«

»

Stampa Articolo

Nel cuore della BASF

BASF Roma sc017Visita all’ interno dello stabilimento chimico che i comitati cittadini da 10 anni combattono perché ritenuto “inquinante”.

La BASF ha deciso di avviare un percorso di comunicazione e informazione rivolto al territorio.  Per questo ha accolto la nostra testata che da anni si interessa alla diatriba che vede, da una parte, i cittadini, giustamente spaventati dalla presenza di una fabbrica chimica a pochi passi dalle loro case, dall’altra, l’azienda tedesca leader nel settore della produzione di catalizzatori. Per la prima volta siamo potuti entrare all’interno della fabbrica più contestata del nostro territorio. Una fabbrica che fino a poche settimane fa anche per noi rappresentava un territorio inaccessibile, inviolata da occhi esterni. Siamo stati accolti da Roberto Spaggiari, Direttore della Divisione catalizzatori in Italia e Responsabile dell’impianto di Roma, Michele Samoggia, Responsabile per la parte di comunicazione di sito, e Filippo Bertacchini, Responsabile comunicazione degli impianti produttivi della stessa Azienda al Nord.  La nostra visita è iniziata con un incontro in cui i rappresentanti BASF hanno voluto raccontare alla comunità le loro ragioni e le loro verità. Ci hanno poi accompagnato a fare un sopralluogo nei laboratori dello stabilimento e presso quello che ormai è conosciuto come “l’inceneritore BASF”. Quello che leggerete di seguito quindi è un punto di vista mai raccontato prima: quello della BASF.

BASF Roma sc084Chi è la BASF?

“E’ un’azienda– spiega Michele Samoggia – leader nel settore della chimica con oltre 112mila dipendenti in 376 siti produttivi a livello mondiale. Sul totale dei dipendenti,quasi 10mila lavorano in ricerca. Un’azienda che crede molto nell’innovazione: lo testimoniano i 1.300 brevetti registrati solo nel 2013 e investimenti in ricerca per una cifra vicina ai 2 miliardi”. Un colosso da 74 miliardi di fatturato. In Italia BASF è presente con 16 siti, di cui 11 produttivi, dove lavorano circa  1500 dipendenti. “Questi numeri – continua Samoggia -aiutano a capire la solidità di questa azienda. Solidità unita a valori: oltre agli standard di sicurezza, infatti, in cui BASF è leader, la filosofia che guida il nostro operato è cercare di  produrre di più con meno. Questo certamente per motivi economici, ma anche  per utilizzare meno risorse possibili, in una logica di sviluppo sostenibile”.

Tra i prodotti di punta della BASF ci sono i catalizzatori, che aiutano a velocizzare le reazioni chimiche. In particolare, nello stabilimento di via Salone sono prodotti i catalizzatori per l’industria farmaceutica, cosmetica e alimentare. Il sito di Roma fu fondato nel 1956 dalla società Engelhard, poi acquisita dalla BASF nel 2007, e rappresenta il presidio chimico più grande del Centro Italia. Uno stabilimento che serve 500 clienti in tutta Europa. Oltre alla produzione di catalizzatori a base di metalli preziosi, il sito di Roma è noto per: il recupero dei catalizzatori esausti, la produzione di sali e soluzioni impiegati per la produzione delle marmitte catalitiche e i sensori termici.

Indagine della Magistratura

Tra le ultime notizie rimbalzate su alcuni quotidiani italiani, c’è l’indagine della Magistratura per traffico illecito di rifiuti e inquinamento delle acque. La Procura della Repubblica ha iscritto nel Registro degli Indagati 10 persone, tra cui Dirigenti dell’Azienda.La BASF tiene a precisare che “l’indagine avviata dalla Magistratura si trova ancora in una fase istruttoria, di conseguenza non è stata ancora raggiunta nessuna conclusione circa la sussistenza di reati in capo a nostri funzionari. Come BASF ribadiamo la più totale fiducia nei confronti dell’operato della Magistratura e auspichiamo che venga fatta al più presto chiarezza su questa vicenda. Dal lato nostro, siamo fiduciosi di poter dimostrare in tutte le sedi opportune la correttezza del nostro operato”. Un’indagine, avviata a seguito della denuncia dei comitati nel 2012, che rappresenta solo l’ultima tappa di uno scontro che ha avuto come oggetto diversi temi. Vediamo quali.

BASF Roma sc040 L’inceneritore

A preoccupare maggiormente i cittadini vi è sicuramente l’inceneritore, colpevole, secondo i comitati, di immettere nell’aria sostanze inquinanti. Una definizione, quella dell’inceneritore, errata, sottolinea la BASF “perché il processo industriale di recupero non è un’attività di smaltimento, bensì un riciclo ad elevato valore ambientale. Le quantità trattate dall’impianto di Roma sono migliaia di volte inferiori a quelle trattate da un inceneritore e le tecnologie utilizzate sono state incluse tra le Best Available Technologies dalla Comunità Europea”.

Tuttavia, proprio in merito all’attività di recupero dei catalizzatori esausti, il TAR ha recentemente accolto il ricorso dei comitati nei confronti dell’estensione AIA, approvata nel 2013. “La decisione del TAR – spiegano – annulla la possibilità di incrementare le quantità da trattare. Tuttavia, solo questo punto è stato accolto dal TAR tra quelli oggetto di ricorso, pertanto l’AIA del 2011 rimane in vigore nella sua interezza”.

Le risposte ai comitati

Negli anni sono state numerose le campagne di protesta. Su tutte quella legata alla salute dei cittadini. “Vale la pena dire subito che nessuna indagine ha mai evidenziato un nesso fra le attività dello stabilimento e i problemi della salute dei residenti”, specifica Michele Samoggia. Il primo studio, di natura statistica,sulle cause di mortalità condotto dall’ ASL nel 2003, evidenziò un incremento del 30% di decessi per alcune patologie tumorali tra i residenti del quartiere Case Rosse. Risultati che diedero immediatamente il via a un’estesa indagine epidemiologica e ambientale volta ad approfondire le reali cause dell’aumento di mortalità. Dall’indagine che ne seguì, durata 2 anni e mezzo, risultò che “l’analisi della mortalità tra la popolazione residente […] non evidenzia effetti sulla salute riconducibili all’inquinamento ambientale presente nell’area [...]”. Uno studio terminato nel 2006 che, fanno notare dall’azienda, “non viene mai citato”.

“Le campagne sono state numerose – spiega Roberto Spaggiari – Nate soprattutto perché quest’area è stata soggetta ad un’intensa urbanizzazione negli ultimi venti anni e si è lasciato costruire dove, per legge, non si sarebbe potuto”.

Tra le campagne di protesta,Bertacchini ricorda quella sulla presunta responsabilità dell’azienda di emettere, durante la notte o nei giorni festivi, sostanze non autorizzate: “Basterebbe visitare il sito della Provincia che riporta i dati delle emissioni dello  stabilimento 24 h su 24 per capire che questo non è vero”.

La questione delle ‘acque’

Ma a preoccupare maggiormente l’azienda in questo momento è il tema delle acque, oggetto di sequestro da parte dei vigili nell’agosto scorso.

“Sul tema delle acque vi è molta confusione – ammette Spaggiari – perché si tendono a sovrapporre più questioni: un tema sono le acque di primapioggia, un altro le acque di falda, un altro ancora – e che non riguarda l’azienda – il sequestro del laghetto di pesca sportiva”. Per quanto riguarda l’impianto di raccolta delle acque di prima pioggia, oggetto di sequestro, “abbiamo consegnato all’Autorità Giudiziaria tutta la documentazione necessaria chiedendone il dissequestro”. Relativamente, invece, le acque di falda, “nel 2013 durante i controlli di routine prescritti dall’AIA, rilevammo parametri anomali su alcune sostanze e di questo informammo entro i termini di legge le Autorità. Queste sostanze non erano mai state rinvenute in nessuna delle analisi precedenti che da prescrizione siamo obbligati ad effettuare ogni due anni. Tuttavia, abbiamo ritenuto di dover andare a fondo nella questione e abbiamo subito predisposto, d’accordo con il Comune e la Provincia,un piano d’ indagine per mezzo di carotaggi, di cui stiamo aspettando i risultati”.

Il tavolo della delocalizzazione

Su richiesta dei comitati, il Comune ha avviato un tavolo per discutere sulla delocalizzazione dell’impianto. “Dobbiamo partire da alcuni presupposti – commenta Roberto Spaggiari – se lo stabilimento dovesse mai essere spostato o chiuso,non sarà perché inquina. Perché tutte le indagini ambientali condotte fino ad ora, compreso l’ultimo studio dell’Istituto Superiore di Sanità, dimostrano il rispetto della normativa e soprattutto l’assenza di impatti sull’ambiente circostante. Anzi, poiché aderiamo al Programma Responsible Care, in molti casi i nostri controlli sono addirittura più stringenti di quelli imposti dalla normativa”.

Quello della responsabilità è un mantra ripetuto continuamente anche dai lavoratori del sito che recentemente sono scesi in piazza per chiedere più rispetto, stanchi di essere definiti criminali.

Una storia lunga quella della BASF, sulla quale pendono le future decisioni da parte della Magistratura e delle Istituzioni in un clima tutt’altro che sereno.

Federica Graziani

 

 

Permalink link a questo articolo: http://www.fieradellest.it/nel-cuore-della-basf/

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Puoi usare i seguenti tag ed attributi HTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>

 
Copy Protected by Chetan's WP-Copyprotect.