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Ponte Osa, la protesta dei bar della Polense

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Il 25 maggio la chiusura forzata della Polense arriverà a ben 50 giorni. Eppure l’Assessore ai Lavori Pubblici di Roma Capitale, Margherita Gatta, aveva preso l’impegno pubblico durante il Consiglio Comunale del 17 maggio che sarebbe stato aperto a breve il senso unico alternato sul Ponte Osa. Nessuno si è più visto e i responsabili dei bar della zona, esausti, promettono denunce. 

Cinquanta giorni. Che per un’attività commerciale possono significare vita o morte. Dal 5 aprile i negozianti della via Polense, in prossimità del Ponte Osa, hanno subito le conseguenze più gravi della chiusura di una delle strade consolari più importanti del VI Municipio. Avevano riposto le loro speranze nel senso unico alternato promesso dall’Assessore ai Lavori Pubblici di Roma Capitale Margherita Gatta.

20180522_182142Il 17 maggio in Campidoglio proprio l’Assessore aveva preso l’impegno di riaprire la strada visto che “le prove di carico effettuate avevano dato esito positivo”. Eppure da quel giorno sul ponticello non si è visto più nessuno. Non la Polizia Locale che, a detta della Gatta, avrebbe dovuto autorizzare la nuova viabilità. Non certo la Gatta che i cittadini del VI Municipio hanno visto solo su Facebook. Figuriamoci il Sindaco Raggi.

E nemmeno il Presidente del Municipio Romanella e il suo Assessore ai Lavori Pubblici Nicastro. Loro due si sono vaporizzati, giusto il tempo di fare qualche foto e video nel corso dei sopralluoghi con il Genio Militare e la Commissione Stabili Pericolanti, sopralluoghi che risalgono ormai al 24 aprile.

Cinquanta giorni in cui le casse dei commercianti si sono via via svuotate e in cui il presente e il futuro di decine di attività commerciali è stato messo a dura prova. Lo sa bene il benzinaio di Osa che da tempo ormai ha abbassato le saracinesche, lo sa il negozio di agricola, il caccia  e pesca, l’autocarrozzeria, il barbiere, il forno, il mobilificio. A mettere il sigillo sulla drammaticità della situazione però sono i bar, quelli che campano sul passaggio, anche casuale, degli automobilisti, quelli che contano i caffè giornalieri e che, purtroppo, diventano, loro malgrado, testimoni oculari di questo ‘omicidio’ sociale prima che economico.

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Sotto i riflettori fin dall’inizio il Bar Gioia, a pochissimi metri dal ponte, da subito ha visto i propri affari calare vertiginosamente. Sono state tante le iniziative di solidarietà messe in campo dai cittadini per aiutare il bar e le attività limitrofe, nessuna però è venuta dalle Istituzioni.

Si fa portavoce della situazione Alessio, uno dei lavoratori del Bar Gioia: “L’ultima volta che ho visto qualcuno qui è stato il giorno delle prove di carico. Ci avevano detto che se le prove fossero andate bene in una decina di giorni avrebbero riaperto il senso unico alternato. Abbiamo la speranza che almeno nel fine settimana si faccia vivo qualcuno dal Municipio VI. Il 4 giugno sono due mesi che siamo messi così e gli incassi sono calati in modo esponenziale”.

20180522_185108Altro bar colpito dalla chiusura della Polense è il Bar Gard che si trova, venendo da via Massa San Giuliano, subito a sinistra. Si potrebbe pensare che, vista la sua posizione, non sia stato toccato dal problema ma non è così: “Qui non si visto più nessuno – spiega Gerardo Lorenzetti, titolare del bar -  l’ultima volta risale al giorno delle prove di carico. Abbiamo incassato il 60% in meno, qui siamo in 11 a lavorare e questo sta mettendo a rischio il futuro di molte persone. Non vorrei, ma se sarò costretto dovrò lasciare qualche ragazzo a casa. Il senso unico alternato non risolverà nulla perchè la gente sceglierà altre vie per spostarsi e non rimanere bloccata nel traffico. Il segnale concreto della gravità della situazione è dimostrato dalla scarsissima, se non totalmente assente, presenza di clienti nei giorni del Lotto. Prima del crollo del Ponte qui era pieno, trovavi la fila”. Il Bar Gard, oltre che sui clienti occasionali, poteva contare sullo zoccolo duro dei clienti che per scelta lo frequentavano, spostandosi anche da zone limitrofe. Lo raggiungevano percorrendo la Polense ma, ora, con la chiusura della strada, la gente non ha certo voglia di restare in macchina per ore. All’appello, secondo i lavoratori del bar, mancano almeno la metà dei caffè che abitualmente si erogavano.

20180522_191330Più incisivo e determinato Giuseppe Di Ludovico, proprietario del Bar I Nonni che si trova sulla Polense, all’incrocio con via della Riserva Nuova: “Dal momento in cui è crollato il Ponte si è ridotto il lavoro del 40%. Tutti i clienti che transitavano sulla Polense sono costretti a fare strade alternative. Il mio bar si trova all’interno di un distributore di benzina quindi io potevo contare su una clientela fissa e sempre costante. Ora io lavoro a metà e il benzinaio pure. Qui non si è visto nessuno delle Istituzioni, sto aspettando che il mio legale torni dall’estero e valuteremo eventuali azioni legali. Un mese e mezzo solo per sapere chi aveva le competenze, è inaccettabile che si lascino le persone in questa situazione. E’ una vergogna, siamo peggio dell’Africa”.

Parliamo di un ponticello lungo 14 metri e largo 9 metri. Chiuso da 50 giorni per il cedimento di una sola delle arcate che lo compongono. Davanti ai racconti di chi sta subendo tutte le conseguenze di questo dramma suburbano, fanno davvero tremare le vene dei polsi le parole dell’Assessore Gatta: “Abbiamo agito con tempestività”.

Cinquanta giorni in cui non è stata mossa nemmeno una pietra. Oggi, visitando il ponte, lo spettacolo che ci si trova di fronte sembra quello di una guerra. Anche le transenne stanno cadendo, così come i cartelli di protesta dei cittadini. Il segno dell’abbandono, della rassegnazione e dello sconforto dei  residenti dell’estrema periferia di Roma. Federica Graziani

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