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Pigneto. Blitz allo studentato Point Break, sgomberati gli studenti occupanti

11160557_578703392232587_4645910229213269808_nIrruzione della Polizia all’interno dell’edificio abbandonato e occupato dagli studenti. Dopo lo sgombero in Municipio per chiarimenti.

Nemmeno il tempo di metabolizzare l’incontro tra i movimenti di “Decide Roma” e la giunta del neo sindaco Virginia Raggi, andato in scena in Piazza dei Sanniti, ai piedi del Cinema Palazzo, lo scorso 20 luglio, che lo studentato Point Break, situato in via Fortebraccio 30, zona Pigneto, subisce un improvviso sgombero da parte della Polizia di Stato. È il 21 luglio scorso, metà mattinata: non sono passate nemmeno 24 ore.

Un risveglio alquanto brusco per la Roma del sociale, toccata davvero nel vivo appena qualche ora dopo una partecipata assemblea che, al contrario di quanto si sarebbe in seguito verificato, aveva lasciato trasparire qualche buon auspicio, attraverso le parole del nuovo assessore all’urbanistica Paolo Berdini e la testimonianza di Carmine Piscopo, rappresentante della medesima carica a Napoli, nella giunta De Magistris. Si erano riaffermate possibilità già paventate, invocate da lungo tempo dalla fascia socialmente attiva di Roma: una riorganizzazione giuridica dal basso, una nuova negoziazione sociale, un po’ più aperta e sbrigliata dalle strette convenzioni politiche.

13680550_742904072479184_7151390998957841094_nInvece, alle 9 del mattino successivo, l’irruzione è già compiuta e gli occupanti dello studentato di via Fortebraccio 30, riabilitato e occupato ormai dal 2009, si ritrovano sui marciapiedi, in marcia verso via di Torre Annunziata, sede del Municipio V: ad attenderli, un’amministrazione territoriale ignara dell’operazione quanto della realtà di Point Break. Un’amministrazione disposta all’ascolto, anche se risulta sin da subito evidente che non è certo lì la soluzione del problema.

Nel frattempo arriva qualche bilancio: 1 arresto, 9 denunce, e “un’occupazione di matrice filo-anarchica, riconducibile all’area della sinistra extra parlamentare e dei centri sociali autogestiti”. Questo quanto emerge da una nota della Questura, nella quale viene peraltro specificato il reperimento, all’interno dell’edificio, di oggetti quali “mazze,  aste per bandiere, caschi protettivi, alcuni fumogeni e manifesti vari di propaganda politica filo anarchica”. Si diffonde anche una foto inerente.

Ma non è tutto: l’operazione registra, sempre all’interno dello spazio occupato, “un’intensa attività di spaccio”, riconducibile ad alcuni libri contabili e a un ragazzo fermato per detenzione di marijuana. Le 9 denunce vertono oltre che sull’occupazione abusiva, sul furto aggravato di energia elettrica, con danno all’erario stimato in circa 500mila euro, a fronte dei 7 anni di occupazione e utilizzo illecito.

Nel frattempo, senza giungere a vere e proprie soluzioni, “l’occupazione” del Municipio si consuma lentamente e le camionette della Polizia si allontanano. Tutto torna nella norma. O forse no. Restano alcune cose da capire: al netto dell’azione amministrativa del reggente Commissario prefettizio Tronca, rimangono ancora poco chiare le linee di azione che la nuova giunta intende adottare in merito alla questione spazi sociali. Un’apertura al dialogo immediato, tenendo conto del valore sociale delle realtà autogestite, magari rivedendo alcune posizioni giuridiche? È quanto in parte emergeva dall’assemblea del 20 luglio e quanto, in gran parte, è stato smentito nelle prime ore del giorno successivo. Va però tenuto conto della questione privati, come nel caso dello stabile occupato da Point Break, tuttora sotto l’egida di un proprietario, al di là dell’abbandono e del degrado che ne avevano favorito l’occupazione e la conseguente attività socio-culturale. In tale contesto l’amministrazione comunale resterebbe ai margini della questione.

E ancora: è lecito occupare uno spazio consapevoli appartenente ad altri? Legalmente no, ma se lo spazio in questione fosse in stato di abbandono e covo di degrado? In fondo la questione “realtà sotto sfratto” ruota attorno a questo: occupazione, riqualificazione, attività sociale. Può esistere un compromesso tra le parti? Decisamente complicato, sia che a giocare la partita sia un privato, sia l’ente pubblico. Il vero “punto di rottura” è stato finora questo: dall’assemblea di “Esc”, lo scorso febbraio, durante la quale si auspicava la creazione di una Carta di Roma e l’applicazione di una moratoria giubilare che azzerasse il debito a fronte dell’opera sociale di lotta al degrado, fino allo sgombero dello studentato, non sembra di essere molto più vicini a una vera e propria risposta.

Damiano Mattana

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