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Pigneto. Laura Cristinzio racconta il suo “A Pier Paolo Pasolini”

Opera Pigneto ''A Pier Paolo Pasolini''Laura CristinzioParla l’artista napoletana dopo la nuova richiesta di smantellamento dell’opera situata nel quartiere Pigneto di Roma.

“Questa struttura è arrugginita ed è pericolosa per tutti, soprattutto per i bambini che potrebbero andare a toccarla, è posta al centro di una fontana senza acqua, dunque ancora più pericolosa. Inoltre essendo Pasolini un personaggio importante del quartiere non riteniamo sia degnamente rappresentato da questa opera, dal nostro punto di vista orribile!”. E’ quanto si legge nella petizione lanciata dal gruppo Facebook “Noi del Prenestino Labicano” su sito Change.org, un ennesimo tentativo di smantellamento dell’opera “A Pier Paolo Pasolini” di Laura Cristinzio, scultrice originaria di Napoli rimasta fino a poche settimane fa sconosciuta ai cittadini della periferia est di Roma e che, in occasione delle nuove critiche sollevate nei confronti della sua opera, ci ha raccontato la storia della scultura situata in Piazza Eratostene e dedicata a uno dei più grandi miti della cultura italiana.

Come nasce l’idea di quest’opera?

Un lavoro su commissione con specifica richiesta di realizzare una stele dedicata a Pier Paolo Pasolini. L’opera doveva essere compresa nell’ambito del programma di riqualificazione Urbana del Pigneto e in data 11 marzo 2005 il progetto e il modello della mia opera ha avuto il parere favorevole della Sovrintendenza ai Beni Culturali.

Qual è il suo significato? Nasconde forse una provocazione?

Nella scultura ho voluto sintetizzare l’ideologia del cambiamento ed il rapporto con il ‘potere’ che Pasolini, dovette affrontare partecipando in maniera attiva alla grande trasformazione che stava avvenendo negli anni 60. L’opera è pensata come una grande ‘pala d’altare’ ed esprime la forza del passato e l’amore per la grande tradizione italiana che il regista provava. Una doppia lastra di acciaio Cor-ten, nella sua nuda realtà di materia senza patine, si presenta come già consumata dal tempo, come invecchiata, ed appare ferruginosa a rappresentare una certa mentalità borghese ed un pensiero politico di quegli anni che bloccavano e frenavano gli impeti del cambiamento. Il taglio sinuoso dell’acciaio accoglie il “cuore” della scultura, una forma di colore rosso che è il fulcro di tutta l’opera, simbolo della prorompente creatività di Pasolini poeta, scrittore e regista: allude alle idee nuove che egli esprimeva e alla forza penetrante delle sue critiche rivolte al sistema politico. La sua poesia e tutta la sua inventiva di regista sono rappresentate come la pellicola di un film, strisce realizzate da me con metacrilato  rosso fluo trasparente, che sinuosamente alloggiano nello spacco.

Come ha reagito di fronte alle nuove richieste di smantellamento avanzate dai cittadini e al fatto che sia stato interpellato persino Vittorio Sgarbi?

Mi sorprende molto questa cosa perché ho partecipato all’ultima Biennale di Sgarbi. Che confusione si genera quando non si spiegano le cose! E che squallore tutta questa lunga e triste vicenda. Il luogo che volevano riqualificare è abbandonato, la committenza si è dimostrata manchevole della completa sistemazione del luogo. Regna l’incuria, il progetto non è stato rispettato, manca l’acqua nella vasca (sporca) e una targa esplicativa dell’intervento artistico, oltre al collegamento elettrico per i 96 led posti tra le due lastre della scultura. L’unica persona penalizzata sono io e da anni attendo una inaugurazione e una sistemazione dignitosa del luogo in questione. Questo succede quando di mezzo c’è troppa burocrazia e i cittadini dovrebbe piuttosto chiedere spiegazioni. Jacopo Ventura

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