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Pigneto’s Way, è ‘Cosa loro’

Pigneto's Way (1)Il quartiere è stato scenario nelle ultime settimane di blitz antidroga che hanno portato a numerosi arresti di persone legate al malaffare. E su una parte del rione si posa la putrida mano dalla Camorra.

Ore 18 di un giorno caldo e velato di sudore. Le mattonelle della neonata, ma già deforme, isola pedonale del Pigneto, riflettono il sole sui tavolini irregolari spostati sempre un po’ più in là dai proprietari per allargare l’ala esterna dei locali. A pochi passi dall’ingresso presenzia una camionetta della Polizia. “Vedi è semplice proprio davanti a te quel ragazzo sta salutando un potenziale cliente: stanno creando un contatto fra poco avverrà l’acquisto di droga”e subito le mani del ragazzo di colore sfiorano quelle di uno studente sulla ventina.

E’ roba da sabato sera con gli amici, ma è con questa scena, vista insieme ad un componente del Comitato Abitanti Pigneto – che ha preferito restare anonimo e chiameremo Cicerone perché ci ha fatto da guida – si apre il gangster-tour del Pigneto. L’isola pedonale non è nient’altro che la versione illegale di un mercato, qui infatti “si trova di tutto ma questo lo sai – mi spiega Cicerone – e come hai visto lo spaccio di stupefacenti di ogni tipologia avviene alla luce del sole”.

I meccanismi per alimentare questi affari sono ben consolidati dalla malavita “che si basa la manodopera sullo sfruttamento dei richiedenti asilo provenienti in maggior parte dall’Africa. I cavalli italiani – continua – lasciano in media un 400€ di dosi a ciascuno gli spacciatori guadagnano un quarto da questa cifra. Usano i richiedenti asilo perché perché non possano essere arrestati, a meno che non vengano colti in flagranza di reato, altrimenti sono rilasciati dopo poche ore come previsto dalla legge”.

Ma quello della traffico di droga è solo una copertura per un mercato più vasto: quello della prostituzione. “Gli stessi ragazzi – spiega Cicerone – vendono la droga solo per arrotondare, la loro principale attività è la prostituzione. Magari vedove, magari pazze, magari ninfomani, alla fine qualcuno paga la compagnia di questi aitanti ragazzetti di colore che vedi di tutto punto passeggiare per le vie. Un giorno ho ascoltato una conversazione folle – racconta Cicerone – c’era una signora che stava contrattando la prestazione sessuale. Questi però era troppo impegnato con un altro lavoro: ha chiamato subito un suo ‘collega’ rassicurando la cliente delle misure naturali del sostituto”.

A questo tipo di attività è circoscritta una precisa mappa criminale. “Fra il ponticello e l’area pedonale – spiega Cicerone – ci sono gruppi di persone legate direttamente alla Camorra. Tutti i maghrebini che vedi presidiare, paradossalmente tanto quanto la Polizia, nella zona iniziale del Pigneto sono tutti legati ad organizzazioni di stampo mafioso. Attraverso sentinelle in bici e a piedi – continua – controllano il giro di estorsione e di traffici illeciti, incluso il mercato delle armi da fuoco che essi stessi detengono”.

Cicerone poi racconta abbastanza affranto del giorno in cui un giovane è stato spinto addosso ad un ‘nasone’ – le tipiche fontanelle pubbliche di Roma – da un membro di questa frangia nordafricana legata alla Camorra “per il solo fatto di non averlo salutato, minacciandolo che lo avrebbe stuprato subito davanti a tutti se il fatto si fosse ripetuto” spiega.

Un quartiere che dovrebbe essere punto di riferimento per la cultura e ritrovo sociale, ma è sugli studenti che si basa l’ espansione del malaffare. “Il fatto che ci siano molti giovani studenti residenti in una zona diventata luogo di movida, fa sì che molte attività illecite prosperino sullo sfruttamento delle abitudini di questa ampia fetta di popolazione locale che spesso viene anche ‘fregata’ dei soldi senza ottenere la merce”.

Inutile dire come i maghrebini dell’altro guado “non siano minimamente infastiditi o toccati dai blitz periodici delle Forze dell’Ordine – racconta Cicerone – che mancano di un’azione investigativa importante con infiltrazioni e arresti mirati” conclude.

Le attività del C.A.P. (Comitato Abitanti Pigneto) come per esempio la distribuzione di semi di canapa, hanno un profondo valore simbolico: “Con la creazione di cannabis social club – dichiara Cicerone – tutti potrebbero avere un posto dove scambiare e piantare la marijuana senza dover attingere a fonti criminali”.

La diatriba sulla legalizzazione delle droghe leggere porterebbe alla fine del monopolio gestito dal malaffare, colpendo duramente la criminalità organizzata.

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