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Prevenire si può e si deve

violenza_donna04Nonostante non si possa, a priori, tracciare l’identikit della vittima e dell’aggressore, si può e si deve lavorare sulla prevenzione, sulla protezione e sulla persecuzione dell’atto violento.

“È incredibile quanto le caratteristiche della violenza maschile contro le donne siano identiche in tutto il mondo” racconta la Dott.ssa Ercoli di Differenza Donna. Naturalmente i contesti sociali e culturali in cui i fatti avvengono sono molto diversi fra loro ma ogni Paese del mondo, dal nord al sud, deve affrontare problemi legati alla disparità di genere. Forse nel sud gli avvenimenti hanno una crudeltà tale da guadagnare una triste visibilità rispetto a ciò che accade altrove: pensiamo all’infibulazione in Africa o all’uso dell’acido o agli stupri/omicidi di gruppo in India.

I Paesi del nord che tendiamo a definire avanzatissimi, lo sono “non perché non ci sia la violenza, ma perché hanno politiche sistemiche e servizi certi nelle tre aree di priorità (prevenzione, protezione e persecuzione, ndr)”.

Cosa si intenda per prevenzione è presto detto: “Significa fare interventi culturali che diminuiscano la libertà degli uomini di agire una supremazia e che aumentino le opportunità delle donne di affermarsi e di partecipare con abilità e competenze alle costruzioni sociali”.

Le azioni di prevenzione, che potrebbe essere un sinonimo di sensibilizzazione, dovrebbero partire dalle scuole, entrare nelle università per far diventare il tema un argomento conosciuto dai più “per superare i ruoli di genere stereotipati per cui le bambine si occupano di cura e giocano con le bambole ed i bambini si occupano di affermarsi professionalmente e giocano solo con le costruzioni e l’aeroplanino – continua la Ercoli – Sembrano cose banali ma non lo sono se le si mettono in collegamento con delle analisi trasversali sull’organizzazione sociale italiana, che è l’unica in tutta Europa che non ha modificato la sua struttura sociale a seguito dell’emancipazione femminile. Più dell’85% dei lavori di cura sono affidati alle donne che, in più, lavorano. Noi non abbiamo modificato la nostra relazione di potere con gli uomini e l’organizzazione sociale non è intervenuta su questo. Il che rende le donne più vulnerabili rispetto al liberarsi di questa disparità di relazione”.

Sulla necessità di intervenire nelle scuole la Dott.ssa Galimberti, psicologa, non può che essere d’accordo: “E’ necessario intervenire in modo particolare in quelle fasce dove tra l’altro più frequentemente può annidarsi il dramma del femminicidio, vedi il fenomeno del bullismo tra i giovani e delle separazioni violente fra le coppie – così facendo – C’è la possibilità concreta di avviare e consolidare un quadro organico di difesa dalla violenza di genere che abbia come obiettivo, accanto alla prevenzione,  un sostegno diffuso e articolato contro la violenza verso le donne e i minori coinvolti in tutte le sue forme: psicologica, economica, fisica”.

Emanuela Martelluzzi

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