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Ponte di Nona case popolari, quale futuro per il Punto Verde Qualità?

centroMentre l’amministrazione M5s è in procinto di aprire un ufficio anagrafico all’interno del centro commerciale Roma Est, molte aree pubbliche continuano ad essere completamente abbandonate o a vivere solo grazie all’impegno di associazioni e cittadini. Come l’ex PVQ.

Sono state molte, negli ultimi anni, le iniziative con cui i comitati territoriali hanno richiesto all’Amministrazione comunale di riappropriarsi del Punto Verde Qualità (PVQ) di Ponte di Nona, riqualificandolo e collocandovi uffici e servizi di pubblica utilità. Anche per questo, dalle parti di via Don Primo Mazzolari ha destato sconcerto la decisione con cui la maggioranza pentastellata, nel Consiglio Municipale dello scorso 22 marzo, ha votato la risoluzione proposta dalla Commissione Commercio presieduta da Gemma Smeragliuolo, atto che impegna il Municipio ad accordarsi con la proprietà del Centro Commerciale Roma Est per l’apertura di un distaccamento dell’Ufficio Anagrafico.

La decisione della giunta ha sollevato enormi polemiche da parte delle opposizioni, che hanno rinfacciato al M5S municipale la mancanza di trasparenza nell’espletare un servizio pubblico attraverso l’accordo con un privato che ha interessi economici molto forti nel Municipio.

“Perché collocare un ufficio pubblico proprio all’interno del centro commerciale?”- si chiede Walter Aquilini del centro Polivalente Nino Moroni – perché accordarsi con un privato quando nel municipio abbiamo strutture enormi abbandonate, come l’area dell’ex sala scommesse ‘Venezia Bet Palace’ all’interno dell’ex PVQ?”.                                          “La petizione e la raccolta firme che abbiamo promosso, sottoscritta da più di 1300 persone – prosegue Aquilini – chiedeva al Municipio di destinare all’ufficio Anagrafico proprio l’area dell’ex sala scommesse, ma evidentemente è rimasta inascoltata”.                                                                                                                                                                              Se da un lato il Municipio lamenta la mancanza di fondi per la messa in sicurezza della struttura (e di molte altre analoghe), dall’altra sembra manifestare – almeno sulla carta – la volontà di riutilizzare l’area per destinarla a servizi sociali, culturali e sportivi utili al territorio. Ma la diffidenza delle associazioni rimane alta: ”Dicono che dobbiamo riconsegnare le chiavi del centro polivalente (oggi occupato, ndr), ma è grazie a noi che quel centro vive come centro di aggregazione.Dobbiamo riconsegnare le chiavi per tenerlo chiuso? Non è giusto che resti chiuso, nel tempo abbiamo organizzato corsi di italiano per stranieri, corsi anti bullismo, cineforum, attività per anziani e meno anziani. Almeno fino a quando non avremo garanzie rispetto alla partecipazione dei cittadini del quartiere nella costruzione dei futuri bandi non ci faremo da parte”.

Proprio il centro polivalente Nino Moroni ha organizzato lo scorso 12 aprile un’assemblea pubblica, nella quale si è deciso di proseguire nella richiesta – all’amministrazione municipale – di apertura di un segretariato sociale, uno sportello che possa raccogliere le istanze e i disagi dei (molti) cittadini in difficoltà della zona. “Il M5s – chiude Aquilini – ha vinto le elezioni dicendo di rappresentare i cittadini. E siamo proprio noi cittadini che abbiamo denunciato, ancora prima di Mafia Capitale, che l’asilo nido qui presente era chiuso da sei anni, con centinaia di bambini che ne avevano bisogno. Nessuno può pensare di cancellare la storia del territorio, e con questa il coraggio e l’impegno dei cittadini. Noi andiamo avanti”. Sebastiano Palamara

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