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Ponte di Nona, lo scandalo delle case colorate destinate agli invalidi

Guido e Maria Rita BorsettaLampadine rotte, sanitari non adeguati e corridoi stretti. Quando le barriere architettoniche rendono difficoltosa la vita dentro le proprie abitazioni.

A guardarle da fuori sono molto simili alle case colorate di Burano, piccola isola veneta, ritratta in molti dipinti. Come quelle sono a schiera, vivaci e coloratissime. Parliamo del complesso delle case popolari di Ponte di Nona di proprietà dell’A.T.E.R (Azienda Territoriale per l’Edilizia Residenziale), costruite circa dieci anni fa, che comprende moltissime abitazioni suddivise per lettere alfabetiche. Due di queste palazzine sono destinate ai disabili. O almeno così dovrebbero essere. La prima lampante contraddizione viene dal fatto che alle famiglie con persone portatrici di handicap sono state assegnate non abitazioni al pian terreno, ma nei piani alti, e questo crea non pochi problemi quando salta la corrente elettrica nel palazzo o si rompe l’ascensore. Il disagio viene confermato dalle persone che incontriamo.

Sono Guido, pensionato che vive con la mamma disabile, e Maria Rita Borsetta che nonostante l’età, i problemi respiratori e fisici che la costringono ad utilizzare la carrozzina munita di bombola per ossigeno ha una grande vitalità e di battaglie per ottenere una sistemazione più dignitosa di quella precedente ne ha fatte tante. Da entrambi e da altri inquilini ascoltati ricorre sempre la stessa frase “Siamo abbandonati da tutti”,  riferendosi ai mancati servizi, alla poca sicurezza del quartiere e al degrado. Un po’ come le belle mele ma col verme dentro. Vivere in quelle belle case (solo esteticamente!) non è semplice, soprattutto se su una carrozzina. “C’è molto menefreghismo da parte dell’amministrazione, al di là di chi governa, nei confronti soprattutto di questa parte del quartiere”, ci dice Guido. “ La lampada delle scale è spenta da più di quattro mesi. Per arrivare al parcheggio per disabili che mi è stato assegnato devo uscire dal comprensorio, non sarebbe stato più opportuno metterlo più vicini al portone?”. “

Le porte e i corridoi sono stretti e i bagni non sono predisposti per i disabili senza contare che siamo stati tre mesi con l’ascensore rotto, da novembre del 2012 al febbraio di quest’anno. Per scendere le scale fortunatamente c’è  mio figlio che mi prende in braccio ma se succede qualcosa facciamo la fine del topo”, afferma Maria Rita che dal 2008abita al terzo piano. L’affitto è accessibile ma non gli oneri accessori che gravano su queste famiglie pur avendo un reddito molto basso “Bisogna istituire un fondo sociale per tutelare queste famiglie – sottolinea Pasquale Nappo responsabile dell’Asia, Associazione Inquilini e Assegnatari – per quanto riguarda i locali posti ai piani bassi avevamo presentato una proposta per tramutare i locali, che sono circa una ventina, in alloggi ma la Regione non ha dato il consenso e così sono alla mercé di tutti, soprattutto degli occupanti abusivi quando lunga è invece la lista anche delle persone disabili che attendono una casa”.

Valeria Pichini

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