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Parco archeologico di Centocelle, arriva l’ordinanza del Sindaco per la messa in sicurezza

fumoL’atto è stato reso pubblico a due mesi dall’inizio della crisi ambientale e a pochi giorni dell’apertura del fascicolo a carico di ignoti da parte della Procura.

Dall’inizio di gennaio, nel dedalo di cunicoli che corrono sotto il Parco archeologico, cova un incendio alimentato da rifiuti ammassati illegalmente nel sottosuolo con relativo rilascio nell’atmosfera di fumi maleodoranti e pericolosi.

Degli scorsi giorni la notizia della pubblicazione dell’Ordinanza n.22 del Sindaco, la quale impone al Dipartimento Ambiente di provvedere in quindici giorni alla rimozione dei rifiuti accumulati nel canalone di Mussolini per favorire lo spegnimento e il raffredamento dei materiali bruciati, dando allo stesso un mese di tempo per la pianificazione di attività di bonifica del sottosuolo del parco al fine di smaltire i cumoli di spazzatura; ordina alla Polizia Locale di implementare la sorveglianza dell’area; all’Arpa di avviare le dovute analisi delle falde acquifere e dell’aria; al Condominio di via di Centocelle di chiudere la voragine in corrispondenza degli accessi alle gallerie; alla Protezione Civile di coordinare le attività volte al superamento dell’emergenza e alla divulgazione di informazioni alla cittadinanza sui rischi.

Facciamo un passo indietro.

particolare stratiA far scattare denunce e segnalazioni a Vigili del Fuoco e istituzioni è stato l’improvviso sprigionarsi di vapore acre, biancastro e corposo proprio dalla voragine che la Raggi vuole chiusa in pochi giorni, creatasi lo scorso aprile a causa di una perdita Acea sotto le finestre dei condomini Ater di via di Centocelle. Proprio lì dove furono rinvenute tracce di sepolture, inumazioni e di pareti affrescate.

Poco hanno impiegato i Vigili del Fuoco a capire che il problema era ben altro e complesso. Il fumo era il risultato di combustioni all’interno delle cavità aperte sul canalone che conduce al tunnel di Mussolini. Ad alimentare l’incendio strati di rifiuti accumulati nel tempo e talmente pressati da impedire alle fiamme di divampare, ma non al fumo di sprigionarsi. Una discarica abusiva nel cuore del più popoloso quartiere della Città Eterna.

Gli interventi dei Vigili del Fuoco non hanno potuto spegnere completamente l’incendio. Come ci ha spiegato Alessandro Fiorillo del WWF, si tratterebbe di un incendio covante senza fiamma e che si sta sviluppando in carenza di ossigeno con una continua fuoriuscita di fumi di non ben chiara composizione. Solo l’Arpa, intervenuta durante il sopralluogo della Commissione ambiente capitolina avvenuto nelle scorse settimane, potrebbe fare luce sulla pericolosità delle esalazioni, ma nulla al momento è stato reso noto da nessuno degli intervenuti.

“Hanno impiegato 48 ore per entrare nella cavità – racconta Roberta Ricci del PAC bene comune che fin dalle prime ore ha seguito la vicenda col suo gruppo – Nel quarto giorno di intervento sono arrivati con sette mezzi speciali”.

Un secondo camino di areazione delle gallerie è stato aperto da un escavatore del Servizio Giardini portando alla luce circa tre metri di strati di rifiuti accumulati nel tempo. Era il 2009 quando l’insediamento abusivo Casilino 700 veniva sgomberato, ma le stratificazioni portate alla luce arriverebbero molto vicino alla superficie facendo sospettare un occultamento molto più recente.

“Per l’estensione delle gallerie e la presenza dei comignoli di areazione, tutta la zona respira questi vapori – continua la componente del PAC Bene Comune  - il danneggiato è la popolazione. Siamo al 18 febbraio (data del rilascio dell’intervista, ndr) e ancora non si sa niente e ancora respiriamo questi fumi”.

Un problema grave in termini di sicurezza e salubrità pubblica, aggravato da anni di abbandono e da poco convinti e forse superficiali tentativi di bonifica e valorizzazione. Basta pensare alla mai risolta questione della delocalizzazione degli autodemolitori della Togliatti, che ancora oggi cerca una soluzione definitiva. Da circa trent’anni la faccenda si trascina a colpi di proroghe e richieste onerose a carico del settore. All’inizio dello scorso anno li avevamo lasciati con l’ennesima proroga, ma con all’attivo l’individuazione di aree idonee all’accoglimento delle attività industriali. È passato un anno e tutto tace.

E poi c’è la base dell’Aeronautica all’interno della quale insiste il Centro Operativo Interforze che, a quanto pare, avrebbe avanzato pretese sul territorio del Parco. Sulle pagine Facebook dei gruppi interessati alla difesa delle aree verdi e dei beni comuni, sono comparsi post e commenti secondo i quali Istituzioni nazionali e locali a tutti i livelli sarebbero in contatto per verificare i vincoli che legano il Parco al fine di un ampliamento perimetrale dell’area militare.

Quello che ne viene fuori è un quadro desolante in cui sembra che il primario interesse pubblico sia stato messo sotto scacco da forze più o meno oscure che ne hanno minato e forse impedito lo sviluppo. Gli stessi insediamenti abusivi, gli incendi, le inattaccabili costruzioni abusive documentate da network nazionali, sembrano rientrare tutte un gioco troppo grande per poter essere compreso.

Emanuela Martelluzzi

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