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Municipio VI. Un consiglio comunale straordinario per ricordare il giudice Borsellino e la sua scorta

37697125_277908516099409_7175856308174716928_nIn occasione dell’anniversario della morte di Giovanni Falcone, il 23 maggio, il consiglio capitolino fece un consiglio straordinario sul tema ad Ostia. Si ripete l’iniziativa anche in VI Municipio, il 23 luglio per ricordare la strage di Via D’Amelio avvenuto il 18 luglio 1992. 

Per dare un segnale in quei territori ritenuti preda e campo d’azione dei fenomeni legati alle attività mafiose, l’Amministrazione di Roma Capitale decide di organizzare consigli straordinari per commemorare le vittime illustri della mafia. Prima ad Ostia, in occasione della ricorrenza della strage di Capaci, il 23 maggio 1992, dove persero la vita Giovanni Falcone,  sua moglie Francesca Morvillo e gli agenti Antonio Montinaro, Vito Schifani e Rocco Dicillo. Poi il 23 luglio in VI Municipio, per ricordare la strage di via D’Amelio, dove persero la vita Paolo Borsellino, Agostino Catalano, Emanuela Loi, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina.

Presenti la Sindaca Raggi, i consiglieri dell’assemblea capitolina, il Presidente del VI Municipio, Roberto Romanella, il Presidente del Consiglio VI, Alberto Ilaria, il  Presidente dell’Assemblea, Marcello De Vito, il Sottosegretario all’Istruzione Lorenzo Fioramonti, la Vicepresidente del Senato Paola Taverna, la Deputata Giulia Sarti,  il Questore Guido Marino, la Prefetta Paola Basilone  e i vertici delle forza dell’ordine. All’assemblea erano presenti anche diversi rappresenti di associazioni locali e antimafia come Libera, il Movimento delle Agende Rosse, l’Associazione di quartiere Collina della Pace, l’Associazione Ossigeno per l’Informazione, e Paola Tinchitella, responsabile dell Biblioteca Collina della Pace 

Proprio il VI Municipio è stato scelto come luogo simbolo da cui ripartire. Lo spiega il Presidente del VI Romanella: “Sono grato e emozionato della vostra presenza qui. A 26 anni di distanza commemoriamo un uomo simbolo di giustizia sociale, uno spirito unico. Dal suo insegnamento è necessario ripartire con un profondo cambio di passo. Solo strappando la manodopera in queste zone potremmo davvero colpire  le attività mafiose. Solo in VI municipio sono presenti 11 clan quindi oggi siamo davvero dentro al problema. nel nostro territorio è composto per il 40% da edilizia popolare, è il secondo municipio per numero di abitanti , con il più alto indice di povertà di Roma e di dispersione scolastica. Anche questa è Roma, nonostante sia un luogo ai margini ma che è necessario rigenerare. Dobbiamo pensare ad un cambio di paradigma con concrete politiche di risanamento. Qui si costruiscono l’Italia e gli italiani del domani. Lancio un messaggio anche al governo: rimettere in piedi quel piano delle periferie abbandonato. Di un euro speso nelle periferie ne beneficia anche il centro della città,  a differenza del contrario. Il Municipio VI ci ha espresso un forte consenso elettorale quindi non è più tempo di perdere tempo. Nessuna scusa, nessuna attenuante, nessun pretesto o scappatoia”.

Ad intervenire anche la Sindaca Raggi: “La mafia non è invincibile, oggi siamo eredi consapevoli dell’insegnamento che ci hanno lasciato Falcone e Borsellino. Sono convinta che siano i cittadini onesti la maggioranza e per questo dobbiamo dare un segnale di compattezza. Stiamo riconquistando metro dopo metro quegli spazi che erano prima territorio di attività legate alla mafia. La città di Roma non vuole dimenticare eroi come Borsellino e Falcone e per questo abbiamo in progetto di intitolare un parco alla Romanina ai 27 magistrati uccisi dalla Mafia. Roma si ribella alla Mafia e vuole lasciare fuori tutti coloro che vorrebbero imporre la propria legge. Chiediamo ai cittadini di Tor Bella Monaca di non abbassare lo sguardo. Questi cittadini hanno bisogno di avere speranze. Qualche tempo fa abbiamo rimosso due murales dedicati a boss mafiosi, murales che erano lì da anni. Quando lo abbiamo fatto le serrande delle case erano tutte abbassate, vogliamo che i cittadini possano avere lo sguardo alzato e fiero. Intitoleremo, come richiesta del Municipio VI, un parco o un edificio a Paolo Borsellino. Per combattere la Mafia però ci vuole tempo e la base è rimettere i conti in ordine. Ci vuole compattezza, coraggio e tempo. E’ l’unica strada possibile lavorando affinchè i cittadini diventino parte di questo processo”.

Parole condivisibili, come non condividerle. Eppure per chi ogni giorno lavora per strada, a contatto con diverse realtà del territorio. Per chi spesso diventa bersaglio proprio di minacce e ritorsioni. Per chi è costretto e a vivere in territori di frontiera come quello del VI Municipio, senza servizi e dignità, le parole restano solo parole. La Mafia si combatte cercando di ribaltare le cose, partendo dalla riappropriazione degli spazi pubblici, dall’interazione con le istituzioni, dal rispetto delle realtà locali e dalla condivisione con loro dei progetti e dei percorsi. Dalla garanzia dei servizi primari come acqua, igiene, decoro, casa, lavoro.

Chi abita in VI Municipio vede continuamente calpestati tutti questi principi.

Partendo da coloro che abitano in zona come Colle degli Abeti, dove un piano di zona su cui si aspettano ancora risposte concrete dall’Amministrazione, spinge dei cittadini a tentare il suicidio, divide famiglie. Nel Versante Prenestino del Municipio VI non è assicurata l’istruzione scolastica primaria a causa della mancanza di posti, si respira un’aria malsana e velenosa per cui ci siamo meritati il titolo di “Municipio con il più alto tasso di decessi per malattie tumorali”.

Per non parlare delle Torri, dove si vive con infiltrazioni in casa, con ascensori non funzionanti che sequestrano nelle loro case i cittadini disabili o malati. Dove non c’è giustizia sociale e si sgomberano i deboli e si continuano a tutelare i forti. Dove non c’è ascolto, non c’è inclusione. Dove non ci sono progetti culturali validi che possano alzare il livello della popolazione rendendola più libera. Dove ci sono quartieri ghetto, dove si soffia sul vento dell’odio e dell’intolleranza.

“La Mafia si combatte con l’informazione”, dice Alberto Spampinato di Ossigeno per l’Informazione, presente all’assemblea. Eppure la stampa indipendente in questo territorio è stata, anche dagli esponenti dell’attuale amministrazione, vessata, offesa, ostacolata. E nei tempi passati minacciata e colpita tanto da indebolirla, rendendola più debole e vulnerabile.

Se si vuole lottare contro la Mafia bisogna farlo davvero, restituendo dignità e rispetto a tutti coloro che cercano solo un luogo dignitoso in cui vivere e cercano di costruire una società migliore. Tutti, non solo coloro che sono dalla Vostra parte. Federica Graziani

 

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