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Parco di Casa Calda: stop alla cementificazione!

parco casa caldaIl progetto dell’area prevede la costruzione di 36 nuovi palazzi per un totale di circa 3000 persone in più. I cittadini dei due territori coinvolti hanno creato un Coordinamento spontaneo per contrastare l’ennesima colata di cemento nel prezioso Agro Romano.

La distruzione dell’Agro Romano potrebbe continuare. A minacciare un altro importante tassello della storia del territorio capitolino sono i trentasei nuovi palazzoni che potrebbero spuntare nell’immenso polmone verde del parco di Casa Calda. L’area di 8 ettari  – compresa tra il V e il VI Municipio, nei quartieri Alessandrino, Tor Tre Teste e Torre Maura con via Walter Tobagi – rappresenta un luogo ancora non intaccato dai costruttori romani. Eppure l’immensa distesa verde è di proprietà effettiva di un privato tutto speciale: il Capitolo di Santa Maria Maggiore. L’allarme è stato lanciato nella conferenza stampa del 5 novembre nell’ex sede del VI Municipio – indetta dal Coordinamento creato ad hoc e supportato da numerose associazioni dei due territori coinvolti – che ha trattato il complicato argomento del parco di Casa Calda, dove sono state già effettuate delle azioni popolari di difesa del territorio. L’area è già da decenni sotto la lente ingrandimento del Comune di Roma, Vaticano, speculatori edilizi, comitati e cittadini.

La storia di un contenzioso romano

Una piccola parte del Parco di Casa Calda risulta oggi fruibile a tutti i cittadini del territorio del V e VI Municipio: il centro anziani e il parco attrezzato ne sono l’esempio. Essi sono stati costruiti, però, molto tempo dopo l’effettivo esproprio. Nonostante ciò la storia intricata del grande polmone verde, contenuto all’interno dell’anello del GRA, risulta molto più controversa di ciò che sembra. In principio era il Capitolo di Santa Maria Maggiore ad essere proprietario degli 8 ettari verdi dell’Agro Romano. Grazie ad un decreto del Presidente della Giunta Regione Lazio n. 893/1975 l’area è stata espropriata affinché fosse realizzato un grande polmone verde tra Casa Calda e Mistica. Dopo 10 anni dall’atto, nessun investimento o progetto concreto è stato realizzato dagli Enti capitolini e la loro cronica incertezza ha favorito il ritorno del Capitolo di Santa Maria Maggiore che, in rispetto della legge che lo tutela, ha richiesto la retrocessione, ovvero la restituzione di un bene privato espropriato dall’ente pubblico nel caso in cui il progetto non venga realizzato. Non solo. Il Capitolo ha vinto la causa col Comune con una sentenza del Tribunale di Roma nel 2004 e in Corte d’Appello nel novembre 2008, con sentenza passata in giudicato. La fine del contenzioso arriva molti anni dopo con il passaggio in mano pubblica di 234mila metri quadri di aree di proprietà del Capitolo di Santa Maria Maggiore che, a sua volta, riceveva in concessione dall’Amministrazione una “compensazione edilizia”, un’autorizzazione alla costruzione, pari a 85mila metri quadri di terreno.

assemblea casa caldaIl progetto: una ‘trasformazione’ a rischio

Entrato definitivamente in vigore nel 2008, il nuovo Piano Regolatore ha vincolato numerose aree a verde e servizi nel quadrante compreso tra via Casa Calda e via Prenestina e tra via Tor Tre Teste e il GRA. Per il parco di Casa Calda, in particolare, il Capitolo di Santa Maria Maggiore ha presentato nel settembre 2010 un progetto basato in parte sull’ “housing sociale” e previsto dalla Deliberazione di Giunta Comunale n. 315/2008. In sostanza esso rappresenta il via libera all’edificazione anche delle aree vincolate a verde e Agro Romano, purché si riservi un terzo delle abitazioni costruite ad affitto concordato con il Comune. I pericoli di una cementificazione selvaggia e incontrollata, mascherati in ‘trasformazione urbanistica’, erano stati già sottolineati alla Giunta dell’ex Sindaco Alemanno da comitati e associazioni. Il progetto presentato andrebbe a ridisegnare l’assetto del territorio attraverso l’inserzione di 36 edifici, di altezza compresa tra m. 10,50 e m. 20,00 (da 3 a 6 piani), per un totale di circa 900 appartamenti e 2.216 nuovi abitanti stimati. Il rischio è che vengano edificati 220 o 230 mila metri cubi in un’ area vincolata e incontaminata di Agro Romano. Il grande polmone verde di Casa Calda rappresenta un luogo di primo ordine, dal punto di vista paesaggistico grazie alla presenza di una fauna particolare e anche da quello archeologico e culturale. Non c’è da dimenticare, d’altronde, che i fazzoletti di terra dell’area della Mistica e di Casa Calda sono sottoposti al vincolo archeologico D.M. del Ministro Facchiano nel 1990, istituito per le aree circostanti l’Acquedotto Alessandrino, e al vincolo paesaggistico con un Decreto della Sovrintendenza nel 1995. Essi sono stati impugnati davanti al TAR e al Consiglio di Stato dai proprietari delle aree e dichiarati illegittimi.

La petizione per salvare il parco

Il grande esodo potrebbe costituire – insieme al contestato P.R.U. di Torre Angela – una bomba ad orologeria per due Municipi problematici, come il V e il VI. Lo standard dei servizi attuali potrebbe coprire l’arrivo di circa 3000 persone in più? Le strade, l’assistenza sanitaria e l’assetto scolastico potrebbero accoglierne la portata? La proposta, presentata nel settembre 2011 all’Assessorato all’Urbanistica del Comune di Roma nell’ambito della Conferenza di Servizi, dovrà seguire un iter molto lungo. La parola sarà data al Municipio, Comune, Regione fino ad arrivare alle concessioni edilizie. Si parla dai 3 ai 5 anni. Già dal 2012 in poi si sono susseguite manifestazioni, dibattiti popolari sul tema alla ricerca di una soluzione. Attualmente la macchina burocratica è ferma in quanto la Giunta Marino ha bloccato tutti i programmi di Housing, mentre quella privata è in movimento. Infatti proprio ad ottobre 2015 gli avvocati del Capitolo hanno sollecitato lo sgombero dell’area coltivata da un contadino da circa 60 anni, dove sorgeranno in parte gli edifici. “Dopo la pubblicazione dell’enciclica di Papa Francesco ‘Laudato si’ che predica anche al rispetto dell’ambiente – spiega Maurizio Falessi, uno dei promotori del Coordinamento Popolare per il parco di Casa Calda – abbiamo pensato di scrivergli una petizione riguardo la condizione del parco di Casa Calda. Speriamo in una risposta concreta agli allarmati cittadini che potrebbero essere spettatori inermi di un’ennesima colata di cemento. La nostra lotta di ‘prevenzione’ è cominciata già negli anni scorsi quando il progetto sembrava solo un’ipotesi. Non vogliamo rischiare di trovarci un’imposizione dall’alto, ma partecipare per il benessere del nostro territorio”. Melissa Randò

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