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Pigneto: il quartiere reclama il Nuovo Cinema Aquila

aquilaFa discutere l’assegnazione della sala alla “Fondazione Cinema per Roma”.

Da proprietà della malavita a bene del Comune, dalla riapertura intesa come simbolo di rinascita del cinema di periferia alla nuova chiusura della scorsa primavera, fino ad arrivare all’esito negativo del bando per la gestione: sembra davvero non esserci pace per il Nuovo Cinema Aquila, una della più note sale cinematografiche della periferia romana.

Nei giorni scorsi il Cinema ha beneficiato del progetto di “Alice nella Città”, parallelo al Festival del Cinema di Roma, che ha consentito a questo e a un altro importante cinema del Pigneto, l’Avorio, di tornare in funzione per alcuni giorni. Ma, se per l’Avorio si è trattata di una riapertura dopo tanti anni, ben diverso è il discorso per l’Aquila, rimesso in funzione nel 2008 dopo essere stato affidato alla gestione di una cooperativa sociale (come da prassi legale per i beni immobili sequestrati alla malavita) e operante come centro di aggregazione culturale del quartiere Pigneto, oltre che come vero e proprio cinema d’èlite. Questo fino al giugno 2015, quando il Cinema è stato chiuso e la concessione per la sua gestione revocata a seguito di situazioni debitorie, con l’intenzione (almeno dichiarata) di ripresa dell’attività nel successivo mese di ottobre. Nel frattempo, però, il bando si è svolto e ha dato esito negativo: nessuno dei quattro candidati che hanno presentato domanda sembra abbia posseduto i requisiti necessari alla conduzione del Cinema. O meglio, uno su tre li avrebbe avuti, ma il progetto presentato non è andato oltre il vaglio comunale e la gestione non è stata perciò assegnata. A questo punto, anziché procedere a un nuovo bando, il Comune ha scelto di affidare il Cinema alla “Fondazione Cinema per Roma”.

Stando alle dichiarazioni dell’Assessore alla Cultura e allo Sport Giovanna Marinelli, la soluzione adottata mira alla tempestiva riapertura del Cinema per l’inizio del nuovo anno: il problema, oltre alla via di assegnazione diretta che, di fatto, ha scavalcato la valenza del bando, è che non si parla di una cooperativa con intenti sociali, in quanto tra i soci fondatori figurano enti quali la Regione Lazio, la Camera di commercio e la Provincia di Roma, oltre alla stessa Roma Capitale. Risulta perciò evidente, come appare anche nel comunicato di “Progetto Arthouse Pigneto”, che la questione dell’assegnazione stia esulando dai contesti previsti dalla legge che, come detto, per i beni confiscati alla malavita prevede una nuova gestione da parte di soggetti sociali operanti sul territorio (scelti dopo regolare graduatoria, se in possesso dei requisiti necessari): “È questo lo scippo del Pigneto – si legge nel comunicato – Hanno scippato al quartiere l’interazione con il Cinema Aquila; hanno scippato al Cinema Aquila le valenze sociali, di aggregazione, di integrazione; hanno scippato al Pigneto gli investimenti che la cooperativa sociale vincitrice obbligatoriamente avrebbe anche operato sul territorio, nonché le assunzioni e tutto l’indotto”.

Consequenziale, perciò, la protesta degli abitanti del quartiere, già paventata al momento della chiusura e che spazia su vari fronti, dalla tempistica del ripiego sulla Fondazione (appena qualche ora) dopo l’esito del bando, alla valenza della legge antimafia (Decreto legislativo n.159 del 6 giugno 2011). La questione, ora, è se la decisione sia o meno, come appare molto probabile, passibile di ricorso e quali sarebbero, in caso, le conseguenze per il futuro del Cinema, oltre che dei suoi lavoratori. Fatto sta che la gestione del bando sembra quantomeno essere stata affrontata con leggerezza e poco riguardo verso i cittadini del Pigneto che, ancora una volta, rivendicano il diritto a essere partecipi del miglioramento del proprio quartiere. Anche e soprattutto attraverso la cultura. Damiano Mattana

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