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Prenestino/Labicano. Il Liceo Immanuel Kant contro EXPO 2015

Liceo Immanuel KantUn’assemblea studentesca tenutasi nell’Aula Magna della scuola superiore di Piazza Zambeccari ha messo in chiaro tutte le ragioni per cui bisogna dire “NO” alla prossima fiera internazionale del capitalismo.

“Cos’è veramente Expo 2015? Quali interessi soddisfa e di chi? Cosa c’è dietro la sua realizzazione? Quali conseguenze ha già prodotto e quali produrrà in futuro?”.  Sono queste le domande principali sulle quali i giovani studenti di Milano si sono concentrati negli ultimi 5 anni, al fine di comprendere un evento che ha gradualmente ridefinito il volto della loro città e contro il quale si è avvertita l’esigenza di creare una risposta alternativa. Esigenza che è stata portata anche all’attenzione dei vari gruppi organizzati e collettivi che il 20 aprile si sono riuniti all’interno dell’Aula Magna del “Liceo Ginnasio Immanuel Kant” con l’obiettivo di fare fronte comune e portare avanti insieme il doveroso compito di informare e sensibilizzare tutti i giovani, precari, studenti, lavoratori su un tema e un modello socio-economico di sfruttamento (sia della natura che dell’uomo) volto a soddisfare solamente gli interessi delle grandi multinazionali.

“Abbiamo cominciato a comprendere la pericolosità del fenomeno di Expo 2015 – hanno spiegato i ragazzi di Milano – circa 5 anni fa, quando sono cominciati a spuntare fuori dal nulla le tonnellate e tonnellate di cemento che in poco tempo hanno dato vita a nuovi edifici, segnando per sempre il volto della nostra città. Poi è spuntata anche la pretesa da parte degli artefici di questa specie di parco dei divertimenti sull’alimentazione di ricercare nelle scuole di tutta Italia 22 mila volontari disposti a lavorare gratis, come se già non fosse abbastanza avvilente per noi studenti accettare un abominio come quello della Riforma della Buona Scuola (con i suoi stage e tirocini non retribuiti)”. IO NON LAVORO GRATIS è il nome della campagna portata avanti finora da studenti medi, liceali e universitari nel tentativo di bloccare una macchina che già in buona misura è riuscita a plasmare l’immaginario dell’opinione pubblica (attraverso eventi, manifestazioni, cartelloni pubblicitari, fino alle bustine da zucchero!).

Eppure ci sono dei punti fondamentali (con relative cifre numeriche) che non possono non essere considerati, soprattutto alla luce dei drammatici effetti che la crisi economica continua a produrre: debito pubblico, cemento, precarietà. La cifra complessiva spesa per la realizzazione dell’Expo di Milano, infatti, ammonta a circa 15 mld. di euro, denaro pubblico speso soprattutto (tra ritardi vari e infiltrazioni mafiose) per la realizzazione di grattacieli (molti di questi comprati dall’Arabia Saudita), un canale speciale per il trasporto dell’acqua fino alla fontana dell’Expo (che al termine verrà spenta, per un costo di 100 mln. di euro) e 3 autostrade di “dubbia utilità” destinate a collegare le province con l’hinterland milanese (ma che saranno pronte soltanto alla fine dell’evento e costeranno ben 5 mld. di euro!).

“La nostra generazione pagherà il prezzo più alto – hanno continuato i giovani studenti – con il rischio di ritrovarsi senza più sogni né prospettive. Per questo, già a partire dal 30 aprile prossimo, dobbiamo scendere tutti in piazza a Milano per costituire un gigantesco corteo volto a contrastare la forza già affermata dell’Expo (non a caso l’inaugurazione avverrà proprio nel giorno della festa dei lavoratori, niente di più beffardo!) e rivendicare la possibilità di un mondo diverso e di una vita degna di essere vissuta”.

Un appello forte e deciso insomma che i gruppi di partecipanti all’assemblea (tra cui quelli del Coordinamento del V Municipio, Collettivo Studentesco Cento Passi, Studenti Autorganizzati Romani, Università La Sapienza, No Expo-No Israele) hanno già ampiamente raccolto: e non solo in previsione delle già programmate “5 giornate di Milano” (giornate di mobilità e contestazione che inizieranno già alla vigilia dell’inaugurazione dell’Expo), ma soprattutto in virtù dei 6 mesi di durata dell’evento. “In direzione ostinata e contraria”. Jacopo Ventura

 

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