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Paolo Berdini: “Solo la mano pubblica risolve l’emergenza”

In seguito all’ondata di occupazioni scattata a Roma il 6 dicembre, l’urbanista e docente di Tor Vergata critica gli ultimi 30 anni di risposte politiche ai problemi abitativi e rilancia: “Serve un grande piano di acquisizione degli alloggi”.
A Roma, il 6 dicembre scorso quasi 1000 famiglie hanno occupato immobili in tutta la città. Ma perché a Roma l’emergenza abitativa non si risolve mai?
Negli ultimi dieci anni non sono stati costruiti alloggi di edilizia pubblica a Roma. Gli unici piccoli interventi sono i venti alloggi IACP a Ponte di Nona ma per tutto il resto solo alloggi di cooperativa. Questi però non sono destinati a persone in grande difficoltà economica, come chi ha occupato. È ora di fare una politica di acquisizione perché non è pensabile, visti i tempi di attuazione, programmare interventi che vedranno la luce solo fra due o tre anni. Cosa fa chi è in disagio abitativo nel frattempo? Paghiamo già fiumi di soldi alla rendita privata per l’emergenza abitativa perché una parte di queste persone alla fine vengono alloggiate in edifici privati, a spese della collettività. Se un’amministrazione oculata invece di dare soldi alla rendita immobiliare, investisse acquistando degli alloggi, risolveremmo il problema dell’emergenza.
Cosa ne pensa di un atto come l’occupazione?
Fatto salvo che non vengano occupati alloggi già assegnati a persone che hanno fatto sacrifici, ne penso tutto il bene possibile. Cosa deve fare chi non ha la capacità economica e non ha nessun riferimento perché non c’è nessun pezzo della politica che si faccia carico delle esigenze gravissime della collettività? Ci sono interi immobili che sono abbandonati da anni e che stanno aspettando soltanto il salto economico della rendita immobiliare. E’ un delitto non darli a canone sociale alle persone che hanno difficoltà. Ed è il pubblico a doversi far carico dell’integrazione perché il pubblico si fa carico della parte ultima e più esposta della società.
Il 31 dicembre il Comune ha pubblicato il nuovo bando per l’assegnazione di case popolari, dopo 12 anni. Ha qualche sospetto sulla tempistica con cui è arrivato?
È pazzesco! A Roma calcoliamo che ci siano 40mila famiglie che non sanno come abitare. Non è possibile che non trovino la pulizia, la trasparenza per poter essere inserite nell’agenda politica. Si parla delle ultime delibere che porteranno 20 milioni di metri cubi a Roma ma non si parla mai di dare soluzione a queste famiglie. Più costruiamo e più c’è emergenza abitativa: sono 30 anni che va avanti questa macchina infernale. Se esce un bando proprio ora, il 31 dicembre, questo non depone bene di fronte alla trasparenza e alla volontà dell’amministrazione pubblica di dare una risposta che valga per tutti. E non solo per gli amici o per le piccole cordate che governano questo mondo.
Ha nominato le delibere urbanistiche che il Campidoglio vuole approvare a fine legislatura. Fra queste c’è l’individuazione degli ambiti di riserva per fare housing sociale. Ma è veramente una soluzione all’emergenza abitativa?
L’housing sociale è un modo molto elegante e truffaldino per dire casa in cooperativa. Housing sociale significa case per chi ha già un reddito con cui può accendere un mutuo. Questo va benissimo ma continuare a dire che si utilizzano gli ambiti di riserva per risolvere il problema del disagio abitativo è una truffa. Serviranno soltanto a dare l’opportunità ai Caltagirone, ai Santarelli di incamerare una rendita immobiliare gigantesca. Ma non risolveranno il problema abitativo perché c’è gente che non ce la fa ad acquistare l’alloggio ai prezzi di mercato. Lo Stato, come in Germania o in Francia, dovrebbe avere un suo pacchetto di alloggi pubblici. In questo modo, potrebbe orientare il mercato e contribuire a tenere bassi anche i valori immobiliari privati.
Silvio Galeano

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