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Ponte di Nona. Che fine hanno fatto i profughi?

PROTESTE IN PREFETTURA 3Non si hanno più notizie dei 13 richiedenti asilo espulsi lo scorso 12 febbraio dal centro d’accoglienza Namastè,  in via Giorgio Grappelli. L’Assessore alle Politiche Sociali Francesca Danese ha trovato loro una sistemazione, che rimane comunque ignota. Nemmeno dall’Usb arrivano informazioni.
A febbraio la loro vicenda aveva suscitato grande clamore e tutti ne hanno parlato, forse perché erano legati ad un mondo, quello dei centri d’accoglienza, che da qualche mese a questa parte fa sempre notizia. Ora che però non fanno più notizia, di loro pare non importare più niente a nessuno. Parliamo ovviamente dei 13 richiedenti asilo espulsi lo scorso 12 febbraio dal centro d’accoglienza Namastè, a Ponte di Nona. Ragazzi di Mali, Sierra Leone e Costa d’Avorio che il 19 gennaio avevano osato protestare per il prolungarsi della mancata concessione dei pocket money, ovvero del kit igienico mensile e della diaria di 2,50 euro data in forma di beni come l’abbonamento per il trasporto urbano, le ricariche telefoniche, i tabacchi e i buoni pasto.
Protesta cui il centro d’accoglienza, gestito dalla cooperativa Eriches di Buzzi, oggi commissariata, aveva risposto con una relazione indirizzata alla Procura di Roma, in cui i ragazzi venivano accusati di aver violato le regole del centro. Relazione che ha portato poi all’ordinanza della Prefettura che escludeva i protestanti dalle misure d’accoglienza. Il 12 febbraio i ragazzi furono costretti ad abbandonare il centro: intervennero anche gli agenti del Commissariato Casilino Nuovo e sei dei protestanti passarono la notte in Commissariato con l’accusa di “violenza privata” e “resistenza”. Trovarono assistenza dal giorno seguente grazie all’interessamento dell’Usb, nella persona di Aboubakar Soumahoro, dell’esecutivo nazionale del sindacato di base.
Grazie all’intercessione del Presidente del Municipio VII Susana Fantino, trovarono ospitalità per quel fine settimana presso la Parrocchia San Gabriele dell’Addolorata, in via Ponzio Comino.  Poi, assistiti dai sindacalisti dell’Usb, due giorni di proteste sotto la sede della Prefettura per chiedere il reintegro nel circuito d’accoglienza. Con esito negativo. Si sono visti per l’ultima volta lunedì 23 febbraio in piazza dell’Esquilino, in occasione della manifestazione “Senza Paura”, che ha visto richiedenti asilo e operatori protestare fianco a fianco contro quelle le inaccettabili condizioni in cui versa il mondo dell’accoglienza. E ora? Che fine hanno fatto? Dove sono? Abbiamo provato ad ottenere informazioni dai sindacalisti dell’Usb che hanno offerto da subito sostegno agli “espulsi”: ”Quello che posso dire è che l’ordinanza della Prefettura è ancora in essere, quindi i ragazzi rimangono esclusi dai sistemi d’accoglienza” ha nicchiato Aboubakar Soumahoro. Vero, i ragazzi non sono stati reintegrati, ma certo non potevano esser lasciati per strada. Sono stati presi a carico dall’Assessore alle Politiche Sociali Francesca Danese, che ne ha disposto il trasferimento in un’altra struttura.
Dall’Assessorato hanno confermato la notizia, non specificando però né dove sia ubicato il nuovo alloggio né di che tipo di struttura si tratti. Non è però un centro d’accoglienza. La scelta di non fornire indicazioni precise potrebbe essere ricondotta alla volontà di tutelare la sicurezza dei profughi: mesi fa, ad esempio, l’esodo dei minorenni di Tor Sapienza all’Infernetto aveva scaldato gli animi dei cittadini del quartiere e limitrofi. Un’ipotesi. L’incertezza regna sulla vicenda e su un gruppo di ragazzi che, esclusi dall’unico sistema di cui possono far parte, rischiano di diventare degli apolidi. Matteo Muoio

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