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“Persone in attesa da dieci anni”

Luciano Iallongo, rappresentate di Asia Usb e dei Blocchi Precari Metropolitani, sull’emergenza abitativa e blocco delle graduatorie.

“Ci sono ancora 3000 persone a Roma che hanno i famosi 10 punti e invece aspettano casa da più di dieci anni”. Commenta così Luciano Iallongo, dati alla mano, lo stato di emergenza abitativa a Roma. È rappresentante di Asia, l’associazione inquilini e assegnatari dell’USB e dei Blocchi Precari Metropolitani, la sigla di uno dei movimenti di lotta per la casa protagonista del 6 dicembre. La giornata in cui più di 600 famiglie hanno occupato stabili in tutta la città, per riappropriarsi dell’invenduto e protestare contro la speculazione. “Siamo stati ricevuti recentemente

Luciano Iallongo

dall’amministrazione per un tavolo di confronto sull’emergenza abitativa – racconta Iallongo – e ci hanno accusato di essere un impedimento alla soluzione del problema”. Ma per una colpa un po’ bizzarra. Quella di “aver ostacolato la vendita di ACEA e aver lottato contro la privatizzazione dell’acqua. Hanno spacciato che i soldi usciti da lì sarebbero serviti per costruire case ma non è così, lo sappiamo”. E denuncia: “Il Comune sta vendendo tutte le case popolari – sia dell’Ater che della Romeo – perché sa che ci sono persone che non pagano e quindi, diventa solo un problema in più”. Come Blocchi Precari Metropolitani, Iallongo ha più volte fatto presente la presenza di edifici e case vuote con cui “si potrebbero incrementare le risorse”. Ma non avendo mai ricevuto una risposta politica considera l’occupazione un modo per riconsegnarli alla cittadinanza. “E’ per questo che andiamo a riprenderci gli spazi in disuso: per non lasciarli al degrado, all’abbandono e restituirli invece alla popolazione che ha bisogno”. L’attacco è rivolto all’amministrazione, colpevole di non farsi mai carico degli ultimi. “C’è una fascia sociale più debole e indigente fatta di persone malate, anziani, bambini di cui lo stato non si prende cura”. Dal Campidoglio, infatti, fino a oggi sono arrivate solo promesse. “Tre anni fa avevano annunciato la consegna di 6000 case popolari entro due anni. E la costruzione di altri 5000 alloggi. Alla fine si sono limitati a dare solo 200 case nuove. Quelle di Rocca Cencia che erano private e sono state acquisite dal Comune ma per i soliti giochi con i costruttori”. Con l’inceneritore davanti, infatti, nessuno aveva voluto comprare.
Silvio Galeano

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