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Pdz Castelverde B4, l’Assessore Montuori annuncia la revoca

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In “zona Cesarini”, il 4 aprile, l’Assessore all’Urbanistica di Roma Capitale, Luca Montuori, annuncia di aver scritto una nota che sancisce la revoca del diritto di superficie ponendo fine al calvario dei residenti. Il 6 aprile è previsto lo sgombero, ma lo stesso Assessore annuncia l’annullamento. Intanto però restano aperte numerose istanze per concludere uno dei capitoli più ignobili della storia del Comune di Roma.

“I cittadini del Piano di Zona Castelverde B/4 non saranno sfrattati dalle loro abitazioni. Abbiamo ufficializzato e inviato in Prefettura un atto, che a breve andrà in Assemblea Capitolina, con cui l’Amministrazione blocca il procedimento di sgombero delle famiglie all’interno degli appartamenti, annullando l’assegnazione delle aree e di conseguenza revoca la convenzione per il diritto di superficie alla società CEE, Costruzioni Edilizie Europee, stipulata precedentemente con Roma Capitale”. Così in una nota l’assessore all’Urbanistica e Infrastrutture, Luca Montuori.

Poche righe diramate a due giorni dallo sgombero annunciato del 6 aprile alle quali risponde immediatamente l’ASIA – USB, il sindacato che ha accompagnato i residenti nel corso di questa infinita battaglia: “L’ASIA-USB esprime piena soddisfazione per questo atto che, seppur arrivato con un inspiegabile ritardo, “in zona Cesarini” se si usa un termine sportivo, si spera sia sufficiente a fermare le mire di chi ha assecondato fino ad oggi la truffa dei piani di zona, gli intereressi dei costruttori (coop. e società) e delle banche che hanno negato il diritto alla casa e alla città per centinaia di migliaia di famiglie romane e del Lazio.
Per vigilare su una giornata che potrebbe riservare delle sorprese, per non lasciare sole queste famiglie in un momento delicato e decisivo per il loro futuro, invitiamo – però – tutti a partecipare il 6 aprile a partire dalle ore 8,30 al presidio in via delle Cerquete 180.
L’AS.I.A./USB continuerà la sua battaglia, insieme all’avv. Vincenzo Perticaro, perché vengano alla luce tutte le modalità truffaldine con cui sono stati realizzati questi piani di edilizia agevolata, le complicità di chi non ha perseguito le violazioni e applicato le conseguenti sanzioni, comprese le revoche delle concessioni e delle convenzioni, come prevede la legge.
L’approvazione della prima revoca per Tor Vergata e quella di Castelverde è il segnale che si è imboccata la strada giusta, ora è necessario proseguire su questa strada per impedire che altri alloggi finiscano nelle grinfie delle banche e degli speculatori. A Spinaceto Due, Castel Giubileo, Castelverde 2, Longoni, Borghesiana, Tor Vergata, Ponte Galeria, Montestallonara, La Storta, Collefiorito, Osteria del Curato – e tanti altri p.d.z. – bisogna riportare la certezza del diritto alla casa a alla città, abitazioni a prezzi agevolati e urbanizzazioni”.

Nonostante l’annuncio dell’Assessore Montuori restano però molti nodi da sciogliere, prima di tutto dal punto di vista amministrativo. Come scrive l’Assessore, “l’atto a breve andrà in Assemblea Capitolina”, quindi ancora oggi non esiste alcun documento ufficiale, votato dalla Giunta o dal Consiglio Comunale, che sancisca la revoca. Esiste solo la nota in cui si stabilisce la fine dell’iter istruttorio amministrativo che per diventare effettivo dovrà fare alcuni passaggi cruciali: 1) bisognerà scrivere una delibera; 2) la delibera dovrà essere approvata dalla Giunta Capitolina; 3) la delibera dovrà passare per la commissione urbanistica di Roma Capitale; 4) la delibera dovrà essere approvata dall’Assemblea Capitolina.

Oltre ai passaggi amministrativi, restano anche aperti alcuni interrogativi. Fino ad oggi sono stati venduti all’asta ben 11 appartamenti, di cui 8 riacquistati dai promissari acquirenti e già questo fa saltare dalla sedia. Come saranno risarciti? E coloro che hanno acquistato all’asta? L’amministrazione inoltre si preoccuperà di controllare i requisiti essenziali utili per comprare una casa in edilizia agevolata?

Tra i punti nevralgici della questione c’è anche il fatto che per il tribunale tutti gli attuali residenti sono considerati “occupanti abusivi” e di questi tre hanno già ricevuto l’ingiunzione di pagamento per l’indennità di occupazione, altre ne potrebbero arrivare, e dovranno affrontare una ulteriore causa. In che modo il Comune risolverà questa ulteriore grana?

Infine restano le opere di urbanizzazione. Revocando il Comune dovrà attaccare la Banca, perché non convenzionata e quindi senza titolo, e dovrà fare in modo che le imprese dei consorzi coinvolti realizzino le strade, l’illuminazione, insomma i servizi primari. Servizi che i residenti hanno già pagato.

Una vicenda che, seppur sembra aver imboccato la via della soluzione, lascia l’amaro in bocca. Trenta famiglie costrette a lottare per i propri diritti e a vivere nell’ incertezza di avere un tetto domani sulle proprie teste. Ricordiamo che da settembre 2015 al 6 aprile 2017 sono stati 10 gli sgomberi sventati, la metà sotto la Giunta Raggi. E sempre sotto il governo cittadino del Movimento 5 Stelle sono avvenute le vendite all’asta. Lasciano sgomenti i ritardi amministrativi e soprattutto il silenzio assordante della Prima Cittadina su questa vicenda, dalla sua elezione ad oggi.

Una causa così sensibile dal punto di vista sociale può essere gestita in modo così farraginoso con una nota a due giorni dall’ennesimo sgombero? Federica Graziani

 

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