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Pigneto: il mercato continua a essere desolato

mercato+ spacciatoriPochi banchi e ancor meno clienti, lo storico Mercato Casilino non guadagna lavoro dal ritorno sull’isola pedonale.

Da qualche settimana il Mercato Casilino è tornato nel tratto pedonale di via del Pigneto, sua sede originaria. Alle 11 di un soleggiato mercoledì mattina di fine ottobre i banchi sono solo 8 e tutti esclusivamente ortofrutticoli. La clientela è poca e questo ci consente di raccogliere con tranquillità le impressioni dei titolari dei banchi: “Quando in un mercato mancano macellai, pescivendoli, vestiario e casalinghi le persone preferiscono andare in qualche altro luogo e trovare tutto uscendo una volta sola – spiega Francesco la cui famiglia detiene la licenza per questo banco dal 1929 – i vecchi commercianti non hanno potuto sostenere la spesa per la postazione mobile anche perché nessuno dei loro figli ha continuato a mandare avanti il commercio di famiglia. Fino ai primi anni del 2000 questo mercato era fiorente, fornito e molto frequentato”.

Proprio quello di detenere una postazione mobile è il requisito indispensabile per avere ottenere i permessi di commercio nell’area. I chioschi fissi sono stati rimossi per liberare gli spazi da comodi anfratti per traffici illeciti e favorire una maggiore fruibilità dell’area. Nonostante ciò la situazione non sembra essere cambiata, due mercati si fronteggiano: i banchi da una parte e i soliti spacciatori dall’altra, tutti offrono la propria merce, legale e non, con la stessa manifesta carica persuasiva.

Un altro commerciante veterano del mercato, il signor Giovanni, (Einstein per gli avventori del suo banco), fornisce una spiegazione sociologica allo scarso riscontro di domanda e offerta: “La crisi che sta colpendo questo mercato deriva dal cambiamento della situazione abitativa e del nucleo familiare: prima c’erano madri che venivano a fare la spesa per famiglie di 7 o 8 persone e potevano ancora permettersi di vivere nel quartiere dove spendevano i loro soldi, oggi con 3 figli devi cercarti casa nell’estrema periferia. Gli studenti li vedi piuttosto consumare un pezzo di pizza o comprare cibi confezionati e buona parte delle famiglie sono nuclei monoparentali che consumano pochissimo”.

Da queste considerazioni si evince che alla radice dello scarso successo del Mercato Casilino c’è un complesso groviglio di problemi di natura urbanistica, sociale e gestionale del territorio. Se un ciuffo di lattuga rimane a marcire sui banchi del mercato è anche perché non ci sono controlli appurati sulla situazione affittuaria negli stabili del quartiere; non viene incentivata la presenza di commercianti e i lavori sulle infrastrutture non vengono inseriti in una progettualità più ampia e meno “palazzinara”, che riguardi cioè le persone più che gli appalti.  Marco Severa

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