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Municipio VI. La Maggioranza vota l’apertura di un ufficio anagrafico presso il CC Roma Est

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La maggioranza pentastellata vota nel Consiglio del 22 marzo la risoluzione proposta dalla Commissione Commercio presieduta da Gemma Smeragliuolo. A sostenere l’atto 2 consiglieri di opposizione, Valter Mastrangeli (Lista Marchini) e Anna Maria Breccia (Forza Italia). In attesa della riqualificazione della sede di San Vittorino, sarà aperto un ufficio in uno dei locali siti nel CC Roma Est. Vagonate d’ironia sui social.

La risoluzione n. 4 “impegna il Presidente e gli assessori competenti ad interfacciarsi con la proprietà del Centro Commerciale Roma Est, al fine di stilare un progetto per la realizzazione di un ufficio decentralizzato per almeno 6 postazioni di lavoro, secondo le disposizioni di legge e di verificare le risorse economiche necessarie per la predisposizione dell’allestimento degli uffici per erogare servizi del settore anagrafico”.

Nell’atto votato dalla maggioranza 5 stelle e dai consiglieri di opposizione, Mastrangeli e Breccia, si legge che il Centro Commerciale ha dato la disponibilità alla concessione ad uso gratuito di un’area di circa 120 mq.

Un servizio pubblico, quindi, che sarà espletato in una struttura commerciale, con enormi interessi economici sul territorio del VI Municipio.

La decisione ha suscitato pesanti polemiche da parte dei consiglieri municipali del PD. Se Gasparutto sottolinea “il grave danno che questa decisione comporta per i piccoli commercianti che operano sul territorio”,  il capogruppo Compagnone entra nel merito politico ed etico di questa scelta: “E’ vergognoso, una decisione che può far cadere pesanti ombre sull’amministrazione.  Perchè la maggioranza, come ha dichiarato in Aula e sulla risoluzione dovrebbe avere rapporti con un privato di così grandi dimensioni? Per quale motivo si sceglie di allestire la sede dell’ufficio anagrafico, che dovrebbe coprire l’utenza del versante prenestino, in un centro commerciale anzichè in uno dei tanti spazi pubblici abbandonati? I 5 stelle non erano coloro che rivendicavano la neutralità dell’Amministrazione pubblica e che sostenevano che ogni affidamento dovesse passare per bando o avviso pubblico? Questa decisione che ha visto i consiglieri del Pd uscire dall’Aula  sarà argomento di discussione in una delle prossime commissioni Trasparenza che convocherò a breve”.

Ricordiamo che da tempo i cittadini del versante prenestino sono in attesa che venga riaperta la sede di San Vittorino che fu all’epoca chiusa per carenza di personale e per le condizioni strutturali dell’edificio. Sono ormai passati mesi e mesi ma per il piccolo borgo sembrano essere ancora lontane soluzioni in merito.

L’Amministrazione per la sede di San Vittorino aveva stanziato ben 140.000 € sul bilancio per la ristrutturazione della sede, ma ad oggi non ci sono atti d’indirizzo per chiarire la finalità dell’immobile e per impegnare i fondi in questione.

Mentre i consiglieri che hanno votato s favore stanno facendo propaganda perchè “l’apertura presso il centro commerciale darebbe un servizio ai cittadini”, dall’altro canto sui social scoppia la rabbia, condita da un’ironia coinvolgente.

Quando gli utenti discutono su chi paghera l’affitto c’è chi ironizza dicendo “io, te e un altro milione di persone”. Per sottolineare l’assurdità della scelta politica si ironizza sugli interessi del centro commerciale nonostante l’affitto sarà a costo zero: “Quindi a Natale il 24 stanno aperti fino alle 18.00″, “Magari una card da spendere al CC per i consiglieri che hanno votato”, “Se vai con la famiglia spendi un patrimonio tra un acquisto e un altro”, ” Il panino con la mortazza mentre aspetti di fare la carta d’identità è una cosa a 5 stelle”, “Secondo voi ci saranno buoni omaggio da consumare nell’attesa?”.

L’ironia scatta anche quando si apre il tema delle motivazioni che all’epoca spinsero l’Amministrazione a chiudere la sede di San Vittorino, ovvero la mancanza di personale: “Faranno i turni con quelli di KFC” e poi scatta la battuta sull’attesa di ricevere un servizio pubblico all’interno di un centro commerciale: “Ci sarà un vaucher per Mc Donald’s nell’attesa?”, “Visto che il cinema è aperto fino all’una e trenta di notte potremmo portarci gli occhiali 3D e approfittarne”.

L’ironia è coinvolgente ma alla fine le battute riportano una triste e preoccupante verità: posto che dalla risoluzione votata non si evince se questo “costo zero” riguarderà anche l’utilizzo delle utenze,  posto che nessun imprenditore a livelli così alti come quelli del Centro commerciale Roma Est possono essere descritti come dei buoni samaritani, posto che ci dovrtebbe essere un’assoluta distanza tra il pubblico ed il privato a meno che non ci siano rapporti chiari stabiliti da bandi di gara, posto che si costringono, con questa scelta, i cittadini che vogliono usufruire nel versante del Municipio in cui risiedono ad entrare in un centro commerciale per ottenere una carta d’identità, posto che l’affitto è a costo zero ma è evidente che se si entra in centro commerciale, magari con tutta la famiglia, non dico che sei obbligato ma quanto meno sei, per forza di cose, stimolato a consumare o a fare qualche piccolo acquisto, posto che con questa scelta politica in qualche modo ci si mette dalla parte dei grandi anzichè dei piccoli commercianti che sono il vero motore pulsante delle periferie, posto che votare a favore di un atto di questo tipo pone delle pesanti ombre nel rapporto tra i consiglieri e il privato in questione, quello che più ci domandiamo è: perchè nella risoluzione c’è scritto che i responsabili del centro commerciale hanno dato la loro disponibilità? Con quale autorizzazione o mandato la commissione commercio si è recata presso la sede di un imprenditore per fare accordi su temi di gestione pubblica? E  perchè quell’imprenditore e non un altro? Chi ha contattato chi?

E ultima, ma non meno importante domanda, può un’ amministrazione pubblica in qualche modo favorire gli interessi di un privato facendo in modo di aumentare la sua clientela e di conseguenza i suoi introiti?

E meno male che i 5 stelle avrebbero dovuto rappresentare una rottura con il passato ed essere la rappresentazione di quella parola che tanto amano: trasparenza. Federica Graziani e Alessio Carta

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