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Prenestino – Labicano, i residenti di via Forma multati perché senza fogne

via FormiaGli esperti che nelle ultime settimane si sono occupati del monitoraggio della zona hanno evidenziato non solo l’assenza di impianti fognari regolari ma anche la necessità di un intervento che da più di 80 anni aspetta di essere eseguito.

Le cartelle esattoriali giunte negli ultimi giorni ai residenti di via Formia parlano di cifre comprese tra 6mila e 60mila euro, in virtù soprattutto del d.lgs n. 152 del 2006 (Testo Unico Ambientale). Detto decreto si riferisce all’obbligo da parte di tutte le abitazioni di allacciare i propri impianti fognari agli scarichi pubblici, una soluzione che ai residenti della zona manca sin dagli anni 30 quando le case furono edificate. Inutile dire che un tale provvedimento ha provocato subito le reazioni da parte delle decine e decine di famiglie presenti spingendole ad avvalersi dell’autorità di un legale per far fronte a quella che suona come una vera e propria beffa: non solo infatti queste ultime sono in attesa da più di 80 anni di un provvedimento da parte dell’amministrazione pubblica che possa dotare le loro abitazioni di impianti fognari per scaricare regolarmente i liquami, ma ora si vedono anche recapitare a casa delle cartelle esattoriali di Equitalia con multe salatissime.

“Ho già sollecitato un incontro con il prefetto Gabrielli – ha dichiarato Stefano Veglianti, assessore Lavori pubblici e Patrimonio – per affrontare la questione e bloccare i provvedimenti sanzionatori almeno per chi è impossibilitato ad effettuare l’allaccio in fogna: nel corso degli anni infatti sono stati molti gli abusivi che piuttosto che rispettare le norme ambientali hanno ben pensato di scaricare i liquami direttamente nel sottosuolo, altri invece sono incolpevoli e quindi non è giusto che debbano pagare la multa”. Se negli anni ‘30 la situazione era sicuramente più gestibile, bisogna dire che un primo tentativo di regolarizzazione degli scarichi della zona venne effettuato già nel 1977 attraverso la legge Bucalossi (legge 28 gennaio sulla concessione edilizia), che imponeva il certificato di reale imbocco in fogna per tutti gli edifici e che questi a loro volta fossero collegati al pozzo comunale. Inutile dire che il provvedimento non ottenne il risultato sperato e l’abusivismo ha continuato a proliferare in maniera imperturbabile (cui nel 2008 è andata ad aggiungersi anche la privatizzazione dell’Acea).

Ciò che ha permesso agli esperti incaricati di valutare il reale stato delle cose (come la presenza di un’enorme quantità di liquami nel sottosuolo e di cavità pericolanti) è stato un litigio avvenuto tra alcuni residenti di via Formia che nello sporgersi denuncia reciprocamente in merito alle anomalie legate agli allacci in fogna hanno evidenziato l’assenza per molti di loro del regolare certificato d’imbocco o di un sistema di scarico alternativo (tipo fosse biologiche). “Il piano di riqualificazione delle fognature di zona – continua Veglianti – risale al 1997 e negli ultimi anni aveva raggiunto i livelli più alti di priorità. Purtroppo i lavori che dovevano cominciare lo scorso anno sono stati bloccati a causa dei 250mila euro inseriti da Marino nel programma di consolidamento del sottosuolo del primo stralcio di via Formia e poi misteriosamente ritirati. Solleciterò pertanto il ripristino di quella cifra anche per dare un segnale positivo ai cittadini, ma non possiamo negare che per vedere i lavori completati ci vorrà tempo e sicuramente più di 1mln di euro di spesa complessiva”. Jacopo Ventura

 

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