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Municipio VI. Nanni: “Lascio il Pd per ritrovare la passione”

nanniL’ex capogruppo del Pd VI Municipio Dario Nanni si racconta e spiega i motivi che lo hanno spinto a lasciare il Partito e a passare al Gruppo Misto.

Non è stata una sorpresa per nessuno. Lo sapevano tutti, addetti ai lavori, giornalisti, amici e sostenitori che Dario Nanni avrebbe detto addio al Partito Democratico. Lui che ha rappresentato per anni a livello comunale le istanze del territorio del Municipio, lui che dal PCI si è fatto tutta la trafila abbracciando il progetto dei democratici di formare un partito che unisse due idee così diverse.

Eppure, nonostante la lunga storia di Nanni all’interno del Pd, il divorzio è arrivato ed è stato in qualche modo rovinato dalle reazioni della segreteria locale. Per questo Nanni ha deciso di spiegare i motivi che lo hanno spinto ad una decisione che lui stesso definisce “travagliata”.

Come sei arrivato alla scelta di lasciare il Pd?

E’ stata una decisione molto lunga e difficile. In questi ultimi tempi ho provato una grande solitudine all’interno del partito, non sono abituato a sentirmi inutile, tantomeno di troppo, non ho più sentito nessuno della dirigenza del partito a livello nazionale. Le mie esperienze, le mie competenze e le battaglie che ho fatto negli anni pensavo potessero essere utili invece…

Cosa imputi al Pd?

Io imputo al Pd e al centrosinistra molte cose: non avere dato in questi anni una prospettiva ai giovani, un’alternativa credibile a questo populismo che oggi sta spopolando, il mancato criterio di rispetto del criterio di selezione della classe dirigente, il mancato radicamento sul territorio e l’abbandono delle realtà territoriali, scelte calate dall’alto senza che ci sia una corrispondenza con chi lavora sul territorio. Il problema è di metodo, se non viene premiato il merito non può funzionare, la politica dovrebbe essere selezione dei migliori, di coloro che hanno maturato l’esperienza, che conoscono i problemi. Non sono i nomi, ma i profili che dovrebbero avere la meglio. Non si sono mai utilizzati i criteri selettivi affinché oggi ci sia una valida rappresentanza. Il Pd oggi sta in queste condizioni perché non ha un gruppo a livello parlamentare che ha le caratteristiche per opporsi a questo governo. Per me la politica per me non è un lavoro, io il mio lavoro ce l’ho. In questi ultimi tempi in politica mi è stata tolta la passione, voglio ritrovarla facendo un altro percorso sempre all’interno del centrosinistra. Vedevo che molte cose in cui credevo non venivano portate avanti.

Quanto è cambiato il Pd negli ultimi 10 anni?

Quando ero segretario municipale c’erano 11 sezione operative sul territorio, oggi ce ne sono 3 e sono quasi sempre chiuse. Basta questo per spiegare cosa e come è cambiato.

Oggi ti ritrovi consigliere municipale per aver accettato di candidarti alla Presidenza…

Sono sempre stato uno che si è messo a disposizione facendo anche scelte difficile. Alle elezioni sapevamo tutti come sarebbe finita, ma in una squadra si condividono anche i momenti difficili. Mi è stato chiesto e ho accettato, inoltre pensavo fosse doveroso da parte mia dare un contributo al territorio dove sono nato e cresciuto e dove vivo. Noi siamo arrivati al 20% al primo turno con un 5 Stelle al 40%, quindi siamo andati oltre le aspettative. Qualche mese fa si è votato per le elezioni e il dato è stato ancora più basso. A livello locale mi sono defilato a causa del mio travaglio personale.

La segreteria del Pd locale ha reagito duramente…

Mi è dispiaciuta la reazione a livello locale ma il mio comunicato non era riferito al VI Municipio ma ai massimi vertici del partito. Il segretario sapeva tutto quindi mi ha davvero sorpreso il suo comunicato, proprio lui che mi più volte mi ha sostenuto dicendo che non vedeva altre possibilità. Ho visto poi un comunicato firmato da 4/5 persone e qualcuno telefonicamente si è anche tirato indietro. Resto nel centrosinistra quindi ci sarà la massima collaborazione con il Pd. Non ho ancora aderito a nessun partito, sto valutando, per ora rappresenterò il Gruppo Misto. Il problema principale in questi ultimi mesi è stata la mancanza di discussione e di condivisione. I capigruppo, che sappia io, fanno parte di diritto delle segreterie, io non sono mai stato invitato da nessuna parte, qualcuno forse dovrebbe farsi delle domande.

Quale il ricordo più brutto e quale il più bello nel Pd?

Tra i momenti più brutti ricordo la sconfitta del Pd nel 2008 a Roma e il primo consiglio comunale con Alemanno sindaco. Tra i più belli le feste dell’unità, le assemblee, tanti momenti corali. Federica Graziani

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