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Primarie centrosinistra, vince Giachetti

12805753_1030027347078679_7321485034380976376_nCon il 64% dei consensi l’ex-radicale vince le consultazioni del 6 marzo. Asfaltato l’ex-assessore Morassut. Scontro tra il Presidente Orfini e la minoranza dem sul calo dell’affluenza e polemica a distanza tra Giachetti e la candidata sindaco del M5S, Virginia Raggi.

Roberto Giachetti, l’uomo del presidente Matteo Renzi, ha (stra)vinto le Primarie del 6 marzo, ottenendo il 64% dei consensi. Quasi un plebiscito. Pesantemente sconfitto l’ex-assessore all’urbanistica delle Giunte Veltroni, il deputato Roberto Morassut, che è riuscito a raggranellare soltanto il 28%, una sorta di Waterloo ‘de noantri’.Ma il dato significativo resta la scarsa partecipazione dei votanti, passati dagli oltre 100mila nel 2013, in occasione della vittoria di Marino, a poco meno di 50mila in quest’ultima competizione. “In quelle Primarie – ha provato a giustificare il commissario romano Matteo Orfini – c’erano i voti di Mafia Capitale, c’era il Partito Democratico delle truppe cammellate di quelli che sono stati arrestati, delle file di rom e quant’altro. Questi sono dati veri di un partito vero che per fortuna ha ancora tanto lavoro da fare e sta rinascendo”.

 I dati ufficiali. “In merito allo svolgimento delle Primarie 2016 per la scelta del candidato Sindaco del centro sinistra della Capitale – recita la nota ufficiale del Comitato promotore – si sottolineano alcuni elementi su aventi diritto al voto e modalità di partecipazione. A Roma il centrosinistra non ha svolto Primarie per la scelta dei candidati Presidenti in 11 municipi su 15, ritenendo opportuna la riconferma dei Presidenti uscenti. Da una analisi dell’affluenza nei 4 Municipi, dove si sono svolte anche le Primarie del Presidente, essa è risultata superiore del 28%. Alle Primarie del 6 Marzo, non hanno partecipato alcune forze politiche presenti nel passato”. Inoltre, hanno evidenziato che “il Comitato promotore, al fine di operare in piena trasparenza ed evitare gli incresciosi inconvenienti del passato, ha previsto la preiscrizione dei minorenni e degli stranieri residenti e non ha consentito il voto degli studenti fuori sede. Le preiscrizioni hanno influito sulla partecipazione al voto per L’1%”. Dai dati ufficiali, snocciolati dal Comitato, gli elettori sono stati 47.317, di cui 43607 voti validi, 2866 le schede bianche, 843 quelle nulle e 1 solo voto contestato. Roberto Giachetti, che è riuscito a imporsi in un clima arroventato, ha ottenuto 27.968 preferenze (64,1%), Roberto Morassut 12.281 (28,2%), Domenico Rossi 1.320 (3,0%), Chiara Ferraro 915 (2,1%), Stefano Pedica 594 (1,4%) e Gianfranco Mascia – con orso a seguito – 529 (1,2%). Questi, invece, i risultati nei 4 Municipi dove sono state effettuate le Primarie: II Municipio Francesca Del Bello 61.02% -Andrea Alemanni 38.08%; VI Municipio Dario Nanni 66 % – Franco La Torre 30.04%; VII Municipio Valeria Vitrotti 56.04% – Massimiliano Massimiliani 39.03% – GugliemoCalcerano 4.03%; XIII MunicipioMassimiliano Pasqualini 58.05% – Danilo Amelina 41.05%.“Sento il dovere – conclude la nota Fabio Melilli, per conto del Comitato – ringraziare i Presidenti di seggio, gli oltre 1000 volontari, tra scrutatori e rappresentanti di lista, che ci hanno consentito di offrire a Roma, un’altra stagione di grande partecipazione democratica”.

Giachetti dopo la vittoria. Nel suo primo discorso, tenuto la sera stessa dei risultati, nel suo comitato elettorale allestito all’ex-dogana a San Lorenzo, davanti a simpatizzanti e giornalisti, Giachetti, conscio delle difficoltà che gli aspettano, ha voluto mettere in chiaro alcuni aspetti. “Abbiamo tre mesi davanti. Sulla campagna elettorale devo dire subito tre cose. La prima, io voglio vincere. Voi direte è scontato. Mica tanto. Sento in giro un sacco di gente che queste elezioni non vuole vincerle, che pensa sia un casino governare Roma, che fanno calcoli politici per cui sarebbe meglio in questo momento stare all’opposizione. C’è chi ha paura di vincere a Roma perché poi perderebbe voti fuori da Roma. Ma qui non stiamo in una serie americana, non stiamo ad House of Cards. Secondo: chiunque voglia fare la gara a chi è più onesto, faccia pure. Io penso di potermela giocare con qualsiasi candidato, la mia storia lo dimostra. E allora il mio invito è, visto che sul piano dell’onestà partiamo alla pari, giochiamocela sul campo della competenza. Sfidiamoci su chi trova le soluzioni migliori per riparare le strade, far arrivare gli autobus puntuali, su chi attrae più investimenti, su chi compone la squadra di governo più capace e più libera. Terzo: oltre all’onestà serve la libertà. Io non ho paura a dire dei no. L’ho fatto per tutta la mia vita politica, lo farò per la mia città”. Ha, inoltre, parlato di “una lista di persone pulite e belle al di sopra di ogni sospetto”, anche perché “Roma e i romani un’altra occasione non ce la daranno”. E ancora: “Niente ricatti e niente spartizioni di poltrone. E se a qualcuno non va bene il metodo, la porta è quella là. Il 5 giugno non sia il solito appuntamento elettorale che interessa solo ai capibastone”. Infine la bordata al M5S, “da persona libera ho deciso di scrivere il programma non chiuso in una stanzetta, ma girando per tuttaRoma, da Tor Bella Monaca a Corviale, da Lunghezza a Trastevere. Il mio programma lo scrivo per strada, coi romani, non a Milano, nello studio di Casaleggio”.

Polemica col M5S. Parole, quest’ultime, che hanno scatenato Virginia Raggi, candidata sindaco del M5S. “Giachetti è il nuovo terminale di un partito che ha mostrato bene quali sono tutti i suoi fallimenti. Loro ripropongono di volta in volta una faccia più o meno nuova, e pensano di scamparla così”. “Proprio Giachetti e il suo partito – ha aggiunto l’esponente pentastellata – parlano di trasparenza e voler fare pulizia, riformare tutto il loro schieramento politico. Allora Giachetti dimostri da oggi di volerlo fare davvero e vada a bussare alle porte di Renzi per chiedere di aprire tutta la gestione commissariale (del debito, ndr) per capire cosa è successo per arrivare a questo punto.Temo che siamo davanti a una banda di criminali”.C’è da dire che mentre la Raggi, voluta da Di Battista, è stata investita della candidatura attraverso la consultazione online, semplici click, e con sole 1.764 preferenze, il Pd al contrario, seppur sfasciato, è riuscito a portare ai gazebi  47mila simpatizzanti. Piccola differenza.

Orfini e i voti di Mafia Capitale. Il grande sconfitto, ancora prima di Morassut, secondo molti è stato il Presidente Orfini, vista la scarsa affluenza ai seggi. Nel cercare di difendere il suo operato, dicendo che alle Primarie del 2013 aveva “votato il Pd di Mafia Capitale”, è incappato in un’altra polemica, con la minoranza del Pd, capitanata dall’ex-capogruppo alla Camera, Roberto Speranza. “Noi sosterremo tutti i candidati che hanno vinto – ha sentenziato l’esponente Demnella trasmissione Omnibus su La7 -, ma questo non può nascondere i problemi che ci sono. Problemi- ha sottolineato – col popolo del Pd, disorientato dal tetto a 3 mila euro per il contante e all’abbraccio con Verdini”. Per Speranza le parole di Orfini sono state “offensive verso quanti ai gazebo non sono andati perché chiedono un Pd diverso”. E per questo lo ha invitato ad avere “un po’ di umiltà in più e un po’ di arroganza in meno. Sarebbe utile perché ci consentirebbe di parlare, altrimenti rischiamo di averle fatte, le primarie, ma di non portare a casa il risultato, vincere le elezioni”. “Vediamo di capirci –  gli ha risposto Orfini – la minoranza del Pd mi attacca per aver detto che nel 2013 a Roma c’erano le truppe cammellate, i capibastone e un partito travolto da Mafia capitale. Purtroppo non è una mia opinione. Ma pura cronaca. E dire che le primarie del 2013 erano organizzate e gestite da quel partito anche. Sono 14 mesi che ripuliamo e bonifichiamo. Questo ha un costo. Anche in termini di partecipazione, basta vedere i dati di Ostia e Tor bella Monaca”.

La partita, quella seria, è incominciata, ci sono tre mesi per convincere i romani a votare Giachetti. E non sarà facile, i fantasmi delle inchieste di Mafia Capitale sono sempre in agguato. E poi c’è da capire cos’hanno in mente Ignazio Marino, che ha dichiarato “non voto alle Primarie, lavoro al mio libro dove farò i nomi”, altra doccia fredda, e Stefano Fassina. Correranno da soli oppure faranno un accordo col Pd? C’è ancora tanto caos in giro e risulta complesso cercare di capirci qualcosa. Infine, saltano agli occhi il numero delle schede bianche, ben 2866, perché pare strano che gli elettori abbiamo pagato 2 euro per poi non esprimere il voto del candidato sindaco. Risulta davvero difficile da credere.

David Nicodemi

 

 

 

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