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Non si ferma l’eco della voce di Davide

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Davide Marasco ha perso la vita il 27 maggio 2019 in seguito ad un incidente sulla via Casilina causato da un’automobilista ubriaco. La mamma, Maria Grazia Carta, chiede giustizia e un intervento delle Istituzioni.

Basta un attimo e la vita cambia per sempre. Una notte, alle 3 del mattina, quando a bordo di uno scooter percorri la strada di sempre per arrivare al tuo posto di lavoro. Fai il fornaio, lavori di notte, duramente, hai un bambino di 9 anni da crescere, una nuova storia d’amore tutta da vivere e una famiglia per cui sei da sempre un punto di riferimento. Un fratello, una sorella, una madre, un figlio, una compagna. Ti sacrifichi per tutti loro, perchè vuoi costruirti il futuro con onestà, così come ti è stato insegnato fin da bambino.

Tua madre è una maestra, lavora in una scuola di Tor Bella Monaca. Sei originario della Sardegna, ma tutta la tua vita l’hai passata nella periferia romana, dove hai impegnato le tue giornate ad aiutare i più deboli. In parrocchia e poi alla Polisportiva Castelverde, dove pratichi judo per passione. Vivi a Villaggio Prenestino, prima a Colle Prenestino. Conosci bene queste strade, così abbandonate e insicure, dove a farla da padroni sono degrado e ingiustizia sociale. Per questo, la raccomandazione che ti fa mamma il giorno prima “stai attento, vai piano”, ti fa sorridere, perchè sei cresciuto dando valore alla vita, rispettando il prossimo, non superando i limiti, con prudenza.

La tua vita, però, quella maledetta sera del 27 maggio non l’hai decisa tu, ma un pregiudicato che, ubriaco, si è messo alla guida e, ad alta velocità, ha invaso la corsia in cui tu viaggiavi con lo scooter della tua ragazza, perchè proprio per i tuoi valori, “la tua macchina era meglio che la portasse lei, era più sicuro”.

Ti ha ammazzato Davide, ha messo fine ad una vita che doveva ancora regalarti tanto, a cui tu dovevi ancora tanto. Quel criminale ha strappato il tuo splendido sorriso per sempre agli occhi di tua madre, di tuo fratello, di tua sorella, della tua compagna e soprattutto di tuo figlio.

davide1Davide Marasco è morto sull’asfalto e i suoi ultimi attimi di vita li ha passati tra le braccia di un automobilista che si è fermato a soccorrerlo. Il suo “assassino” intanto si dava alla fuga, correndo come un pazzo sulla via Casilina, inseguito da un testimone che, intanto, allertava le forze dell’ordine. L’auto del criminale che ti ha ucciso si è fermata a causa del forte impatto. E’ stato arrestato perchè era un pregiudicato.

Nessuno, Davide, ha pensato ad avvisare la tua famiglia. La tua mamma veniva a sapere della tua morte da tua sorella, che aveva letto sul tuo profilo Facebook i messaggi di cordoglio. Prima dei tuoi affetti, le Istituzioni si sono preoccupate di avvisare la stampa e i giornalisti, come avvoltoi, si sono avventati sul tuo corpo ancora caldo.

La storia di Davide non può restare silenziosa. Mamma Maria Grazia da quel giorno vive la sua vita con un unico scopo: ottenere giustizia per suo figlio e per tutte le altre vittime abbandonate dallo Stato.

“L’unica istituzione – racconta Maria Grazia – che si è allertata è stata la scuola. Davide aveva un cellulare funzionante, che squillava anche dopo l’incidente. Eppure, nonostante sul display leggessero ‘mamma’, non hanno avuto nemmeno la decenza di rispondermi e informarmi. Ho saputo della morte di mio figlio alle 9 di mattina, mentre ero in classe. Mia figlia aveva letto i messaggi di cordoglio su Facebook ma non ci volevamo credere. Abbiamo preso la macchina e siamo andati prima al Policlinico Casilino, poi a quello di Tor Vergata. Ho chiesto informazioni e mi rispondevano che non erano tenuti a darmele. Ho trovato da sola mio figlio, in obitorio, ma anche lì ho dovuto aspettare che arrivassero i Vigili alle 11. E’ stato l’altro mio figlio a fare il riconoscimento”.

E’ piena di rabbia Maria Grazia, una rabbia sana che vuole usare per dare voce a tutti quelli che le Istituzioni abbandonano: “Anzichè monitorare i secchi dell’immondizia dovrebbero pattugliare le strade. Mio figlio è stato trattato, lui, come un sacco dell’immondizia, buttato sull’asfalto dove è morto! La mia sarà una battaglia non solo giuridica ma anche civile”.

L’assassino di Davide proveniva dal quartiere Giardinetti. Era un pregiudicato a piede libero: “Perchè quell’uomo non si trovava in carcere? Perchè la legge non tutela mai noi cittadini? Che fine ha fatto la legge sull’omicidio stradale? Perchè non viene rispettata? Lo sanno tutti che i nostri quartieri sono insicuri, che siamo in mano a clan mafiosi, che le strade sono ridotto un colabrodo e che la via Casilina è spesso teatro di corse clandestine. Dove stanno le Istituzioni?”.

L’assassino di Davide era di origine straniera e per questo Maria Grazia si è trovata costretta a combattere anche contro alla strumentalizzazione: “Un noto personaggio leghista per giorni ha pubblicato sulla sua pagina la foto di mio figlio con mio nipote, un minore! Ha usato la morte di mio figlio per inneggiare all’ odio razziale. Alcune fazioni politiche di destra hanno cercato di organizzare una fiaccolata, strumentalizzando il nostro dolore. Per questo, dopo i funerali, ho organizzato una contro fiaccolata dal titolo ‘Non avrete il mio odio’. Non mi interessa la provenienza geografica dell’assassino di mio figlio, mi interessa che era un pregiudicato e che lo Stato lo aveva rimesso in libertà. Ubriaco, si è messo alla guida e ha ucciso mio figlio”.

Maria Grazia è una mamma, ma è anche un’insegnante: “Sopravvivo perchè voglio che mio figlio abbia giustizia. Sono un’insegnante e il mio dovere è quello di sviluppare il pensiero, la consapevolezza e la legalità. Tutto quello che non fanno le Istituzioni. Anzichè sgomberare le persone meno fortunate perchè non si occupano di togliere dalle strade questi delinquenti?”.

Le indagini si chiuderanno il 3 ottobre: “Siamo in Italia, non sono positiva. Comunque andrà quell’uomo porterà sempre marchiata addosso l’onta di essere un assassino. Continuerò a lottare per i più deboli e vi assicuro che la mia voce arriverà forte e chiara. Non ho avuto la solidarietà di alcuna istituzione a parte la scuola ed è una cosa vergognosa. Lotterò perchè la legge contro chi guida in stato di ebbrezza diventi più severa. E’ necessario togliere a vita la patente e trattare gli omicidi stradali esattamente come tutti gli altri omicidi, monitorare la compravendita di patenti e soprattutto mettere in atto politiche che combattano la dispersione scolastica”. Federica Graziani

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