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Parkour: fra consapevolezza psicofisica e adattabilità urbana

Incontriamo uno dei massimi esponenti e divulgatori del parkour italiano: Fabio “Flow” Saraceni, presidente-istruttore dell’ADD Roma.
AEvry, sobborgo a sud di Parigi, sul finire degli anni ’80, un gruppo di ragazzi reinterpreta il ‘parcourdu combattente’, uno stile di combattimento militare ideato nel XIX secolo da Georges Hébert, all’epoca ufficiale di marina francese. Questo metodo prevedeva da parte dell’atleta il superamento di qualsiasi ostacolo nella maniera più funzionale possibile. Con l’aggiunta delle moderne conoscenze sul corpo e metodo di allenamento, quel gruppo di ragazzi riuniti in una crew, gli Yamakasi, fondano una nuova disciplina: nasce il parkour o ‘arte dello spostamento’. Fabio Saraceni, in arte ‘Flow’, conobbe quei ragazzi francesi ne assorbì il verbo e lo portò nello stivale fondando l’ADD Roma di cui è presidente e maestro. Con la sua attività, ‘Flow’ educa i ragazzi provenienti dalle periferie limitrofe a rispettare il proprio essere e l’ambiente circostante, secondo i principi del parkour.
parkour_crew“La volontà del gruppo è quella di usare il parkour come mezzo per veicolare tutti quei valori insiti in una disciplina – dichiara Fabio – da sempre il gruppo si occupa del sociale, nasce a Tor Bella Monaca, un quartiere difficile. Ma con eventi, iniziative e la presenza costante sul territorio – spiega –  cerchiamo di rivalutare il quartiere facendolo diventare uno dei luoghi più frequentati da tutti i praticanti di parkour provenienti da Roma e provincia”. Fondata nel 2013 l’attività dell’associazione vale nello stesso anno il premio “Monteverde Pasolini per le periferie”, per la validità del metodo di insegnamento in termini educativiche operando anche in quartieri periferici – anche fuori Roma come nel caso dell’attività annuale al S. Elia, quartiere popolare cagliaritano- supera un muro invalicabile raggiungendo la ‘periferia’ del mondo: “L’associazione prende parte ad un progetto di formazione entrando a Gaza, in Palestina, per contribuire alla formazione di istruttori di parkour” racconta Fabio. Agli occhi profani il parkour appare come una rischiosa disciplina, ma “in in realtà è più appropriata la definizione di “disciplina” mentale e fisica” spiega ‘Flow’.
Fabio 'Flow' Saraceni

Fabio ‘Flow’ Saraceni

flow

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“Le movenze dinamiche e spettacolari non sono lo scopo ultimo di un praticante di parkour, sono semplicemente l’effetto dell’allenamento messo in atto che mira ad una aumentata percezione del proprio corpo in relazione all’ambiente circostante. Con l’allenamento fisico si tende a potenziare forza, resistenza, esplosività ed elasticità dei muscoli, dei tendini e delle articolazioni – spiega ‘Flow’ –  mentre con l’allenamento mentale, si impara ad essere consapevoli dei propri limiti, ad avere un maggiore controllo dell’equilibrio, a controllare le emozioni come la paura: tutto ciò si raggiunge ascoltando ciò che il corpo ci comunica”. Il parkour è anche adattamento all’ambiente circostante. Le periferie parigine in cui nasce e si sviluppa sono ancora oggi esempio della cementificazione coatta del dopoguerra. La costruzione di agglomerati urbani rinchiude le persone in una gabbia di cemento innaturale e in tal senso il parkour si pone come risposta all’adattabilità del corpo umano ai cambiamenti in cui si muove.

Una ‘ribellione’ intelligente e “evoluzionisticamente valida”, principi sui quali il parkour, assieme al concetto di corpo e mente sviluppati all’unisono, basa le caratteristiche necessaria a ‘realizzare’ un buon traceur. Da Tor Vergata a Frascati, dal Tuscolano e Tor Bella Monaca , zone nelle quali si svolgono le attività dell’ADD Roma. “Il fascino della nostra disciplina – spiega ‘Flow’ – è profondo sia nell’aspetto spettacolare sia in quello filosofico: è una necessità del genere umano. E’ la necessità di conoscere il proprio corpo e il proprio ambiente, di mettersi costantemente alla prova. È un elemento più forte nel bambino e sempre più tendente a sparire con l’avanzare dell’età e del livello di civilizzazione di una cultura: ma con un buon allenamento e una preparazione fisica graduale e costante, ognuno può scoprire questo lato di sé”. Luca Covino

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