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“Non me sta bene che no”. La Torre Maura solidale e antifascista scende in piazza

striscione

Circa un migliaio di partecipanti hanno riempito Piazzale delle Paradisee, nel quartiere di Torre Maura, per ribadire che, nonostante le tensioni sociali e l’abbandono delle istituzioni, non c’è spazio per l’intolleranza.

A pochi giorni dalle violente proteste contro il trasferimento di 70 rom nel centro d’accoglienza di via dei Codirossoni, un migliaio di persone hanno affollato Piazzale delle Paradisee fin dalle 10.00 della mattina del 6 aprile, per partecipare al presidio convocato da Anpi, Arci, Libera, Cgil, Acli ed altre associazioni territoriali.
Una partecipazione numerosa ed eterogenea, sia dal punto di visto politico che anagrafico. Oltre ai residenti e agli organizzatori, hanno infatti aderito quasi tutte le sigle partitiche: dal PD agli ex Sel, passando per Prc, fino a PaP. Presenti anche i movimenti di lotta per la casa, oltre a varie associazioni e realtà di quartiere. A poche centinaia di metri, separati da un ingente dispiegamento di forze dell’ordine, l’altro presidio, quello di Casa Pound, dove di fronte al centro d’accoglienza, una quarantina di loro scandivano slogan in” difesa degli italiani”.
Dallo speak-corner si alternano gli interventi al megafono: “A Torre Maura eravamo abituati a condividere il pane, non a buttarlo e calpestarlo!”. ” Siamo qui per ripristinare i valori democratici nati dalla Costituzione Repubblicana e Antifascista, e per ribadire che a Torre Maura non c’è, e non ci sarà mai, nessuno spazio per chi specula sull’odio e l’intolleranza”.
In piazza anche diversi consiglieri comunali, sia della maggioranza che dell’opposizione, la consigliera regionale Marta Bonafoni e i parlamentari dem Matteo Orfini ed Emanuele Fiano, quest’ultimo protagonista di un diverbio con alcuni attivisti, che hanno voluto ricordare le responsabilità delle politiche di Minniti nella gestione dei flussi migratori, considerate il vero apripista alla deriva xenofoba gialloverde.
“Non me sta bene che no”, recita lo striscione di apertura, citando il giovane Simone, il ragazzo quindicenne di Torre Maura che, con poche semplici frasi, ha smascherato di fronte le telecamere tutta la propaganda di Mauro Antonini e camerati vari.
cartelli“La nostra presenza oggi è per ribaltare la narrazione che è stata fatta in questa settimana: non siamo qui solo per parlare di antifascismo e antirazzismo, ma per parlare di diritti. Il diritto all’abitare, alla salute e ad una vita degna non possono essere in contrapposizione con il diritto all’accoglienza. Dobbiamo pretenderlo come cittadini, e dobbiamo farlo insieme, scendendo in piazza, imparando a conoscerci e a riconoscerci come persone prima di tutto”. Racconta Elisa, un’attivista della “Rete dei Numeri Pari”: “A causa dell’abbandono e del degrado delle periferie, delle politiche di austerità, oggi purtroppo è molto facile per alcuni cavalcare la rabbia dei cittadini, più difficile è analizzare le cause di questo disagio e fornire delle risposte che non siano solo benzina sul fuoco. Noi lo facciamo attraverso le reti sociali, i laboratori di mutualismo, le mense popolari, corsi di professionalizzazione e tutto ciò che serve per far sì che chi è solo, non lo sia più”.
C’è anche chi, come Stefano, uno studente di Torre Maura, oltre a condannare le proteste dei giorni scorsi punta il dito contro l’amministrazione pentastellata: “Il Municipio ha mentito, sapeva del trasferimento sin dalla scorsa settimana, ma il problema riguarda ovviamente anche il Campidoglio. La rabbia e l’intolleranza non viene strumentalizzata solo dall’estrema destra, ma anche da chi può cosi giustificare il trasferimento dei rom in un altro quartiere. Hanno preferito far scoppiare una bomba sociale per poi legittimare la scelta politica di un ulteriore trasferimento, una figuraccia sotto tutti i punti di vista”.
La gente intanto continua ad arrivare e il piazzale quasi non contiene più i manifestanti che, dopo un’ora di presidio, intavolano una trattativa con la Digos per potersi muovere in corteo.
Intercettiamo Marta Bonafoni, consigliera nella lista civica Zingaretti alla Regione Lazio, da sempre molto vicina all’associazionismo di base: “Era fondamentale essere qui oggi, dal momento che andava data una risposta immediata a ciò che era successo nei giorni scorsi. È una giornata importante, ma lo sarà ancor di più da domani; va costruita una risposta generale a partire dai bisogni del territorio e dalle grandi energie che, anche in questo caso, le periferie hanno dimostrato di avere, con l’antifascismo e l’antirazzismo a farci da bussola”.
La Bonafoni spiega che “serve una vera politica di integrazione dei rom, una politica che sappia mettere insieme quella che è la “strategia di inclusione europea”, investendo sul diritto alla scuola, alla salute e al lavoro. Non si tratta nemmeno di “accoglienza” in senso stretto, essendo per la maggior parte cittadini italiani e comunitari. Non possiamo creare ghetti anche nelle graduatorie dei diritti, ma dobbiamo mettere insieme tutte le categorie di persone che necessitano assistenza, e possiamo farlo solo attraverso un’alleanza con le realtà civiche e associative che lavorano incessantemente nel territorio”.
In piazza c’è anche Nella Converti, neo eletta all’assemblea nazionale PD e residente nel VI municipio: “È stato un primo passo, era fondamentale far sentire la presenza delle forze antifasciste sul territorio. Qualunque sia la condizione di disagio vissuta dalle periferie, non possiamo far passare il messaggio che il razzismo e la violenza siano la soluzione . Quasi nessuno di coloro che hanno fomentato la protesta dei giorni scorsi era un residente di questo municipio, e far sentire la nostra presenza politica sul territorio è l’unico argine a questo sciacallaggio. È vero, non l’abbiamo fatto per molto tempo ed ora dobbiamo recuperare”.
Anche Matteo Orfini fa il “mea culpa”, analizzando le cause e le responsabilità condivise che hanno scatenato le proteste di una parte del territorio: “C’è un grande disagio, figlio di 20 anni di politiche sbagliate, anche nostre. C’è una responsabilità diffusa per l’abbandono e la sottovalutazione della sofferenza delle periferie, c’era con Marino, con Alemanno, con Veltroni… Dobbiamo tornare far sentire la nostra presenza sul territorio quotidianamente, non solo dopo che scoppia la bomba mediatica”. Sulla mancata comunicazione tra Comune e Municipio l’esponente dem attacca la giunta: “Il Municipio sapeva, ma resta indecente il tentativo della politica di scaricare la responsabilità sugli uffici tecnici del Comune. Vorrei invece ringraziare gli operatori sociali del centro, per il loro lavoro e la loro capacità di mediare in una situazione come quella che abbiamo visto in questi giorni: non deve esser stato facile spiegare a dei bambini perché venivano presi a sassate da altri ragazzini”.
Dietro lo striscione i manifestanti iniziano a spostarsi reclamando a gran voce il loro diritto a sfilare per le vie di Torre Maura: “Corteo! Corteo! Corteo!” e “Fuori i fascisti dal quartiere!” sono i cori che animano la piazza, in attesa dell’ok da parte della Digos.
striscione-romIl presidente dell’ANPI Roma, Fabrizio De Santis, rilancia sulle prossime tappe: “Dobbiamo rimboccarci le maniche e collaborare tutti quanti in una lotta per la giustizia sociale che sia il più possibile generale e unitaria. È una sfida troppo importante, che dobbiamo assolutamente vincere per non fomentare una rabbia sociale distorta, che finisce per alimentare il razzismo. Da parte nostra continueremo a fare iniziative quotidiane sul territorio, proprio il 14 aprile faremo un evento per intitolare il parco di Torre Maura alla memoria di Tina Costa, (recentemente scomparsa): una donna, staffetta partigiana e fieramente antifascista”.
Quando il corteo, intonando “Bella Ciao”, inizia finalmente a snodarsi per le via di Torre Maura, Casa Pound ha già terminato la sua kermesse di fronte al centro d’accoglienza ormai vuoto.
Il quartiere è finalmente libero, ma la ferita per il territorio resta aperta.
Maria Vittoria Molinari, attivista di Asia-Usb, è anche uno dei punti di riferimento per il quartiere. La sua analisi è positiva e, allo stesso tempo, molto lucida nell ’individuare i limiti di una risposta così emergenziale: “Un bel segnale da parte della cittadinanza e anche di quelle istituzioni troppo spesso assenti. Ma se vogliamo imparare qualcosa da questa vicenda, dobbiamo capire che non basta ritrovarci “tutti insieme contro il razzismo”. L’antifascismo non può essere utilizzato per pulire la coscienza a tutti quei partiti che, negli anni, hanno abbandonato le periferie. Questo è proprio il risultato di quelle politiche che hanno tolto il diritto all’abitare, al lavoro, e che hanno finito per svilire la fiducia nelle istituzioni. Quelli di oggi sono sprazzi di unità, ma la vera sfida inizia da domani. Noi continueremo ad essere qui, come abbiamo sempre fatto, ascoltando e cercando soluzioni per “i soliti problemi”, che sono l’assenza di lavoro e condizioni economiche tali, per cui le persone non si possono comprare le medicine o pagare le bollette. Sono questi sono i problemi reali delle periferie!”.
Torre Maura ha risposto oggi in modo netto a chi voleva strumentalizzare i disagi e le tensioni che la accomunano a molte periferie della città. Nessuno vuole o può negare l’esistenza di questi problemi, ma i residenti hanno dimostrato di non farsi ingannare dalla retorica xenofoba, e di sapere bene chi sono invece i veri colpevoli di questa situazione. Non i rom, né chiunque arrivi a condividere quelle stesse problematiche abitative, lavorative e sociali che accomunano italiani e stranieri.
A Torre Maura, se “un’invasione” c’è stata, (come ululavano quei fantomatici “residenti” che esibivano saluti romani e minacciavano donne e bambini ospiti del centro), è stata proprio quella dei forzanovisti e dei fascisti del Terzo Millennio. Giacomo Capriotti

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