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Piano di Zona Grotte Celoni: un diluvio di cemento!

Fulvio Magnani, Virgilio Consoli e Maurizio Russo

Fulvio Magnani, Virgilio Consoli e Maurizio Russo

È l’ultimo regalo di Alemanno ai costruttori, approvato proprio nelle ultime ore di Giunta. I CdQ di Villaggio Breda, Gaia Domus, Villa Verde e Fontana Candida fanno ricorso al Tar ma l’Amministrazione si chiude a riccio. Nessuna ritrattazione per ora.

È la sera del 23 maggio. Proprio sul filo di lana la Giunta presieduta dal sindaco Alemanno, su proposta dell’assessore Urbanistica Marco Corsini,  approva  tre delibere per l’assegnazione di altrettanti piani di zona. Arriva il colpo di scena: insieme a Cecchignola Nord e Tenuta Vallerano spunta clamorosamente anche il piano per Grotte Celoni. Ancora in stand-by invece la deliberazione del Comune su Casale Cesaroni. Il progetto prevede un’immensa densificazione urbana. 60 palazzine di 5/6 piani, 1200 appartamenti con 4500 abitanti in una zona ad alto valore ambientale vicino ai Castelli Romani, come definito proprio dal Comune(!) e dalla Regione. Riesce dunque alla Giunta ciò che il Consiglio aveva fallito la notte del 10 aprile con la bocciatura del Masterplan a Tor Bella Monaca: il VI Municipio è lasciato agli avidi interessi dei palazzinari.
Al termine della giornata un soddisfatto Alemanno dichiarava: “I privati devono ora solo stipulare le convenzioni per avere in consegna le aree, costituirsi in consorzio unico per realizzare le opere di urbanizzazione e iniziare a costruire”. Corsini ha rincarato la dose: “’Si tratta di un passo fondamentale della manovra di completamento del secondo PEEP (Piano edilizia economica popolare). Diamo così una risposta ai tanti che attendevano da anni di poter avere un’abitazione a prezzi e canoni calmierati). Abbiamo mantenuto l’impegno assunto nei confronti dei cittadini”. E infatti i cittadini si sono mostrati tanto entusiasti del piano da aver presentato immediatamente – aprile 2011 – ricorso al Tar, grazie ai CdQ di Villaggio Breda, Gaia Domus, Villa Verde e Fontana Candida. Il motivo sembra chiaro:” È stato tutto deliberato all’improvviso – dice Maurizio Russo Presidente CdQ Fontana Candida – senza il parere dei residenti! Evidentemente c’era un accordo celato che doveva andare in porto a tutti i costi. Sul sito del Comune non c’è il progetto ma solo la nota della delibera”.
Già si conoscono alcuni dettagli: “Arriveranno palazzi su via di Grotte Celoni e via del Torraccio. L’impatto di questi mostri sul territorio sarà grandissimo. Non solo non si vedranno più i Castelli, ma il traffico sarà congestionato. Pensano a uno stradone a doppia corsia – dall’incrocio tra via Gagliano del Capo e Via del Torraccio – confluente nel parcheggio di Grotte Celoni, un tratto già affollatissimo”. L’amministrazione sin dal 2011, quando fu organizzato il piano di zona, ha fatto orecchie da mercante. Afferma un rammaricato Fulvio Magnani, Presidente CdQ Gaia Domus: “Ci siamo rivolti a tutta la filiera amministrativa del Comune: Di Cosimo (Presidente Commissione Urbanistica Roma Capitale), De Priamo (Presidente Commissione Ambiente Roma Capitale), poi Alemanno e anche Corsini. Questo dopo un incontro qui in Municipio ci ha dribblato varie volte. Abbiamo anche fissato incontri programmati a cui non si è mai presentato. Ci ha solo fatto parlare con un architetto “ammaestrato” che ripeteva sempre le stesse cose”. Ma il peggio deve ancora arrivare: “Siamo arrivati alla Sovrintendenza Beni Archeologici – continua Fulvio – dopo vari tentativi per un colloquio il responsabile mi ha elegantemente scaricato ad un ingegnere delle Isveur, uno degli enti che coordina il Piano di Zona! In pratica la Sovrintendenza che deve proteggerci ci ha scaricato all’ente costruttore”.
In attesa di un verdetto intanto il ricorso al Tar viene arricchito di schede tecniche dagli architetti e ingegneri interpellati dai cittadini. I residenti intendono soprattutto dare un messaggio chiaro: loro non sono contrari a un progetto di riqualificazione così come a nuove abitazioni. Sono contrari al deturpamento dei loro quartiere per gli interessi di pochi, alla cementificazione coatta senza servizi e al sovraffollamento senza uno spazio verde e senza spazi aggregativi. Per questo i CdQ hanno proposto il ritiro del piano di zona o un tavolo col Comune per migliorare il progetto. Perché altre case sfitte in un Municipio che ne è pieno non servono, soprattutto se mettono all’ingrasso porci già grassi.
Manuel Manchi 

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