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Ponte di Nona. L’arrivo del papa è atteso da una folla di fedeli

Il papa durante la preghiera con i fedeli rimasti fuoriLa chiesa di Santa Maria Josefa del Cuore di Gesù in via Marcello Candia ha ospitato la visita del Santo Padre che per la  tredicesima volta incontra una parrocchia della diocesi di Roma.

Oltre tre ore di visita hanno immerso Papa Francesco nel bagno di folla a cui ormai siamo tutti abituati a vederlo domenica 19 febbraio. Ha incontrato i giovani, i malati, i catechisti, tutta la comunità parrocchiale che si riunisce attorno alla chiesa di Santa Maria Josefa del Cuore di Gesù, si è fermato per le foto, per le domande, ha scherzato e ironizzato sulla sua elezione a papa, indicando come uno dei “colpevoli” il cardinale che gli era accanto, monsignor Agostino Vallini. “Come si diventa papa? –  chiede improvvisamente ai ragazzi presenti – Si paga per diventare papa? No, ora ve lo spiego. [I cardinali] si riuniscono, parlano dei pregi di uno e dell’altro, ma soprattutto si prega”. E sarà proprio la preghiera il centro di tutta la sua visita.

Papa Francesco saluta i fedeli“Lo Spirito Santo aiuta l’elezione, ma serve molta preghiera”. Così quando va in mezzo ai malati gli viene chiesto dei momenti difficili della sua vita, e il Papa ha ricordato il periodo in cui a vent’anni ha rischiato di morire per un’infezione che gli ha causato l’asportazione di un pezzo di polmone. “La vita non è stata facile con me –  ha detto più volte, ed è per questo che chiede – Pregate per me. Pregate per il Papa”. E ricorda di come il rancore e la vendetta non siano sentimenti cristiani. “Dire ‘la pagherai’ non appartiene al linguaggio del cristiano. La preghiera e il perdono allontanano le guerre. E quante guerre ci sono nel mondo? Quanti bambini muoiono?”. Papa Francesco invita a non farsi tentare dall’odio, dal desiderio di vendetta: “La preghiera è un antidoto contro l’odio e contro le guerre. Quante famiglie si rovinano per il desiderio di fargliela pagare? Quanti quartieri si rovinano?”, ripetendo il concetto analogo che aveva esposto quella mattina all’Angelus in piazza San Pietro: “La vera rivoluzione cristiana è il rifiuto della violenza”. Per questo : “Si deve pregare per i nemici, pregate affinché ogni cuore indurito dall’odio si converta alla pace”.

Viene poi celebrata la messa, cantata da tutti i fedeli dentro e fuori la chiesa. E alla fine ecco il Papa che esce, salutato dalla voce dei bambini che non sono riusciti a entrare dentro che scandiscono “Papa Francesco” come fosse un coro da stadio. Il Santo Padre si avvicina e ringrazia tutti. “Grazie per essere qui, a pregare insieme. A pregare per tutto il quartiere, per la parrocchia. Saluto tutti voi, fedeli cattolici, anche musulmani, e per tutti voi chiedo la benedizione del Signore”.

Infine la richiesta, ribadita ancora un’ultima volta: “Pregate per me. Pregate per il Papa”. Flavio Quintilli

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