosciuto le esperienze associative che animano questo territorio, realtà che non fanno rumore come i titoloni dei giornali, ma che invece rendono questo quartiere unico per chi ci vive. Una ricerca che mi ha fatto scoprire il senso di appartenenza a questa gente e a questo territorio,consapevole dei problemi che ci sono, ma anche della voglia di riscatto e delle potenzialità”.

Quello di Fabio Moscatelli vuole essere dunque un progetto descrittivo in grado di dare un volto, e risalto, a quelle storie che difficilmente potranno mai salire alla ribalta della cronaca nazionale.

“Siamo tutti ben consapevoli delle problematiche legate alla povertà, al degrado e alla criminalità, sarei un ipocrita a negarlo, ma qui ci sono anche persone che nel loro piccolo sono un simbolo di speranza, solidarietà e collaborazione. Penso al signor Francesco che ha costruito una bicicletta -taxi con cui porta a scuola i bambini, o al signor Franco che dopo aver conseguito una laurea ad honorem in Germania, oggi è un artista che costruisce modellini fantastici utilizzando solo il legno e la pietra, pensa che ha riprodotto persino integralmente l’ antica Urbe!”.

Questo lavoro ha dato così la possibilità a Fabio anche di interfacciarsi con i vari spazi e associazioni che animano il quartiere come Tor più Bella e Bella Vera, o come le quattro serate di fotografia tenutesi all’ex Fienile, organizzate in collaborazione con Claudia Bernabucci, una volontaria che gestisce le attività della libreria autogestita “Cubo Libro”.

“Ad aprile abbiamo anche fatto una passeggiata fotografica itinerante a cui hanno partecipato una sessantina di persone, rimasti tutti entusiasti , al punto tale che verso ottobre la ripeteremo”.

Fabio non è nato qui, ci si è trasferito nel 2002, dopo il matrimonio con Letizia, lei invece residente a Tor Bella Monaca.

“All’inizio quando mi sono trasferito, ero convinto che le persone volessero fuggire da questo quartiere, col tempo ho imparato ad osservare non soffermandomi solo sulle apparenze, ma riconoscendo ed  apprezzando pian piano questo senso di appartenenza”.

Tornando al progetto di “Qui vive Jeeg”, Fabio Moscatelli vorrebbe un giorno farne un libro, “…magari più avanti, da qui ad un paio d’anni”. Al momento per me questo è un lavoro sul territorio, per il territorio. Non lo faccio per soldi, è il mio gesto d’amore per Tor Bella Monaca, anzi se un giorno mai dovesse esserci un’occasione di profitto, mi piacerebbe reinvestirlo proprio sul territorio, possibilmente di concerto con le associazioni”.

Fabio confessa anche che considera “Qui vive Jeeg”, come lo spin-off di un altro suo lavoro: quello su Gioele, un ragazzo quindicenne di “Torbella” affetto da autismo, con il quale è nata una collaborazione oltre che un’amicizia che dura ormai da quattro anni. Una collaborazione appunto, cosi la definisce Fabio,“perché Giole non è solo il soggetto dei miei scatti, in questi anni ha imparato a fotografare e il libro che abbiamo pubblicato ne è la prova, visto che contiene anche sue foto, disegni e testi. Questi due progetti sono connessi perché anche quella di Gioele è una storia di periferia, non solo fisica ma anche emotiva, perché l’autismo porta all’isolamento, proprio come il disagio di una periferia, e come tale esprime però anche tutta la sua vitalità e la voglia di superare i problemi”.

Un gesto d’amore quindi quello del fotografo romano, per un quartiere che non vuole abbandonare per nessun motivo, dal momento che poi, ha visto nascere e crescere anche sua figlia all’ombra delle torri. Quelle stesse torri che nelle fotografie di Moscatelli raccontano di un umanità che oltre le difficoltà, mantiene intatta quella sua bellezza, talvolta talmente semplice, da essere straordinaria. Giacomo Capriotti

 

 

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