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Pigneto. Per contrastare lo spaccio la repressione non basta

Pigneto (1)Il Pigneto Social Club è un’associazione di cittadini che si batte per l’attuazione di politiche di riduzione del danno e per la legalizzazione: il modello è quello dei cannabis club spagnoli.

Il Pigneto Social Club si costituisce come associazione circa due mesi fa (la prima campagna di tesseramento è datata 28 novembre) . Riunisce consumatori e non consumatori di cannabis – al momento i tesserati sono circa una sessantina – e promuove il modello dei cannabis club come luogo per il consumo consapevole e sicuro, e come strumento efficace di lotta contro le narcomafie. Da sottolineare come l’associazione nasca proprio in un quartiere come Il Pigneto, che vive quotidianamente sulla propria pelle la realtà dello spaccio – non solo nelle strade – e dei fenomeni che allo spaccio sono strettamente legati: microcriminalità, episodi di violenza, risse.

Pigneto_social_clubDaniele Lauri, è uno  degli associati più attivi del Pigneto Social Club: “Ci battiamo per  riappropriarci del nostro territorio, che da qualche anno a questa parte è in mano agli spacciatori. Il senso d’insicurezza che si respira per le strade del Pigneto è sotto gli occhi di tutti, ma in questi  anni le nostre richieste e le nostre proposte sono rimaste inascoltate. Ci sentiamo rispondere che non ci sono fondi e le reazioni delle Istituzioni, quando ci sono state, si sono tradotte solo in operazioni incostanti e infruttuose di repressione”.

Il modello del cannabis club promosso dall’associazione, si rifà a quello spagnolo: luoghi di libero consumo all’interno dei locali associativi, di vendita di quantitativi stabiliti con l’associato, ma non a scopo di lucro. Tutto quello che viene ricavato è reinvestito nell’associazione stessa.

“Noi ci rifacciamo a questo modello, ma nel nostro progetto parte dei ricavi vorrebbe essere investita anche sul territorio: lì dove non arriva l’aiuto del Comune, vorremmo agire noi. Proprio per questo nel Pigneto Social Club ci sono anche non consumatori di cannabis”.

Per arrivare a questo,  però, è necessario un cambiamento legislativo a livello nazionale.

“Sappiamo che per veder realizzato appieno il nostro progetto c’è bisogno di un passaggio in Parlamento, ma le attività dell’Associazione non si limitano a promuovere la legalizzazione. Per riprenderci le strade del nostro quartiere, ad esempio, la repressione da sola è inefficace: vogliamo informare e proporre politiche di riduzione del danno. Qui al Pigneto c’è un continuo viavai di tossicodipendenti, ma non vediamo mai un operatore sanitario che parli con loro, che crei le condizioni per avviare con questi ragazzi un percorso di recupero. Senza contare che molti spacciatori stanno diventando a loro volta tossicodipendenti”.

Michele Liberati

 

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