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Osa, le Colline del Bitume rimangono dove sono

colline-bitume-3-50Nonostante le denunce e le promesse da parte dell’attuale amministrazione, nulla è stato fatto da un anno e mezzo a questa parte.

Nell’aprile del 2016 “La Fiera dell’Est” si era interessata all’ennesimo caso di inquinamento tossico e illegale di qualche pezzo del nostro territorio. Stavolta toccava a Osa, qui l’architetto e membro del CdQ di Castelverde, Andrea De Carolis denunciava “decenni di lavorazioni illegali […] del bitume e degli altri rifiuti speciali derivati dagli interventi di rifacimento stradale. Le collinette che vediamo sono state riempite con materiale pericolosissimo, saturo di oli minerali, ftalati e altri componenti altamente cancerogeni. Le strisce che vediamo sulle colline poi sono i resti del materiale confluito nel Fosso dell’Osa, da lì all’Aniene e quindi nel Tevere, per un totale di 1000 km di bacino laziale inquinato”. Stesso fosso, quello dell’Osa, inquinato anche dagli versamenti scoperti a Rocca Cencia e di cui diamo conto in questo stesso numero. Stessa acqua che interessa tutta la città, visto che per vie sotterranee le falde sotto il fosso dell’osa si uniscono ai bacini dell’area dei castelli mentre in superficie confluiscono nel fiume della città e nel suo principale affluente. De Carolis ci aveva anche riferito le azioni intraprese per contrastare l’ennesima situazione di pericolo per la salute dei cittadini: “la lavorazione del bitume è stata interrotta nel 2013, ma l’area non è stata ancora bonificata. In quell’anno, abbiamo fatto la segnalazione alla sezione NOE dei Carabinieri e al comando dei Vigili Urbani, intimando anche avremmo chiesto i danni se non fossero intervenuti. Loro non ci hanno mai risposto, anche se, come detto, la lavorazione è stata interrotta ed è stata dismessa la recinzione in bandoni, altro esempio di assoluto degrado”.

Le “colline di bitume” sono ancora li, come le avevamo mostrate a febbraio del 2016 nel documentario della nostra testata “La Terra dei fuochi del VI Municipio”. Osservano i cittadini affannarsi sulla Polense, mentre gli rubano silenziosamente il respiro e la salute. “La segnalazione la feci io come rappresentante del comitato spontaneo Cittadini via Polense (prima del QRE). Il comando della Polizia Urbana indicò e mise sotto sequestro l’area mandando sotto processo i proprietari. Al comitato spontaneo subentrò il comitato raccolta fondi contro l’ecomostro di Rocca Cencia a capo del quale c’era Katia Ziantoni (oggi Assessore all’Ambiente, Mobilità, Decoro Urbano, Patrimonio, Benessere e Tutela degli Animali al VI municipio)”. A distanza di un anno e mezzo abbiamo contattato De Carolis chiedendo cosa sia stato fatto da allora. La risposta è secca e inequivocabile, assordante nel vuoto eco della sua ripetizione: “nulla di nulla”, scrive l’architetto. Insistiamo, possibile che non sia stata avanzata nessun’altra segnalazione o esposto? Nessuna iniziativa giudiziaria? Tutto tace? “C’è un processo in corso- risponde De Carolis- a cui sono andato a testimoniare, facendo presente quello che già sappiamo e che già ho detto nelle interviste. Purtroppo all’ultima udienza l’assessore Katia Ziantoni non si è presentata. Io ho deposto la mia testimonianza, poi niente più”. Intanto la vita continuerà a scorrere e sussultare lungo il manto dissestato della Polense. Le malattie continueranno a entrare nelle case delle famiglie dell’est romano e ogni volta che qualcuno morirà, perché purtroppo si continua a morire, risuonerà quella manciata di parole infami, sadicamente leggere, scanzonate, guascone: “Nulla di Nulla” “Niente più”.

 Marco Severa

 

 

 

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