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Privatizzazione dei nidi comunali: la protesta continua

20100417045214Il provvedimento del Commissario Tronca prevede la privatizzazione di circa 200 nidi comunali e la cessione allo Stato delle scuola materne, sempre proprietà del Campidoglio. Le mobilitazioni delle educatrici e delle precarie della scuola continuano, tra l’indifferenza del Governo e la paura di una nuova scure sul sistema scolastico romano.

Costi lievitati, servizi ancora più carenti e oltre 5mila insegnanti precarie senza più un lavoro. L’ipotesi del documento unico di programmazione (Dup) che il Commissario Tronca vorrebbe attuare già per questo 2016 porterà all’iniziale privatizzazione di 17 asili nidi a Roma. Ma questa sarà solo la punta dell’iceberg. Nel corso dei prossimi anni, infatti, tutti i restanti 200 nidi dei Municipi capitolini saranno interessati a questa rivoluzione che si prospetta tutt’altro che positiva. Se il provvedimento verrà attuato completamente, non si potrà più parlare di servizio pubblico. Le rette dei nidi, già aumentate durante gli scorsi anni, subiranno una rapida ascesa con un conseguente punto interrogativo sulla qualità del servizio offerto. Il Dup prevede, infatti, la privatizzazione dei nidi – ad oggi beni del Comune – e della cessione allo Stato delle scuole d’infanzia, per un totale di circa 500 strutture. Motivo? Mancano i fondi necessari al risanamento dei debiti. La scottante situazione rischia di paralizzare l’intero sistema educativo della Capitale, già gravato dai numeri esorbitanti di precarie in attesa di un impiego e di vuoti di organico preoccupanti.

Ritorno in piazza per le educatrici

Reduci dalle lotte dello scorso autunno, le insegnanti sono tornate ad organizzarsi in sit in e manifestazioni di protesta davanti il Campidoglio per denunciare una situazione ormai intollerabile. Il 27 gennaio il personale scolastico – supportato dai genitori dei piccoli alunni dei nidi e delle materne capitoline – si è unito alle proteste degli altri dipendenti comunali, anche loro sul piede di guerra, contro i tagli operati in ogni ambito dei servizi ai cittadini. “L’Amministrazione si sta dimostrando sorda di fronte le nostre richieste – spiega una Dirigente del sindacato Usb degli asili nido e delle scuole di Roma. Nonostante abbiamo inviato numerose lettere, manifestato, scioperato e chiesto un interlocuzione con il Governo, nessuno sembra ascoltarci. La privatizzazione dei nidi e la cessione delle scuole materne non creerà solo perdite per il Comune, ma comprometterà anche il lavoro di migliaia di insegnanti precarie, che da anni sono in graduatoria, in attesa di una stabilizzazione, puntualmente rimandata”. Durante le scorse settimane sono state organizzate anche delle proteste nei luoghi che presto saranno privatizzati. Una delle 17 strutture già indicate nel provvedimento del Commissario Tronca è il nido Prampolini, nel quartiere di Centocelle, nel V Municipio. Questa scuola è di proprietà del Comune, ma non è mai stata effettivamente ‘operativa’. Utilizzata due anni fa per ospitare un gruppo di bambini di un nido in ristrutturazione, risulta oggi risulta pronta per essere utilizzata e svenduta, con gli arredi e i lavori pagati con le risorse comunali. Anche se il Dup dovesse implodere in una bolla di sapone, nei prossimi anni, comunque, per le rette degli asili si prevede un aumento in media di 200 euro in più a famiglia all’anno. Per questa “rimodulazione delle tariffe per i servizi”, varata dalla Giunta Marino, una famiglia con un Isee di 20mila euro spenderà per il figlio al nido (pubblico) 2320 euro (prima era 2.127). Alla faccia del servizio “pubblico”.

La proposta di privatizzare i nidi capitolini è solo una delle patate bollenti che Tronca sarà costretto ad affrontare. A dispetto del suo mandato, che consiste nel traghettare la Capitale fino alle elezioni di giugno, il Commissario sembra interessato a smuovere le acque di molte altre questioni spinose, tra cui le società partecipate. Sul bilancio 2016, a cui il Comune sta lavorando, pesa il piano di rientro imposto dal governo Renzi alla Giunta Marino, che prevede vincoli sull’acquisto di beni e l’assunzione di personale e liberalizza una serie di servizi, tra cui proprio i nidi comunali. L’obiettivo del Campidoglio non sarebbe sperimentare un nuovo format, dato che il sistema educativo capitolino conta già su di un’integrazione di gestione pubblico-privata. La questione ruota attorno al debito accumulato: mancherebbero all’appello, infatti, circa 6 milioni e mezzo di euro per coprire le spese di gestione. Le proteste e gli scioperi delle educatrici, delle famiglie e delle precarie continueranno in questa calda primavera per la Capitale, costretta ad affrontare numerose problematiche, senza poter mai vedere la luce. Melissa Randò

 

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