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Più si costruisce e più si crea emergenza abitativa

 

Arriva il bando di assegnazione per le case popolari a fine legislatura. Ma, viste le manovre urbanistiche che la giunta si prepara a votare, la soluzione non basta. I numeri dell’emergenza sono impressionanti.
Ottomila richieste di esecuzione di sfratto all’anno. Cinquantamila famiglie che dal 2000 al 2009 hanno fatto richiesta per una casa popolare, a fronte dei soli tremila alloggi consegnati dal 2003 al 2012. Cinquantamila alloggi invenduti. È questo il quadro preoccupante che emerge incrociando i dati di un’inchiesta del Viminale del 2010 e il Rapporto sulla povertà a Roma redatto dalla Comunità di Sant’Egidio nel 2011 e che fornisce l’allarme sull’incremento dell’emergenza abitativa nella Capitale. Un quadro desolante a cui il bando per l’assegnazione di alloggi di edilizia popolare, pubblicato il 31 dicembre dal Comune, non riuscirà a provvedere una vera soluzione. I numeri, infatti, sono impressionanti. La città detiene il record per il numero di famiglie in graduatoria per l’ottenimento di un alloggio di edilizia pubblica: sono 29.300 nuclei. Ma l’ammontare è destinato all’incremento visto che, 9 volte su 10, una famiglia che si vede recapitare un provvedimento di sfratto è inadempiente per morosità, e quindi in gravissime difficoltà economiche. Così, l’unica soluzione è quella di sperare di entrare in graduatoria per l’assegnazione di una casa popolare, il bando, invece, è rimasto bloccato per più di tre anni. L’ultimo, prima della pubblicazione del nuovo a fine anno, risale al 2009 quando l’allora Assessore alla casa Antoniozzi chiuse la graduatoria, promettendo però di riaprirla entro pochi mesi. Nel corso degli anni, invece, niente è stato fatto e il racket delle case che si liberano si è fatto via via più ampio e la compravendita in nero e la cessione agli “amici degli amici” degli alloggi popolari è diventato uno dei mercati più proficui della Capitale. Così la pubblicazione agli sgoccioli di legislatura, visto il tempismo con cui arriva in odore di voto, ha tutta l’aria di una manovra elettorale e presenterebbe, peraltro, secondo gli addetti ai lavori, alcuni coni d’ombra in merito al cambiamento dei criteri per determinare il punteggio di assegnazione. Intanto a Roma il canone medio di affitto per un appartamento in centro si aggira attorno ai 2.300 euro al mese mentre per le zone periferiche è di circa la metà. E mentre i costi si impennano e i numeri dell’emergenza abitativa levitano, nella città i metri cubi di edilizia privata continuano ad aumentare, le concessioni vengono autorizzate come se non ci fosse un domani, i nuovi palazzi spuntano come funghi per rimanere vuoti e Alemanno si prepara a varare una delibera per consumare nuovo suolo agricolo e farne housing sociale. Aveva promesso, a inizio legislatura, la costruzione di 5.000 alloggi popolari e invece si ritrova, a fine mandato, dopo un nulla di fatto, a mettere sul piatto un’ennesima manovra di speculazione per la rendita dei privati che non risolverà il nodo sociale e andrà a coprire una fascia diversa da quella dell’emergenza. Gli appartamenti, infatti, saranno destinati a chi potrà permettersi un affitto di 600 euro o, in alternativa, per quanto a prezzo calmierato, accendere un mutuo. È l’ennesimo sintomo di quanto le scelte in materia di politiche abitative a Roma non incontrino mai i veri bisogni dei cittadini più deboli ma solo quello dei costruttori. Comparando l’incremento dell’invenduto e l’aumento della popolazione senza un tetto, la correlazione è a senso unico: più si costruisce, più aumenta l’emergenza abitativa.
Silvio Galeano

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