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Ponte di Nona case popolari. Un movente passionale dietro il duplice omicidio

morti pdnSono passate da poco le 23 di lunedì 26 ottobre, in via Raoul Follerau, quando la calma apparente viene interrotta da alcuni colpi di pistola. Perdono la vita Fabrizio Ventre 35enne, e Mirko Scarozza 26enne. Arrestato un indiziato.

“Lo sapevo che andava a finire così”, è la frase che sussurrano i residenti delle palazzine popolari all’incrocio tra via Raoul Follereau e via Berta Von Suttner. Incontriamo Martina la compagna di Mirko ed ex compagna di Fabrizio, con il quale  aveva due bambine. Un movente passionale dietro il duplice omicidio di questi due ragazzi che hanno perso la vita. Fabrizio Ventre era residente proprio a Ponte di Nona case popolari. Mirko, invece, era originario di Borghesiana. Secondo i racconti dei conoscenti e amici, Fabrizio Ventre era uscito da poco dal carcere e stava scontando la pena agli arresti domiciliari. Il ragazzo non si rassegnava al fatto che Martina avesse una relazione sentimentale con Mirko Scarozza. Proprio Martina, 23 anni, ci racconta che la storia con Fabrizio era finita per la vita che lui conduceva. “Non sopportava – ci spiega un amico –  il fatto di sapere che Mirko Scarozza vivesse nella casa che prima era sua, non tollerava il pensiero che un altro accudisse le sue bambine”. I testimoni raccontano che da tempo la situazione si era fatta tesa. “Ogni volta che Fabrizio vedeva dalla finestra Mirko Scarozza – raccontano gli amici –  non mancava di rivolgergli parole pesanti. Mai però minacce di morte”. Lunedì 26 ottobre il triste epilogo. Fabrizio Ventre incontra  Mirko Scarozza, poco distante dalla casa del primo. I testimoni raccontano che a sparare per primo sarebbe stato Fabrizio: due colpi di pistola contro Mirko, ferendolo gravemente. Sarebbe stata una terza persona, dall’identità ancora ignota, ad aver sparato contro Fabrizio, colpendolo alla testa. L’assassino avrebbe agito arrivandogli alle spalle. Alla vista dei due corpi a terra, qualcuno chiama il 118. Arriva sul posto anche Martina che nella disperazione cerca di rianimare Mirko. Dopo circa 20 minuti arrivano i soccorsi, i due corpi vengono trasportati in codice rosso all’ospedale di Tor Vergata. Mirko, purtroppo, arriva al nosocomio senza vita. Fabrizio invece muore durante un intervento chirurgico alla testa. La sorella di Martina commenta: “Lei stava tentando di rifarsi una vita e di dare un futuro alle bambine“ .

Sul duplice omicidio indagano i Carabinieri della Compagnia di Tivoli. La scena del duplice delitto era stata ‘ripulita’ prima dell’arrivo dei militari. Non sono quindi stati trovati armi o bossoli. Per i corpi dei due ragazzi è stata disposta l’autopsia dall’Autorità Giudiziaria . Nella serata del 29 ottobre è stato fermato a Bologna un indiziato dai Carabinieri del Comando Provinciale di Roma, in collaborazione con i militari del Comando Provinciale di Bologna. Per l’uomo è stato convalidato il fermo e messo in custodia cautelare con l’accusa di aver partecipato alla sparatoria. Dopo i fatti, l’indiziato avrebbe lasciato Roma per rifugiarsi da alcuni conoscenti residenti a Bologna.

morti pdn2La tragica storia di Fabrizio e Mirko, come era ipotizzabile, è balzata alle cronache di tutti i giornali. “Ponte di Nona come il Bronx”, “Suburra a Ponte di Nona”, nessuno che si sia fermato a riflettere sulle cause per cui due ragazzi siano arrivati a sparare. Qui si sente pesante l’assenza delle Istituzioni, non solo per la totale mancanza di vigilanza, ma per tutto ciò che riguarda i servizi. Ragazzi costretti a delinquere fin da giovanissimi, ai quali lo Stato non ha mai offerto un’alternativa. Quartieri ghetto, emarginati anche dai cittadini delle zone limitrofe. Ragazzi etichettati, isolati, che come unico linguaggio imparano fin da piccoli quello della sopravvivenza, dove il forte vince sul più debole. Una sorta di selezione della ‘specie urbana’ su cui non si ha interesse a investire. Nessuno vuole davvero capire perché a Ponte di Nona, case popolari, si muoia per rivendicare la propria supremazia. Nessuno a piangere quelle vittime, considerate spesso ‘merce avariata’. Due bambine oggi sono orfane di padre, due giovani vite si sono spezzate, una giovane donna è rimasta sola. Padri, madri, fratelli, sorelle, amici con un’unica colpa, quella di essere cresciuti nella parte sbagliata della città.  Eppure, proprio in questa parte della città si respira il senso di solidarietà e comunità che molti quartieri, che guardano dall’alto in basso questi ‘figli di un dio minore’, se lo sognano. Massimiliano Missori

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