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Policlinico Casilino: la minaccia della privatizzazione

policlinico_casilino_Nei prossimi mesi potrebbe cominciare il trasferimento di 80 medici verso altre strutture sanitarie romane e la conseguente privatizzazione della struttura, che verrà staccata dall’Asl RM B. Oltre ai dubbi sull’effettiva utilità dell’operazione si prospettano ingenti disagi per gli utenti.

Sono 63.000 accessi nel 2014: il pronto soccorso del Policlinico Casilino si conferma un nodo ospedaliero necessario per il territorio Sud- Est della Capitale, una città nella città che conta più di 350.000 abitanti. Questi dati potrebbero subire un crollo sostanziale con una nuova manovra che si attuerà in poco più di 6 mesi. Le voci di ‘corridoio’ sono state rimpiazzate da quelle ufficiali: l’ospedale Casilino, l’ex Villa Irma, diventerà interamente a gestione privata a partire dai prossimi mesi.

Le prime manovre sono state presentate al personale infermieristico e medico nei giorni scorsi, colti come un fulmine a ciel sereno. Infatti 80 tra medici e primari storici della struttura saranno ricollocati in posti vaganti di altri poli ospedalieri pubblici della Capitale. La decisione dell’Asl RM B ha scosso tutti, in primis il corpo medico che ha plasmato e dato valore alla struttura in trent’anni di lavoro e che ora sente di lasciare la propria casa e i pazienti.

La questione del Casilino non include, però, perdita di lavoro per nessun dipendente. I medici ‘storici’ verranno impiegati in altri ospedali, gli infermieri e il personale OSS e ausiliario rimarrà intatto e nuovi dottori – in questo caso assunti dal privato – andranno a rinfoltire le file dell’équipe medica. “Abbiamo intenzione di lottare contro questa decisione – spiega un dipendente dell’Ospedale Casilino – anche se a rischio non c’è il nostro impiego. Non vogliamo tornare indietro e compromettere il servizio per i cittadini del territorio. I medici attuali conoscono le problematiche della zona, in loro risiede la fiducia di migliaia di utenti dell’ospedale che ogni giorno affollano le corsie del pronto soccorso e dei reparti”.

La struttura sanitaria conta circa 240 posti letto, divisi per i 15 reparti (tra cui Ginecologia, non presente al vicino Policlinico di Tor Vergata), e, consapevole dell’alto tasso di criminalità e disagio sociale presente, offre quotidianamente servizi fondamentali per la zona. Risultano presenti anche uno sportello rosa e un servizio Sap (assistenza con psicologo, sociologo, assistente sociale) che intervengono per situazioni sospette di violenze familiari, dichiarate e non. Attualmente il polo ospedaliero presenta una doppia gestione, un connubio pubblico- privato, giudicato positivo e ‘da esempio’ da chi fa parte dello staff interno.

Quando non arriva l’Asl RM B e la Regione Lazio per burocrazia o mancanza di fondi, l’intervento del privato (Eurosanità) è immediato ed efficiente. E lo stesso avviene sulla produttività della struttura, i cui organi effettuano dei controlli per evitare gli sprechi esagerati degli ospedali pubblici. Cosa succederà quando la struttura tornerà interamente privata e per quanto tempo durerà?

La decisione improvvisa potrebbe derivare dall’ipotesi di accorpamento dell’Asl Roma B – già di per sé gravata da inefficienze e problematiche – con l’Asl Roma C o da questioni politiche controverse che potrebbero legarsi ai trascorsi oscuri dell’ospedale o dal predominio di altre aziende ospedaliere che vedono nel Casilino un ostacolo. La storia dell’ex Villa Irma, infatti, risale ai primi anni Novanta, quando l’ospedale fu acquistato per 14 miliardi di lire dell’imprenditore Giuseppe Ciarrapico, condannato più volte per bancarotta fraudolenta e famoso per il suo impero delle acque minerali e padrone delle Terme di Fiuggi. Divenuto a gestione condivisa con l’Asl Rm B negli anni 2000, Ciarrapico detiene ancora – attraverso una complessa catena societaria – una quota di partecipazione di controllo del gruppo Eurosanità SpA. Se la gestione sarà solo relegata al privato molte cose cambieranno. L’ospedale avrà a disposizione un budget complessivo a cui dovrà attenersi:  garze, cerotti e siringhe potrebbero essere contati, come le medicine a disposizione.

Nel contesto della Sanità non si può lavorare in questo modo senza compromettere la qualità (e la quantità) del servizio per i fruitori. Inoltre, quando i medici verranno spostati, l’utenza (soprattutto anziani) ne risentirà. Il rischio in futuro potrebbe essere un calo dei pazienti e della qualità del servizio e di conseguenza alcuni spazi potrebbero essere esposti a tagli e chiusura se al privato con converrà più mantenerli. Oltretutto il calo delle possibilità di accoglienza ed economiche riverserà la popolazione verso gli ospedali vicini (Policlinico Tor Vergata, Ospedale di Frascati e il piccolo Vannini), già al collasso. Come verrà garantita l’assistenza ai cittadini? Melissa Randò

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