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Quale verità per il Policlinico Tor Vergata?

proteste ptv 4Mentre la protesta dei lavoratori OSS e Ausiliari prosegue, le Istituzioni regionali e la Direzione del Policlinico giocano al rimpiattino. Apertura di nuovi posti letto e tagli necessari: quale delle due versioni è la verità?

Ormai è divenuta una questione di dignità. Striscioni e tende sono ancora davanti l’ingresso del Policlinico di Tor Vergata. Il 22 settembre sono scattate le proteste dei lavoratori, OSS e Ausiliari, in seguito al cambio di guardia delle ditte appaltatrici, dall’ “Arcobaleno srl” alla “Nuova Sair” e “Coop Service” che hanno annunciato una serie di tagli. 70 dipendenti (e quindi 70 famiglie) rischiano il posto di lavoro. Dopo una serie di incontri, riunioni apparentemente importanti, anche con il Direttore Generale, Tiziana Frittelli – “fautrice” dei tagli nel polo ospedaliero romano – i 330 lavoratori rimangono ancora molto preoccupati sulla loro sorte.

Le due versioni a confronto

Finalmente le Istituzioni hanno ascoltato le istanze dei lavoratori, ma a modo loro. Dopo aver ottenuto l’incontro con il Ministero della Salute l’8 ottobre – che si era mostrato interessato al disagio dei lavoratori – i sindacalisti dell’USB sono riusciti a esporre il problema dei licenziamenti alla Regione Lazio, che è uscita da quel silenzio e indifferenza vergognosa in cui si è celata per un mese intero. Le promesse sono state tante, ma di certezze nemmeno l’ombra. “Ci hanno assicurato che non ci sono motivi di preoccupazione e dei presupposti per dei tagli”, spiega Pio Congi, sindacalista dell’USB. “La Regione ha, anzi, parlato dell’introduzione di 60 nuovi posti letto nel Policlinico Tor Vergata, affinché migliori il servizio”. Un dubbio sorge spontaneo: se la Regione Lazio parla di “non necessità di tagli dei dipendenti”, c’è da chiedersi da chi siano stati ordinati. Il gioco al rimpiattino continua, dato che PTV e Regione si rimbalzano la patata bollente, senza nemmeno tentare di fornire delle risposte ai dipendenti. Inoltre, non è stato specificato nemmeno se si posseggano i soldi sufficienti per affrontare il pagamento di contratti di solidarietà. Alcuni incontri si sono verificati tra il Direttore Generale dell’ospedale, Tiziana Frittelli, e le altre sigle dei sindacati di base, CGIL, CISL e UIL. “Da quello che ci è stato riferito queste unioni sindacali stanno contrattando per raggiungere un contratto di solidarietà per i dipendenti, confermando momentaneamente i tagli”, racconta Daniela, dipendente OSS e della CGIL. “Nonostante i sindacati cerchino di fare i nostri interessi, noi dipendenti siamo contrari al contratto di solidarietà e all’intento di togliere progressivamente ore di lavoro pur di non mandare nessuno a casa”.

Il sit-in continua

Le tende, i gazebo e gli striscioni sono al loro posto. I dipendenti OSS e Ausiliari continuano a non mollare. Alcuni lavoratori sono stati messi in “ferie obbligate”, ma una volta terminate cosa si inventeranno le ditte? La diminuzione del personale sta creando enormi disagi al funzionamento dell’ospedale che deve far fronte a carenze che non possono essere colmate. Problemi ancora maggiori sono stati provocati dallo sciopero del 24 novembre, che ha avuto  riscontro e partecipazione, anche dagli altri lavoratori del Policlinico Tor Vergata. “Noi dipendenti non abbiamo mai scioperato così prima d’ora e questa è una situazione particolare. Sappiamo che la struttura ospedaliera non può fare a meno di noi, ma non possiamo più rimandare per il nostro futuro”. Il freddo e il protrarsi della protesta, che non sembra avere ancora degli spiragli di luce, ha lasciato dietro di sé molti lavoratori che hanno rinunciato alla battaglia. “Da 200, siamo passati a 50 manifestanti”, racconta Daniela, una lavoratrice. “In generale ci sentiamo abbandonati e non tutelati non solo dalle Istituzioni ma dagli stessi colleghi. Dormire al freddo, rimanere tutta la giornata fuori casa e poi tornare al lavoro è faticoso. Ormai è diventata una questione di dignità e continueremo a lottare finché ne avremo le forze. Gli unici che potranno cambiare il nostro futuro all’interno dell’ospedale siamo noi, cittadini e lavoratori, non i sindacati o altri. Per questo invitiamo anche i lavoratori delle pulizie, in mobilità anche loro, a unirsi alla lotta”.

Melissa Randò

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