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Municipio VI. “Finalmente le buche si chiudono”…dicono?!

voragine-di-9-centimetriE’ quanto che si legge in ogni comunicato lampo che viene pubblicato, diffuso, e spesso dimenticato, dall’ amministrazione 5 Stelle.

Il 28 luglio scorso il Presidente della Commissione Lavori Pubblici VI Municipio, Giuseppe Agnini, scriveva: “Manteniamo le promesse: rattoppiamo le buche e non solo”. Forte del fatto che la Giunta municipale avesse reperito ben 700mila euro per la manutenzione stradale, con i quali “stiamo attivando le procedure per gli accordi quadro che permettono maggiore controllo sul lavoro effettuato per evitare che le buche si riaprono”. Il modo è semplice: se non si chiudono le buche non possono riaprirsi. Promessa mantenuta. E scriveva poi, trionfante: “Stiamo avviando anche un processo di collaborazione tra i dipartimenti per programmare il rifacimento del manto stradale”, anche se ad oggi non se ne è avuta notizia.

È vero che alcune buche, voragini anzi, come quella di via Marcio Rutilio, sono state richiuse, ma la situazione reale non rispecchia granché l’ ottimismo che si è avuto nei comunicati. Sempre Agnini il 18 ottobre scorso chiariva che “oltre i fondi stanziati nel bilancio 2016 sono state reperiti altri fondi, il totale ammonta a circa 800mila euro”. Inoltre “l’appalto è stato aggiudicato e siamo in attesa del disbrigo delle ultime pratiche burocratiche, pertanto la manutenzione ordinaria delle strade partirà nei prossimi giorni con la consegna dei lavori”.

A cinque mesi da quella dichiarazione, tuttavia, la storia non sembra cambiata. Eppure la manutenzione ordinaria delle strade era partita il 20 ottobre, quando la ditta vincitrice del bando aveva effettuato i primi interventi. Allora il Municipio aveva consegnato alla ditta l’elenco delle strade da sistemare, anche di corsa visto che i fondi, 800mila euro, erano da spendere entro il 31 dicembre. L’elenco completo delle strade da risistemare era questo: via dei Giardinetti, via Valter Tobagi, via di Tor Vergata, via di Passolombardo, via Mario Pastore, via Fontanile di Carcaricola, via di Carcaricola, via Dell’Acqua Vergine, via di Salone, viale Duilio Cambellotti, via Amico Aspertini, via Pietro Anderloni, viadell’Archeologia, viale Francesco Caltagirone, via Luigi Gastinelli, via Raoul Chiodelli, via Luciano Conti, via Antonio Capetti, largo Corradino D’Ascanio, via Ernesto Breda, via Siculiana, via Villabate, via Baldrighi, viale Santa Rita da Cascia, via Pratolungo Casilino, via Avola, via Roccalumera, via Osteria del Finocchio, via di Castelvetrano, via del Torraccio, via Sant’Elpidio a mare, via Matelica, via Sellia, via Roccaforte del Greco, , via Delle due Torri, via Stefano Breda, parcheggio stazione metro C Torre Angela, via del Torraccio di Torrenova, via dei Centauri, via di Torrenova, Viale dei Romanisti, viale di Torre Maura, via del Fosso di Santa Maura, via Michele de Marco, via Silicella, via Noale, via Luigi Russolo, via Atanasio Soldati, via Osvaldo Licini, via Lucio Fontana, via Fortunato Depero, , via Giorgio Grappelli, via di Lunghezza, via Fosso dell’Osa, via Massa San Giuliano, via Ortona de’ Marsi, via Lunghezzina e il tratto di competenza municipale di via Polense.

Qualcosa è andato storto? Dai comunicati sembra di no. Infatti il 3 dicembre sempre Agnini scrive: “Cosa abbiamo fatto in questi 5 mesi di governo? Siamo riusciti a riattivare un appalto per la manutenzione ordinaria delle strade municipali con il quale stiamo anche sopperendo alle carenze ereditate dal Dipartimento per la manutenzione degli assi viari di ‘grande viabilità’ come ad esempio le Vie Collatina, Prenestina, Casilina, ecc.”. Nel medesimo comunicato Agnini denunciava le condizioni ereditate dalla precedente amministrazione, con tutti gli appalti dei lavori pubblici bloccati. Per fortuna “nei primissimi giorni ci siamo dovuti confrontare anche con diverse emergenze tutte risolte grazie ad un enorme lavoro di squadra tra la Giunta, i consiglieri e gli uffici preposti”. Tutto risolto insomma a tempi record, il 3 dicembre.

Ma l’azione di governo non si è fermata con la fine dell’anno e il 23 febbraio una nuova dichiarazione, sempre di Agnini, in cui annuncia la volontà di “uscire gradualmente dalla fase di emergenza così da mantenere costante il livello manutentivo delle strade”. Anche per il 2017 ci sono 800mila euro da spendere e “faremo due accordi quadro, così da avere due ditte che lavorano contemporaneamente sul territorio”, a condizione che entrambe forniscano quattra squadre ciascuna: così “una squadra si occuperà del pronto impiego, altre due di interventi programmati e la quarta esclusivamente della pulizia di caditoie”.

Infine, ottima novità, le ditte dovranno “garantire il posizionamento attraverso un sistema di GPS e fornire un report fotografico che ritrae il pre e il post intervento di manutenzione, e dovranno fornire la certificazione dei materiali utilizzati”.

A ormai 9 mesi dall’inizio del governo pentastellato le strade sembrano aver trovato la via giusta per uscire dalla crisi. Anche il Sindaco Virginia Raggi scrive in questi giorni: “L’operazione #StradeNuove è partita. Possiamo dirlo, ora che sono iniziati i primi lavori (alcuni già conclusi) per affrontare, come nessuno ha fatto prima, uno dei problemi più sentiti dai romani: le buche stradali”. Ora non resta che aspettare che da Facebook si passi alla realtà.

Questo passaggio sembra davvero essere stato fatto. Nella Commissione Trasparenza e Garanzia del 15 marzo scorso convocata dal presidente Compagnone (PD), si sono studiate le carte della manutenzione stradale, da cui sono emerse novità molto positive. Nonostante la scadenza della sorveglianza e del pronto intervento del 28 febbraio, ci sono ancora circa 850mila euro lordi per la manutenzione ordinaria, che verranno impegnati per il rifacimento di via Cambellotti, via Polense e via di Torrenova. Infine il 21 e il 28 marzo, altra nota molto positiva, saranno aperte 2 buste per appalti del valore di 980mila euro lordi ciascuno, che tuttavia saranno convalidati soltanto se la ditta vincitrice, oltre a rispondere dei requisiti, avrà stipulato anche una polizza assicurativa. Flavio Quintilli

buche-tra-via-aspertini-e-via-anderloniSlalom tra le buche di Tor Bella Monaca

Alla ricerca della Regina delle vie e della Regina delle buche, tra strade dissestate e buche vertiginose.

A Tor Bella Monaca ormai ci si è abituati: “Tanto non cambierà niente”, gridano dal finestrino le macchine che serpeggiano evitando le molteplici buche sul loro percorso. Talmente abituati che c’è chi, incurante del pericolo, sfreccia veloce con rapidi colpi al volante schivando tutte le insidie di cui, evidentemente, conosce alla perfezione l’ubicazione.

Partiamo dal “centro” non geografico del quartiere, da via Parasacchi dove ci sono il liceo Amaldi, il centro commerciale e il Municipio. Essendo una strada scarsamente trafficata, se non negli orari di entrata e di uscita del liceo, svoltiamo subito a destra, in via Amico Aspertini, e percorriamola tutta, per un buon tratto in salita. Nonostante l’alto flusso veicolare, la strada non presenta altro che un manto leggermente dissestato rispetto alla “normalità” di altre zone di Roma, ma ci basta superare la curva davanti gli impianti della Telecom per beccare la prima, grande buca. Armati di metro, l’abbiamo misurata: 5 centimetri di profondità, con una larghezza di quasi 30, nel mezzo della corsia che procede verso lo stradone.

Arrivati all’R6 un tratto di asfalto appena messo ci fa ben sperare che forse quella buca sia soltanto passeggera. Ma dopo pochi metri nuove crepe nel manto fanno passare quest’idea malsana dalla testa e arriviamo all’incrocio con via Anderloni: 3 buche, belle grosse e difficili da evitare. Gli automobilisti che per andare in via Anderloni girano a destra incappano in 2 “gemelle”, mentre chi deve girare a sinistra trova soltanto l’altra. Proseguendo sulla scia delle buche giungiamo nella via “Regina” di questo tour: via dell’Archeologia.

in-via-giovanni-battista-scozza-una-voragine-di-9-centimetriCome numero di buche, come grandezza, come profondità, come frequenza, non ci sono dubbi: via dell’Archeologia è la strada più malmessa di Tor Bella Monaca, oltre a essere quella più densamente abitata. Tra R5 e M1, cioè dall’inizio alla fine, si concentra buona parte della popolazione del quartiere, costretta a memorizzare la posizione delle buche per non distruggere la propria macchina. Davanti alla scuola, davanti le suore di Calcutta, all’incrocio di via dei Cochi, di via Castano, di via Aspertini: buche ovunque e di dimensioni notevoli.

Continuiamo il giro, rapidamente passiamo per via Castano e via Mitelli, dove la situazione è leggermente migliore, per poi tornare indietro e riprendere via Aspertini, nel tratto in discesa che collega sulla destra viale di Tor Bella Monaca, lo stradone: proprio all’imbocco, una buca nel mezzo, non molto larga ma molto profonda, ci obbliga a una brusca sterzata per evitarla. Imbocchiamo la via, facciamo inversione al semaforo e arriviamo in fondo, alla svolta per via Quaglia, senza particolari osservazioni: se tutte le strade fossero così non staremmo a posto, ma almeno non si danneggerebbero cerchioni e pneumatici.

Da via Quaglia la situazione cambia: un manto dissestato che però non ha buche tali da mettere in pericolo le autovetture, compresi i tratti di via Acquaroni, largo Mengaroni o via Santa Rita da Cascia. Se non fosse per una buca, in posizione anonima, che solo lo scarso traffico, quasi inesistente, fa sfuggire alla cronaca: quasi 10 centimetri di profondità, oltre un metro di larghezza. La “Regina” delle buche è quella all’incrocio tra via Giovanni Battista Cigola, via Giovanna Marmochini Cortesi e Giovanni Battista Scozza. Flavio Quintilli

il-manto-dissestato-di-via-aspertiniTor Bella Monaca. Convivenza forzata tra buche e residenti

Nessuno ci spera più, i commenti sono tra arrabbiati e divertiti, aneddoti che lasciano l’amaro in bocca.

Per Dario Ambrosini, residente in via Agostino Mitelli, “Non si reggono più tutte queste buche”. Ogni giorno, infatti, “per andare a lavorare sono costretto a procedere a passo d’uomo su via Castano, per poi evitare le voragini che da via dell’Archeologia arrivano fino allo stradone”, cioè viale di Tor Bella Monaca.

“È capitato diverse volte di bucare gli pneumatici, ma difficilmente qui da noi”, nel quartiere. “Qui ormai tutti penso che sappiamo dove sono le buche, quanto sono grandi, quanto pericolose. Siamo cresciuti insieme con loro, per certi versi. E così le evitiamo facilmente, anche se non se ne può più”.

A proposito degli interventi che sono stati fatti su alcune buche, si dice perplesso: “Non capisco perché l’asfalto usato per le toppe non vada a coprire tutto il livello, mentre invece resti un centimetro o due dal bordo stradale”.

“Perché, ci sono strade senza buche, lisce? – domanda Aurora Di Sotto, residente in via dell’Archeologia – via Castano è così da quando mia figlia andava al nido, si è sempre ballato su quella strada. Dopo tre anni la macchina, nuova, ha cominciato a cigolare, ho cambiato i braccetti, bucato a causa delle buche inevitabili tra via dell’Archeologia e via Aspertini”.

davide-zappaterra-residente-di-via-dellarcheologiaSpecifica Davide Zappaterra, altro residente in via dell’Archeologia, che “Le buche, anzi le voragini di via dell’Archeologia sono evitabili soltanto andando contromano. Una mattina, alle 4:30, l’autobus notturno l’ha presa in pieno e ha fatto un botto che ha fatto scattare l’allarme di una macchina. Per non parlare di un’auto che, correndo a tutta velocità, ne ha presa una così bene che si è sentito da fuori il rumore dell’aria che usciva dallo pneumatico. Con tutte queste voragini, nessuno se lo chiede mai, come si sentono i pazienti delle ambulanze che passano di qui? Come si sentiranno, così sballottolati?”.

“A piedi pure si rischia sempre una storta – commenta Vanessa Celletti, di via Agostino Mitelli – con i marciapiedi così distrutti si deve passare per la strada, e se piove preghi di non farti inondare dalla macchina o dall’autobus di passaggio. O impari a calcolare i tempi e a nasconderti al momento giusto per ripararti”. Flavio Quintilli

prondita-di-una-bucaTorre Angela. Le buche minano la viabilità di un intero territorio

Non solo le automobili, anche i pedoni rischiano di continuo a causa delle buche, soprattutto dopo la pioggia.

In compagnia di Emanuele Licopodio, presidente del Comitato Popolare Roma Est, andiamo a verificare le condizioni del manto stradale del quartiere. Qui, come in altre realtà del territorio, le strade sono carenti di manutenzione da anni. Qualsiasi via percorriamo ha delle criticità, ma le maggiori le presentano le strade a più alto traffico: via di Torrenova e via del Torraccio di Torrenova.

il-tombino-poggiato-su-via-dei-centauriPer chi conosce il quartiere è noto che esistono decine e decine di strade che si intersecano una con l’altra per confluire nelle due maggiori, spesso a doppio senso di marcia. Percorrendo via di Torrenova, andando dalla Prenestina alla Casilina, una grande buca è stata appena riparata in prossimità del ponte sopra via di Tor Bella Monaca, mentre poco più avanti, in prossimità di via Bitonto, la situazione non migliora, complice anche il passaggio dell’autobus.

Non migliora la situazione neanche in tutte le altre vie del quadrante, nonostante qualche piccolo intervento di rattoppo qua e là si trovi. Via di Torrenova, che presenta poi un alto flusso di veicoli, rischia sempre di essere una trappola per topi. Potrebbe snellirsi il traffico, grazie alle parallele via dei Centauri, via Atteone o via Atlante, ma qui siamo di fronte forse a scenari persino peggiori. “Qui, quando c’è il mercato”, dice Licopodio in via dei Centauri, “Le signore rischiano anche di cadere e farsi male”, sottolineando quindi il pericolo non solo per le vetture, ma anche per le persone durante le ore di mercato.

Anche su via del Torraccio di Torrenova, dall’incrocio con via di Torrenova fino a via Casilina, le buche sono all’ordine del giorno, in una strada più stretta e ugualmente trafficata. Le numerose intersezioni con altre strade, poi, rende la viabilità un inferno, soprattutto in orari di punta.

Se si favorissero le vie parallele, probabilmente, molte criticità verrebbero meno, almeno lungo la direttrice di via di Torrenova. Per via del Torraccio di Torrenova, invece, sono minori le possibilità di svincolo, avendo moltre vie che si immettono, poche parallele e una gran quantità di sensi unici. Dopo la pioggia, poi, i pedoni corrono un continuo rischio di essere infradiciati dagli automobilisti che passano sopra buche allagate, complice anche la quasi totale assenza dei marciapiedi. Flavio Quintilli

due-buche-tra-via-atlante-e-via-giuturnaTorre Angela. Le buche di via dei Centauri, via Atlante e via Coribanti

Parlano i cittadini: “Siamo stufi”. Il signor Filippo Cicciarelli abita in via dei Centauri, e insieme a lui vediamo le condizioni di questa strada, che essendo parallela a via di Torrenova potrebbe rappresentare un’ottima valvola di sfogo per il traffico locale. Nel migliore dei casi il manto è semplicemente dissestato, “Ma qui è così da sempre”, ci dice piuttosto disperato, alzando le spalle come a dire: “Che ci possiamo fare?”.

Certo, le buche sono un problema, come anche “tutta l’immondizia che si accumula agli angoli degli incroci, l’erba che cresce selvaggia”, per elencare solo alcune delle problematiche di questa via, che ospita anche il mercato il martedì e il sabato mattina. All’angolo destro della strada, andando in direzione via di Torrenova verso via di Tor Bella Monaca, si trova addirittura un tombino parzialmente divelto, non attaccato al manto stradale, che volendo potrebbe persino essere portato via. Infatti non è neppure incastrato con la strada, è semplicemente appoggiato, lasciando lo spazio per infilare tutta la mano. Analogamente potrebbe finirci anche un piede, causando un bel guaio a chi accidentalmente dovesse capitarci.

tombino-rialzatoDall’altra parte, invece, andando verso via Casetta Mistici, Daniela Lovecchio ci racconta come, tra via Atlante e via Coribanti, sia impossibile muoversi. “Queste due strade sono impraticabili e pericolose. Oltre alla profondità delle buche, c’è la loro estensione, arrivando a occupare buona parte della via. In più sono strade strette, rese ancora più strette dalle macchine parcheggiate su entrambi i lati e dal fatto che sono a doppio senso di marcia. Tutto questo rende impossibile schivare le voragini, e quest’inverno ho rotto i braccetti e due ruote dello stesso lato in via Atlante. Le buche stanno ancora lì, e quando sono piene d’acqua, dopo la pioggia, i pedoni devono stare attenti a non farsi bagnare dalle automobili, che non vedendo le buche rischiano di caderci dentro e infradiciare chi è intorno”. Flavio Quintilli

cofTorre Maura: un quartiere sospeso tra incuria e abbandono

Manto stradale consumato, buche pericolose, manutenzione assente: il quadro è desolante, via dell’Aquila Reale è otre il limite della praticabilità.

Torre Maura è nel limbo, un’interpretazione capitolina di una Terra che non c’è. Accoccolata tra il Grande Raccordo Anulare, che la protegge da quella che viene definita estrema periferia, e la Casilina, il quartiere è distante abbastanza dal centro perché i suoi abitanti non si sentano davvero cittadini di questa Roma, che sembra essersi dimenticata di chi vive da queste parti. Una distanza che si misura non tanto in chilometri, quanto in attenzione alla persona, in servizi alla comunità, in diritti per il cittadino.

Iniziamo il nostro viaggio nel quartiere da via Enrico Giglioli, per poi immetterci in via Walter Tobagi, una delle vie principali che si snoda fino alla Prenestina e a Tor Sapienza. All’altezza del civico 29 si capisce già che aria tira, perché il manto stradale mostra chiaramente i segni dell’usura. Non parliamo solo di buche (che pure ci sono), ma di metri e metri di strada consumati sotto il ripetuto passaggio di autovetture e mezzi pesanti. Questa è l’arteria principale, la strada più battuta del quartiere: come è possibile che non ci sia una manutenzione adeguata?

Proseguendo per qualche centinaio di metri, lo scenario è sempre lo stesso. Quando si arriva all’incrocio con via dell’Usignolo, il semaforo rosso arriva come una manna dal cielo: fermarsi il tempo necessario perché scatti il verde permette di accorgersi di una buca su un lato larga almeno un metro. Per chi è in motorino, svoltare a destra con il traffico alle calcagna, significherebbe non poter fare altro che passarci sopra, sperando che l’equilibrio tenga (e anche tutto il resto). In più, detriti su detriti si sono accumulati ai lati della strada, e chi va sulle due ruote sa bene quanto sia pericoloso frenare su un fondo stradale sporco. Ma tant’è.

sdrScegliendo una traiettoria sicura, saliamo per via dell’Usignolo. Anche qui il percorso è accidentato, ma la carreggiata è relativamente ampia, e approfittando dell’assenza di macchine o moto che procedono in senso contrario si riesce agevolmente a evitare pericoli. Quando però la strada ci obbliga a svoltare a sinistra in via delle Cincie, non si può far altro che assecondare lentamente qualche avvallamento burrascoso, a meno che non si voglia rischiare di passare il pomeriggio a risolvere con un CID un incidente frontale in curva.

La prima strada che ci si trova sulla sinistra è via delle Alzavole, che scendendo (in condizioni quasi agevoli) si immette in via dei Ruderi di Casa Calda. Qui, forse per essere quanto più fedeli al nome della strada, la situazione è disastrosa, e fino al semaforo di fronte a Punto Luce è un susseguirsi di buche e ciottoli che la pioggia e il passaggio delle auto hanno sparso un po’ dappertutto. C’è da stare attenti. Superiamo anche questo pericolo e attraversiamo via Walter Tobagi. Siamo ancora in via dei Ruderi di Casa Calda: la situazione è decisamente migliore di quella che ci siamo lasciati alle spalle, ma basta addentrarsi per ripiombare di nuovo nell’abbandono.

Prendiamo, per esempio, via del Fringuello. Meglio lasciare a casa automobili e due ruote: la carreggiata è stretta, a senso unico, e le buche si susseguono fino alla fine della strada. Se poi si svolta in via del Pettirosso, per tornare su via Tobagi, proprio nel bel mezzo di una curva a gomito c’è una buca pronta a rovinarvi la giornata.

Non ne avete abbastanza, o siete alla ricerca di emozioni forti? Attraversate la Casilina e provate a percorrere via dell’Aquila Reale. Mai nome fu più azzeccato, perché serve davvero una vista da rapace per evitare di finire la propria corsa senza danni a cose o persone! Michele Liberati

Torre Maura: le buche e quel sentirsi cittadini di Serie C

La scarsa manutenzione delle strade è solo un altro segnale della mancanza di attenzione nei confronti delle periferie. E i residenti si sentono sempre meno cittadini di Roma.

sdr“Ha mai fatto un giro in via dell’Aquila Reale? Quello che c’è lì ha dell’incredibile! La strada sembra abbandonata, o meglio: è abbandonata da chi dovrebbe prendersene cura. Perché in realtà è una strada relativamente trafficata. Abbiamo fatto reclami, segnalazioni al Comune, ma niente”. Antonio Marizi, pensionato, ha il dente avvelenato. Sarà anche perché pochi minuti prima qualcuno ha graffiato con una chiave tutta la fiancata destra della sua auto: “Manutenzione stradale, questa sconosciuta. La situazione peggiora di anno in anno, in più con la pioggia queste buche, o meglio voragini, si riempiono d’acqua, e chi non è del posto o non è molto attento rischia davvero di fare danni. Qui va tutto alla malora, si ha davvero l’impressione che si siano dimenticati di noi”.

Difficile non dargli torto: a Torre Maura è impossibile trovare una strada che non nasconda dei pericoli, per le vetture e per i pedoni. Perché c’è il problema del manto stradale, ma molto spesso è anche tutto il resto a versare in condizioni disastrose. “Più di una volta ho rischiato di cadere: ci sono erbacce, pietre, avvallamenti, senza contare che anche attraversare la strada è un grosso problema, perché le strisce pedonali non sono sempre visibili, e le condizioni dell’asfalto ti costringono ad avere mille occhi aperti”.

cofElia De Vita, pensionato, è sul ciglio del marciapiede in via Tobagi: “Qui siamo lasciati a noi stessi: guardi come sono messe le strade e capisci tante cose. La situazione migliora vicino agli istituti scolastici, ma è davvero poca cosa rispetto alla totalità del quartiere. La macchina non la puoi prendere, perché la rompi, a piedi è meglio non andare perché tra buche e chi sfreccia a mille all’ora, rischi di finire all’Ospedale Casilino. Hanno ridotto anche le corse dei mezzi pubblici: per arrivare a Termini prima era sufficiente prendere il trenino, ora dobbiamo cambiare tre mezzi. Che senso ha parlare di Roma da queste parti? Siamo cittadini di Serie C, questa è la verità”. Michele Liberati

Torre Spaccata: le buche… con il quartiere intorno. E i residenti se le riparano da soli

Non c’è strada che non abbia almeno una buca pericolosa per automobilisti e motociclisti. E poi c’è il record di via Aufidio Namusa.

Sono 5188. Per capire la gravità del fenomeno buche a Roma, si potrebbe partire da questo numero. 5188,  come il numero delle richieste di risarcimento arrivate al Comune di Roma da parte di motociclisti e automobilisti in seguito a incidenti provocati da buche o disconnessioni del manto stradale: un dato ufficiale, aggiornato al 31 dicembre del 2016, svelato in seguito a un’istanza d’accesso presentata dal Codacons. Lo stesso Codacons che nel maggio dello scorso anno aveva denunciato la presenza di buche nell’82% delle strade romane, circa 5500 km di asfalto gestiti da Comune e Municipi. In pratica ce n’è una ogni 15 metri.

sdrSe si fatica a credere a numeri del genere, può essere illuminante perlustrare le strade di Torre Spaccata. Il consiglio è di lasciare la macchina, biciclette o due ruote di qualsiasi specie a casa, a meno che non si abbia una spiccata propensione ad affrontare pericoli e spese indesiderate.

Il nostro tour parte da via Aufidio Namusa, una strada che chi scrive conosce bene, perché ha vissuto lì per circa 18 mesi: era il 2014. La scelta di iniziare da qui non è casuale, perché è difficile dimenticare gli slalom quotidiani e ripetuti per evitare buche e dissesti. Procedendo dalla fermata della Metro C Alessandrino in direzione Togliatti, l’unico modo per evitare delle brusche sorprese, era percorrere la strada in controsenso, scegliendo la traiettoria dove l’asfalto era meno consumato e pericoloso. A distanza di tre anni, si registra senza nostalgia che nulla è cambiato: qualche buca è stata rattoppata senza troppo successo, e la strada si srotola per trecento metri tra fossi e voragini lunghe e strette, pericolosissime per le ruote di uno scooter.

cofSi arriva fino alla curva a gomito sotto la torre, in via Marcio Rutilio: tempo fa c’era una buca segnalata anche con sedie e tavolini, ora è stata ricoperta. La situazione torna a peggiorare se si sale per via Marco Stazio Prisco: detriti e manto sgretolato rappresentano un serio pericolo, a maggior ragione in caso di pioggia, perché la strada ha una pendenza abbastanza decisa.

Salendo fino ad arrivare in via dei Romanisti, la situazione si complica. Oltre alle buche, sparse a più riprese in tutta la via, in questa strada percorsa sempre a velocità sostenuta le radici degli alberi stanno man mano crescendo sotto l’asfalto. Si susseguono dossi alti anche dieci centimetri letali per le macchine ma soprattutto per i motociclisti distratti, che potrebbero essere sbalzati senza nemmeno avere il tempo di rendersene conto. E dire che alcuni di questi ‘gonfiori’ sono anche stati segnalati, ma sono passati anni e i paletti di ferro e le recinzioni di plastica sono ancora lì, ridotti sempre peggio.

Se si svolta a sinistra in via Pietro Romano, all’altezza dell’entrata del mercato, ecco un’altra buca davvero pericolosa: i segni delle manutenzioni precedenti sono visibili,  ma resta il fatto che a oggi sono inefficaci se ogni automobile è costretta a prendere traiettorie tutte particolari per non caderci dentro. Il quadro non è sufficiente? Allora procedete per via Angiolo Cassioli: asfalto consunto senza soluzione di continuità, un po’ il leit motiv di tutto il quartiere. Per non parlare di via di Torre Spaccata: trafficata, pericolosa, e in condizioni disastrate. I residenti di Torre Spaccata a volte sono costretti ad arrangiarsi, tappando loro stessi le buche, come è successo in via Marco Emilio Scauro. Caro Municipio, che sia arrivato il momento di fare qualcosa? Michele Liberati

sdrTorre Spaccata. Le buche si conoscono a memoria. E occhio alle radici…

Cosa ci hanno detto i cittadini di Torre Spaccata? Il quadro è desolante: operai  non se ne vedono da tempo, e via dei Romanisti fa la felicità dei meccanici.

Per affrontare le buche a Torre Spaccata senza rimetterci, bisogna avere buona memoria, e provare ad arrangiarsi con quello che si ha a disposizione. Incontro Marco Gargiulo, 40 anni, nei pressi dell’ufficio postale di via Aufidio Namusa: “Questa è certamente la strada messa peggio. Basta dare un’occhiata! Oramai non fanno nemmeno più il gesto di rattoppare le buche più profonde, così siamo costretti a fare noi in qualche modo. C’è una buca, in via Marco Emilio Scauro, che è stata riempita alla bene e meglio da alcuni cittadini e dal ragazzo del bar di fronte. Le pare possibile?”. Gli unici che ci  guadagnano, in questa situazione, sembra che siano i meccanici. “C’è poco da scherzare! Prima o poi ci capitano tutti qui intorno, a maggior ragione chi non è di zona. Noi residenti ormai abbiamo una specie di mappa mentale: sappiamo dove sono tutte le buche più pericolose, e non sono poche. In via dei Romanisti, se non si sta attenti, l’automobile prima o poi la porti davvero dal meccanico”.

sdrPunto privilegiato, se così si può dire, per osservare quello che accade in via dei Romanisti, è quello del fioraio all’incrocio con via Palmiro Togliatti. Ci lavora da qualche anno Michele Diaconescu: “Le radici degli alberi continuano a crescere sotto il manto stradale: sono anni che le hanno recintate, ma ormai anche i segnali cadono a pezzi. Le radici sono più pericolose delle buche, perché non vedi quei ‘gonfiori’ della strada finché non ci sei vicino. Ho visto tante macchine rompersi, e tanti automobilisti incavolarsi. Ma ripeto: è una situazione che va avanti da tantissimo tempo”. Gli fa eco un ragazzo lì vicino: “Vivo qui da cinque anni: la situazione in via dei Romanisti è sempre la stessa, così come è  la stessa in via Pietro Romano. Operai del Comune? Non so nemmeno che divisa indossino”. Michele Liberati

via-di-giardinetti-2Alla ricerca delle buche in quel di Giardinetti

In condizioni pessime il manto stradale che crea notevoli disagi alla percorribilità delle strade centrali.

La mia passeggiata per il quartiere Giardinetti inizia dalla rotonda tra via Silicella e viale Antonio Ciamarra, passando per via del Fosso di Santa Maura, che mi addentra nel quartiere, ma non prima di notare un originale murales che solo un paio di settimane fa una non meglio specificata ditta di decorazioni ha prodotto sul ponte stradale sovrastante. Si tratta di una composizione richiamante l’Antica Roma e di cui volti e monumenti sono disegnati con tratto circolare e non lineare.

Una cura innovativa come questa lascerebbe presagire delle attenzioni specifiche sulla zona, invece, a quanto pare, si pensa all’estetica ma non alla funzionalità, come ad una curata superficie del manto stradale.

via-del-fosso-di-santa-mauraNon appena oltrepasso il ponte che mi porta nel cuore del quartiere Giardinetti, incontro una traversa di via del Fosso di Santa Maura, via Cesare Aureli, una strada senza uscita che si affaccia sulla via principale di Giardinetti, appunto, ma che, al suo ingresso (o uscita, a seconda da dove si proviene), presenta una buca piuttosto estesa e profonda: in un punto nevralgico come l’immissione in una strada principale, procedendo oltretutto a doppio senso, una buca, già di per sé un disagio, acquista un indice di “pericolo” ancora maggiore.

Si dipana poi davanti a me un bivio per le macchine che procedono nei due diversi sensi di marcia, quello tra via Emilio Gallori e la prosecuzione di via del Fosso di Santa Maura: entrambe le corsie, per par condicio, sono attraversate da buche assai estese, molto difficili da evitare per le automobili. Questo, non solo per quanto riguarda l’inizio del bivio: il dissesto stradale si propaga per tutta la via e peggiora nel momento in cui si arriva alla strada principale del quartiere, che è appunto via di Giardinetti. Pur essendo la “Spaccanapoli” della zona, essa è senza dubbio una delle strade in peggiori condizioni che abbia mai visto: al posto delle buche veri e propri crateri, praticamente non schivabili, dal momento che l’estensione della corsia, oltre che ad essere a doppio senso, è minima. La via è talmente stretta che quando passa l’autobus, la circolazione delle macchine del senso opposto è costretta ad interrompersi.

Dal punto di vista del manto stradale, anche le traverse di via di Giardinetti non sono ridotte meglio: buche a via Simone Ghini a destra, buche a via Tommaso Piroli a sinistra.

via-ghini-2Anche via Emiliano degli Orfini merita una menzione particolare in questa classifica: si tratta di una strada importante, poiché è un altro punto di accesso a Giardinetti se si proviene dalla via Casilina, eppure lo stato di incuranza in cui versa continua a mettere in difficoltà, ogni giorno, decine di automobilisti.

Anche passando per le zone più “periferiche” e meno trafficate di Giardinetti, non incontriamo condizioni migliori dell’asfalto: sia via Angelo Cappuccio, che via del Fosso di Santa Maura, nella sua prosecuzione che porta alle spalle della facoltà di Scienze di Tor Vergata, presentano dei dissesti e dei cedimenti di manto stradale che necessitano quanto prima di una manutenzione non provvisoria, della serie “come piove la buca si scoperchia”, ma definitiva. Giulia Sfregola

Giardinetti. Slalom per tornare a casa

Due giovani residenti di questo quartiere periferico di Roma ci raccontano i loro disagi quotidiani nell’avere a che fare con strade strette e buche.

Valentina Rossi, 25 anni, è una ragazza che abita in via Cesare Aureli, una strada senza uscita nonché traversa di via del Fosso di Santa Maura, che sbocca alla rotatoria collegante Giardinetti all’imbocco del Grande Raccordo Anulare, della Casilina (passando per via Silicella) e di viale Antonio Ciamarra. Dunque si capisce bene che uscendo da via Cesare Aureli c’è un punto di snodo piuttosto importante: ebbene, proprio in punto di immissione sulle strade principali (quale che sia la propria direzione), la nostra interlocutrice Valentina ci fa notare una buca di estensione e profondità considerevoli, per la quale occorre fare attenzione (come se la guida su strada non fosse già un’attività che merita la propria concentrazione).

Valentina, che già solo uscendo da casa incontra crateri e voragini, ma non le vengono risparmiati neanche girando per il resto del proprio quartiere, ci racconta un aneddoto personale avvenuto giustappunto qualche settimana fa: “Qualche settimana fa ho portato la macchina dal meccanico perché si sentiva uno strano rumore, e ha dovuto sostituire un cuscinetto di una delle ruote che era andato… Mi ha detto che si rovinano proprio a causa delle buche!”. Questo è solo il caso di Valentina, ma è emblematico per comprendere come la mancata manutenzione delle strade non solo sia un disagio per la circolazione dei veicoli, ma anche per il portafogli!

Anche Andrea Mauro, 31 anni, è un residente di Giardinetti che si accoda alle lamentele della sua “compaesana” e ci espone le problematiche relative al dissesto stradale del proprio quartiere. Abita in via Tommaso Piroli 9, una traversa di via di Giardinetti, che, pur essendo la via principale di zona, attraverso cui si accede a quest’ultima passando per la via Casilina, si presenta in condizioni pessime. “Il manto stradale di Giardinetti è devastato in quasi tutte le sue parti” ci racconta Andrea “nonostante alcuni tratti siano stati rifatti da poco”: il nostro interlocutore espone tuttavia le sue perplessità circa l’intervento delle compagnie di riparazione: riporta infatti come siano state coperte le buche della prima metà di via di Giardinetti e di come invece siano rimaste non curate quelle più nel cuore del quartiere, procedendo verso via del Fosso di Santa Maura.

Andrea ci racconta di come, a causa della scarsa estensione delle carreggiate di zona, quasi tutte però a doppio senso o con le macchine parcheggiate ai lati, onde evitare di strusciare o commettere sinistri frontali con le altre automobili, si sia obbligati a incappare nelle buche, una delle quali gli è costato, ci dice, un cerchione della ruota che si è piegato, costringendolo a ricorrere ad una riparazione dello stesso. Ci fa notare poi come le vie nei pressi del capolinea degli autobus siano completamente deformate, a causa appunto del peso dei mezzi pubblici che continuamente ci passano. Giulia Sfregola

via-carlo-erbaGrotte Celoni. Nessuna voragine, solo buche fastidiose

Di voragini vere e proprie non ne abbiamo viste, ma alcune buche rappresentano un bel fastidio.

Tralasciamo il parcheggio di Grotte Celoni, dissestato oltremodo, pur non presentando delle buche pericolose. Semmai negli orari di mercato questo manto stradale potrebbe rappresentare un pericolo per i pedoni, ma per il momento lasciamolo da parte e prendiamo la Casilina, direzione Tor Bella Monaca.

Appena si entra su via del Fuoco Sacro, venendo da viale di Tor Bella Monaca, ecco una buca molto particolare, probabilmente un unicum nel suo genere: una buca a forma allungata qualche metro, larga quanto uno pneumatico. Fortunatamente si trova nel mezzo della carreggiata, quindi le automobili la evitano molto facilmente.

Tenendo come limite via Acquaroni abbiamo percorso le strade di via Palombi, Cardella, Rossi, Motta, Pittaluga, tutte in condizioni discrete, prive di buche sostanziali come ormai siamo purtroppo abituati a vedere nel resto del Municipio. L’unica buca degna di nota è quella in via Carlo Erba, una buca “doppia” collegata, preceduta da un avvallamento. Anche in questo caso la buca è in mezzo alla carreggiata, ma a causa delle auto parcheggiate da ambo i lati è inevitabile entrarci dentro. Fortunatamente non è così profonda, e dopo esserci entrati si esce. Flavio Quintilli

via-tenuta-di-torrenova-angolo-scuolaTor Vergata. Le vie secondarie sono tutte un po’ malconce

Le vie principali sono tenute in condizioni discrete, senza buche al contrario del manto stradale delle strade interne, percorse da decine e decine di famiglie.

Da via Casilina svoltiamo su via di Tor Vergata: un manto stradale senza infamia e senza gloria, non perfetto ma neppure con delle buche. “Magari tutte le strade del Municipio fossero così”, verrebbe da dire, accontentandosi di queste condizioni. Arriviamo fino in fondo e facciamo inversione, evitando così di andare su viale della Sorbona.

Se la via principale è in condizioni discrete, le vie interne sono quelle che lasciano un po’ a desiderare, tutte un po’ malconce. Più di tutte, forse, è via Giovanni Battista Pininfarina, che ha molte buche soprattutto nel tratto terminale, davanti al cancello di un capannone. Oppure via Cesare Peroni, con molte crepe nell’asfalto o via Buitoni.

Se le buche di via Pininfarina sono le più corpose, sono probabilmente peggiori quelle di via Giovanni Battista Pirelli e via Alberto Fassini. Nel primo caso, infatti, ci sono poche case e un magazzino, mentre le ultime due vie sono percorse da decine e decine di famiglie. Oltretutto, essendo via Pirelli e via Fassini strette, con le automobili parcheggiate a lato, è molto difficile evitarne le buche. L’altra via importante, via della Tenuta di Torrenova, che fa da collegamento per Giardinetti attraverso via di Carcaricola, è tenuta piuttosto bene. Se non fosse per una buca, vistosa, all’angolo della scuola, subito dopo l’Asl. Fortunatamente la strada è bella larga e la buca attaccata al marciapiede, rendendo quindi molto semplice evitarla. Flavio Quintilli

via-di-grotte-celoniVillaggio Breda. Le buche non sono un’emergenza

Se si abita a Tor Bella Monaca o a Borghesiana le strade di questo quartiere sembreranno avere un manto perfetto.

Da via Casilina giriamo a destra, in via Ernesto Breda: le buche non sembrano esserci, se si escludono le crepe nel manto stradale. Percorriamo tutta la via, giriamo in via Franco Tosi, quindi in via di Grotte Celoni. Sicuramente complice il fatto che qui girano pochi mezzi pesanti e un solo autobus, di buche importanti neanche l’ombra. L’unico inghippo che si trova è all’altezza della parrocchia, con un marciapiede distrutto dalle radici di un albero e l’asfalto fortemente crepato.

Ripercorriamo quindi la strada verso la Casilina, girando su via Centurini a destra e poi a sinistra su via Calzoni. Su via Marelli, all’altezza della scuola, c’è una voragine profonda, ma non molto larga, al centro della carreggiata: tutte le macchine che passano riescono a evitarla agevolmente, e non rappresenta una reale emergenza.

Arriviamo quindi in via Ambrogio Necchi, dando le spalle al parcheggio di Grotte Celoni, e le foto non renderebbero giustizia a quella che potremmo battezzare “via del canguro”, per i salti e i balzelli che ci fa fare durante la guida. Piena di toppe, non ci sono buche, ma un disastro per le sospensioni.Flavio Quintilli

via-siculiana-2Due Leoni, una corsa ad ostacoli

 Il quartiere Due Leoni, definito dai residenti anche con l’appellativo “Tor Bella Monaca Vecchia” potrebbe essere definita una zona di passaggio, un collegamento tra il quartiere Tor Bella Monaca e la via Casilina.

Non è semplice individuarne i confini, dal momento che con il riassetto dei quartieri, il territorio che prima era noto con l’unico appellativo “Tor Bella Monaca”, è stato frammentato nelle diverse zone Grotte Celoni, Valle Fiorita, Belvedere e, appunto, Due Leoni.

La piccola frazione che fa riferimento a questo nome è una parte molto tranquilla, non eccessivamente colpita dal consistente afflusso di automobili. L’unico vero problema si propone essere la presenza, per lo più, di strade dalla carreggiata molto stretta, ma comunque a doppio senso. Questo comporta il rallentamento sistematico del flusso automobilistico, nel momento in cui si presentano situazioni che in condizioni più favorevoli e comode non genererebbero alcun tipo di disagio: mi riferisco per esempio al passaggio di un autobus o agli interventi di manutenzione che saltuariamente richiamano su strada mezzi di trasporto di una certa grandezza, i quali, assieme ai mezzi pubblici, fanno fatica a destreggiarsi per le piccole vie di Due Leoni.

via-giarratana-2Sorte ancor più avversa si propone agli automobilisti di macchine, che dalla mole meno consistente di quella degli autobus, ad esempio, oltre che doversela vedere con la scomodità del percorrere strade strette anche quando a doppio senso, non solo devono porre attenzione alle automobili del verso opposto, ma anche alle buche.

Il manto stradale del quartiere Due Leoni si presenta infatti come tutt’altro che uniforme, sebbene non ci siano casi limite di buche profonde a tal punto da risultare pericolose per la circolazione stradale, tuttavia evidentemente esse erano un tempo presenti, perché si notano chiaramente interventi sull’asfalto (e di questo ci rallegriamo, dal momento che in altre situazioni non è un dato scontato), ma non di carattere definitivo: parliamo di soluzioni “accroccate” con una colata di materiale effetto “toppa”, con la conseguenza di generare un manto stradale “a effetto dossi”.

Questo è un quadro generale, ma ovviamente abbiamo delle vincitrici: durante la mia “passeggiata” per Due Leoni, ho avuto modo di osservare delle buche, sulle quali sarebbe bene lavorare, in via Siculiana ed in via Giarratana.

Partendo dal presupposto che via Siculiana è la via principale del quartiere Due Leoni poiché lo collega sia a Tor Bella Monaca che alla via Casilina, possiamo osservare che in questo primo caso, le buche, che in qualsiasi strada dovrebbero comunque essere assenti, sono paradossalmente visibili in un tratto ad altissima percorrenza, cioè proprio di fronte una scuola, dove decine di macchina ogni giorno passano per logici motivi: sapendo questo, un intervento tempestivo e definitivo, parlando di una strada soggetta ad alto stress da percorrenza, sarebbe la mossa più intelligente da fare.

Via Giarratana è un’altra delle vie più colleganti della zona (che dunque, per assurdo, sono più “maltrattate” di quelle di secondaria importanza, se ci è lecito stillare una classifica del genere relativamente alle strade), unita a via Siculiana da una rotatoria in pendenza, la presenza di buche sulla quale non può che dare difficoltà ulteriore ad un tratto di circolazione già delicato.

Oltre che la rotonda, anche via Giarratana di per sé è malridotta, poiché oltre che stretta e caratterizzata dalla presenza di macchine parcheggiate ambo i lati, che diminuiscono la non già straordinaria estensione della carreggiata, ha delle buche davvero profonde sul manto stradale, visto lo scarso margine di manovra, praticamente impossibili da evitare.  Giulia Sfregola

Due Leoni. La voce dell’indignazione circa l’argomento buche

Si esprime con l’apprensione tipica di una mamma, una residente di zona. 

via-siculianaLungo il percorso abbastanza dissestato del quartiere Due Leoni, mi capita di parlare con Ivana Fabrizi, una mamma di 45 anni, residente in via Valguarnera Caropepe n°9, una traversa di Via Villabate, strada che collega Tor Bella Monaca alla zona Due Leoni.
L’agguerrita Ivana si lamenta del fatto che proprio la via appena citata, di fondamentale importanza, poiché collega due quartieri tra loro, è in realtà di disagevole percorrenza. “Soprattutto quando piove” ci spiega Ivana “le buche si coprono d’acqua e si mimetizzano” causando non pochi danni alle automobili. Come se non bastasse, la strada di questa carreggiata è molto stretta e a doppio senso, ragion per cui, spesso e volentieri le buche sono impossibili da evitare.
“Si dovrebbe inoltre” suggerisce la nostra interlocutrice “porre dei divieti di sosta lungo via Villabate”: vi si trovano infatti degli esercizi, come una farmacia, un tabaccaio, per fermarsi presso i quali gli automobilisti si accostano ai margini della strada, diminuendo ancora di più lo spazio già misero della carreggiata.
Ivana ci racconta poi di come ogni giorno, per accompagnare e andare a riprendere suo figlio Diego di 11 anni a scuola, sita in via Siculiana, sia costretta ad avere a che fare con un manto stradale a dir poco costellato di buche: “Via Siculiana, dove si trova la scuola Francesca Morvillo frequentata da mio figlio Diego, è una strada stretta,  senza marciapiedi, con buche, poco agibile per il passaggio delle automobili, tanto più che è una strada a doppio senso e quindi è impossibile evitarle”.
Oltre al transito delle macchine, ciò che è posta in pericolo è anche la viabilità dei passanti (soprattutto i bambini, vista l’adiacenza della scuola), soggetti a possibili inciampi sulle buche, essendo la strada, come ci ha descritto Ivana, appunto priva di marciapiedi. Giulia Sfregola

img_20170317_115448La disperata situazione del Versante Prenestino

Il problema atavico più sentito e immediato tra i molti che inquinano la quotidianità dell’abitante di Roma, è senz’altro quello delle buche.

L’operazione #STRADENUOVE, annunciata via Facebook da Virginia Raggi, promette un ventaglio di interventi di manutenzione ordinaria dei manti stradali che toccherà tutta la capitale nel giro di un anno. I fondi previsti per questa operazione sono 85 milioni di euro che, a detta del sindaco, verranno rendicontati a breve. “Voglio sottolineare che la nostra amministrazione ha chiuso quasi tutte le gare per l’aggiudicazione dei cantieri, abbandonando per sempre il ricorso agli interventi ‘spot’ del passato, spesso affidati con procedure che in qualche caso sono finite nelle inchieste di Mafia Capitale. I nostri sono tutti appalti assegnati con procedure a evidenza pubblica”, così chiosa la Raggi. Il 18 Marzo scorso, però, il presidente dell’ACER (Associazione Costruttori Edili di Roma e provincia) Edoardo Bianchi, intervistato da LaRepubblica.com smentisce: “In realtà il Campidoglio non ha ancora pubblicato il bando per i lavori stradali, che stanno continuando in proroga o in deroga al codice degli appalti: finora tutte le gare sono state infatti assegnate con procedure ristrette e pubblicità ridotta. Non si capisce da dove vengano gli 85 milioni: se contengono i 45 del decreto “sblocca patto” che il governo ha accordato a Roma, ci vorrà tempo per poterli impegnare”. All’indomani dei soliti annunci e polemiche, facciamo un giro per le strade di quella che sembra la Sarajevo negli anni novanta e invece altro non è che il versante Prenestino del VI Municipio.

img_20170317_115913Castelverde. Il problema più grande è senz’altro Via Massa San Giuliano, l’arteria principale che attraversa il quartiere tagliandolo in due. 3 chilometri di manto stradale che non presenta particolari problemi fino ad arrivare alla piazza del mercato. Da lì in poi si fatica a trovare 20 metri di asfalto consecutivo senza un cratere. Oltre le buche, un altro problema sono i tombini talmente al di sotto del piano strada che possono tranquillamente essere classificati anch’essi come buche. I segnali orizzontali di attraversamento davanti le scuole e davanti la posta sono resi poco visibili dallo sgretolamento del bitume. Sulla Polense la situazione è ancora peggiore per arrivare da Castelverde a Villaggio Prenestino passando per la Polense. In quel tratto si rischia in continuazione di danneggiare seriamente la propria vettura e mettere a repentaglio la propria incolumità

scuola-francesca-morvilloVillaggio Prenestino. Le vie che più preoccupano a Villaggio sono Via Fosso dell’Osa (stesso discorso di via Massa San Giuliano, l’unica arteria principale del quartiere è martoriata dalle buche). Anche qui le situazioni peggiori si riscontrano, purtroppo, proprio davanti alle scuole. Forse il passaggio dei pullman addizionato a quello dei molti mezzi pesanti sia di cantiere che agricoli fa si che il manto stradale si sgretoli facendo affiorare vecchi strati di bitume e terra, resoconto geologico della diffusa inefficacia degli interventi svolti nel passato. Ancora peggio di Via Fosso dell’osa è lo stato di Via della Riserva Nuova. Qui davvero pare esserci stata una guerra e oltre alle buche si nota il sollevamento dell’asfalto ad opera di radici o infiltrazioni di chissà quale natura, un problema che sulla Cristoforo Colombo miete vittime in continuazione. Altra situazione di criticità è rappresentata da Via Popoli, trafficata strada che collega Via della Riserva Nuova a Via Don Primo Mazzolari sancendo il confine tra Villaggio Prenestino e Ponte di Nona. A dispetto delle modeste dimensioni (290m di asfalto) la strada è un ricettacolo di tutti i tipi di buca che si possono immaginare.

img_20170317_122449Lunghezza. A differenza di Villaggio Prenestino e Castelverde, a Lunghezza le strade più disastrate sono quelle interne. Via di Lunghezza corre senza particolari intoppi partendo dai piedi di via del Casalone fino ad arrivare alla stazione, 1 chilometro abbastanza tranquillo a parte un “burrone” pericolosissimo davanti alle sanitarie. Un po’ peggio è via delle Cerquete che nel tratto da dopo la chiesa al capolinea dello 051 è messa veramente maluccio. Via Acquaviva d’Isernia, invece, sembra un bignami dei problemi che attanagliano i nostri quartieri da anni: inizia con una discesa ripidissima che potrebbe indurre il vomito a chi, non conoscendola, la affronta a velocità normale, chiaro sintomo di un errore di progettazione o più verosimilmente il risultato case nate nell’abusivismo completo. Andando avanti si trovano i ponti della TAV sotto ai quali ci sono cumuli di rifiuti abbandonati sempre nuovi. Verso la fine della strada nei pressi dell’incrocio con Via Carpinone (meglio nota come “la salita del pecoraro”) l’asfalto è praticamente impercorribile. La corona di “Miss Profondità” se la aggiudica una voragine in Via Enrico Bernardi che confluisce su via Giuseppe Medail, dove sorge la scuola “Franco Martelli” davanti alla quali non potevano mancare buche.

Lunghezzina. Il manto stradale di Lunghezzina è forse il peggiore nelle nostre zone. Battuto continuamente dal passaggio dello 040, dei mezzi pesanti di cantieri che li paiono non chiudere mai, di mezzi agricoli dei proprietari dei molti appezzamenti di campagna li intorno. Le prime buche sono su via di Lunghezzina dopo lo svincolo per Castelverde andando verso la A24. Seguendo il giro dello 040 si svolta da via di Lunghezzina a Via Giovanni Luigi Gallesi per poi svoltare ancora su Via Domenico Turazza e ancora su Via Marco Saccardo fino ad immettersi di nuovo su via di Lunghezzina.

img_20170317_121119A guardare il manto stradale ci si immagina di incontrare da un momento all’altro un carrarmato che con i cingolati giustifichi quello scempio. Se si passa dietro, facendo il giro più lungo su via Alfredo Cottrau dove ci sono le ultime case costruite, la situazione non migliora, anzi, qui il degrado affiora attraverso l’immagine di uno dei tombini-buca di cui sopra, dentro al quale è cresciuto un arbusto. Ci pensa la natura a colmare i vuoti. Su via di Lunghezzina, invece, c’ è un problema simile a quello di via della Riserva Nuova: l’asfalto ai bordi della carreggiata è sollevato e rischia di essere un trampolino pericolosissimo su cui le vetture possono schizzare. Se si va verso l’autostrada la situazione è anche peggiore. Qui c’è anche il passaggio dei mezzi della TOTO che evidentemente mette a dura prova la resistenza dell’asfalto.

Le iniziative. Nell’aprile dello scorso anno un gruppo di abitanti di Villaggio Prenestino aveva preso iniziativa e armati di bombolette spray bianche, segnalarono tutte le buche, i tombini non a livello, e le mancanze di segnaletica orizzontale. “Siamo andati in giro per il quartiere perché cominciavano a essere troppi gli inconvenienti patiti dalla popolazione a causa dell’incuria stradale” racconta Sara Palumbo, promotrice dell’iniziativa: “Molte delle buche che avevamo segnalato furono riempite alla bene e meglio, ma almeno qualcosa si fece. Purtroppo però, a distanza di qualche giorno dalle nostre “segnalazioni su strada”, i Carabinieri si sono presentati a casa di molti dei partecipanti all’iniziativa (non sono venuti da me) chiedendo loro se avessero preso parte alla cosa minacciando multe salate e altre sanzioni per aver imbrattato le strade. Nel dicembre dello stesso anno il CdQ di Castelverde nella persona del presidente Isabella Frangella, inviava una lettera in municipio che delineava una situazione inquietante. I punti di criticità individuati erano 3: il tratto della via Polense che va da Osa a Via Roseto degli Abruzzi “da riasfaltare da 19 anni [...] sopporta un traffico veicolare molto intenso anche di per i mezzi pesanti [...] ha attraversamenti pedonali inesistenti come la raccolta delle acque piovane; via Massa San Giuliano dall’incrocio con la Polense alla piazza del mercato “ [...] 94 strade secondarie a raso, asfalto sbriciolato e pericolosissimo con continua apertura di buche [...], intenso traffico veicolare, occlusione delle caditoie, inesistenti gli attraversamenti pedonali anche in prossimità delle scuole come la raccolta delle acque piovane”; “Via Ortona dei Marsi unico collegamento insufficiente, con gravissimo pericolo per gli oltre 6000 residenti in caso di emergenza [...]”.

Piazze e strade sono lo specchio di un’amministrazione e soprattutto sono la nemesi del social network. Bisognerebbe impegnarsi a impiegare meno hashtag e impastare più bitume. Marco Severa

010Ponte di Nona, case che sorgono su strade dissestate  

Buche che a ogni pioggia diventano voragini, autobus spesso costretti a cambiare percorso, incidenti continui che non risparmiano nemmeno i pedoni. 

Ho trovato una città di mattoni, ve la restituisco di marmo (Inveni Urbem Roman Lateres, revertor ad marmoris): queste, secondo Svetonio, le ultime parole pronunciate dall’imperatore Ottaviano Augusto in punto di morte. Ripensarle nel 2017, girando in scooter per Ponte di Nona, fa sorgere il ragionevole dubbio che l’epiteto di “Grande Baro” dell’antichità attribuito all’imperatore erede testamentario di Giulio Cesare, non sia poi così immeritato. Tra slalom alla Alberto Tomba, necessari ad evitare buche simili a crateri, e un manto stradale che ricorda Sarajevo dopo i bombardamenti, la situazione odierna delle strade del quartiere non è diversa da quella che nel marzo dello scorso anno portò i vigili urbani a chiudere alcuni tratti di via Francesco Caltagirone.

016Già la svolta che dalla Prenestina ci immette in via di Ponte di Nona, zigzagando su sbrindellati tasselli d’asfalto a forma di“dorso di tartaruga”, non lascia ben presagire.Infatti, qualche centinaio di metri più avanti, girando a destra dalla rotonda, si entra in via Raoul Chiodelli: ad accoglierci c’è una serie di profondi crepacci, che si possono sì superare indenni, ma a patto di percorrere il tratto con una concentrazione non inferiore a quella di un acrobata all’apice della carriera. Ci si ferma a prendere un caffè al bar, e subito la titolare, Filomena La Gaetana (foto), residente nella stessa strada a poca distanza, ci racconta di essere caduta pochi giorni fa, proprio in via Chiodelli (circa all’altezza del civico 42): “Avevo le mani occupate dalle buste della spesa, e sono inciampata in uno squarcio nell’asfalto. Dopo aver fatto in passato diverse segnalazioni, rimaste sempre inascoltate, stavolta siamo stati proprio io e mio marito Giuseppe a tappare il buco con il cemento”. Proprio il signor Giuseppe La Gaetana (foto), lì presente, ci mostra a pochi metri il “restauro”, effettivamente ben eseguito. Oltre alle sinistrate condizioni delle strade e dei marciapiedi, lo scenario che i due coniugi ci raccontano è sconfortante: “Siamo anche invasi dai rifiuti. I ragazzi dell’Ama puliscono la strada, ma dopo qualche ora è di nuovo pieno di mini-discariche, infatti da queste parti si vedono sempre più topi. Qui davanti ormai la strada ce la puliamo noi”.

Insomma, riparazioni e pulizia delle strade eseguite dai residenti in una sorta di (brutta copia) dell’autogestione: cittadini che versano somme importanti nelle casse tributarie dei Comuni, devono sopperire alle mancanze delle istituzioni con opere simili al volontariato anche se, in questi casi, motivati più dalla disperazione che dall’altruismo.

 Eppure, anche il Documento unico pianificato (Dup) presentato dal commissario Francesco Paolo Tronca nel 2016, indicava in quasi 10mila il numero dei lavoratori complessivamente mancanti nell’organico delle municipalizzate, soprattutto quelle che si occupano della manutenzione stradale (oltre al decoro urbano e ai rifiuti), senza che per questo si sia proceduto ad assunzioni o ad ampliamenti d’organico.

Nonostante il disappunto dei nostri pneumatici, proseguiamo il “tour”, prima constatando le pessime condizioni della strada-colabrodo che da via Gustavo Colonnetti prosegue in via Giovanni Cicali; più avanti, imboccando viale Francesco Caltagirone, una sorta di mini-boulevard di borgata dal manto visibilmente danneggiato in più tratti (foto), ad esempio quando incrocia la rotonda di piazza Attilio Muggia, in prossimità della Parrocchia Beata Teresa di Calcutta, e in direzione dell’altrettanto disastrata via Grappelli. Sebastiano Palamara

035Colle degli Abeti, le buche tra Platone e Talete di Mileto.  La leggenda racconta che il filosofo e astronomo grecoTalete di Mileto (VI sec. a.C), passeggiando con lo sguardo rivolto al cielo per osservare le stelle, non si accorse di dove stava camminando, finendo così in un pozzo, e provocando gli sghignazzi della sua serva, presente sulla scena. La storiella è riportata da Platone nel Teeteto, con l’intenzione di spiegare la condizione dei filosofi, i quali, dedicandosi a studi complessi e astratti, a volte possono finire per ignorare gli aspetti più pratici della vita. O quantomeno, è così che vengono considerati.                  Colle degli Abeti potrebbe candidarsi come location ideale, qualora si allestisse un set per riprodurre cinematograficamente la vicenda: le buche di via Pietro Corti per esempio, o delle vicine via Luca Domenico Capozi  e via Raffele Liberti, si presterebbero bene a “cadute” scenografiche di tutto rispetto.Anche via suor Maria Chiara Damato e l’incrocio con via cardinale Luigi Traglia, però, tra jersey abbandonati e calcinacci, non sono certo più curate delle strade già menzionate e potrebbero ambire anch’esse alla nostra immaginaria nomination.I cartelloni pubblicitari dei palazzi appena terminati alle spalle di via Liberti, evidentemente ignari di dove sono stati piantati, annunciano trionfali: “Fantastici appartamenti a prezzi imbattibili, rifiniture interne di gran pregio”.

via-piero-corti-51Sarà, sono però le rifiniture delle stradead essere un problema, almeno nei casi in cui queste sono state terminate. Abbiamo raccolto la testimonianza di Florentin Vancu Petru, residente in via Piero Corti. Florentin ha 52 anni e un bruttissimo ricordo degli anni in Romania sotto Ceausescu; è lui a mostrarci una specie di orrendo bassorilievo scavato in ciò che resta dell’asfalto di un tratto di via Piero Corti. Florentin è parzialmente disabile, e soprattutto in una condizione come la sua, anche attraversare una stradadel genere diventa un’impresa titanica:“È sempre peggio, non si riesce nemmeno a mantenere il manto stradale, per fortuna riesco ancora a camminare sulle mie gambe, altrimenti se avessi bisogno di una sedia a rotelle non potrei nemmeno uscire di casa”. Anche lo stato di manutenzione del manto stradale di via Salvatore de Lorenzo e via David Maria Turoldo si presenta desolante, in linea con quanto visto nel resto del quartiere. Sebastiano Palamara

via-matelicaCorcolle, buche e allagamenti a via Matelica e via Sant’Elpidio a Mare

Le strade del quartiere sono un colabrodo.

A Roma circolano più di 700 auto ogni 1000 abitanti, record europeo, eppure a Corcolle e a Giardini di Corcolle si è asfaltata qualche strada solo in occasione delle recenti tornate elettorali, poi più nulla. Quando un paio d’anni fa fu chiusa via Sant’Elpidio a Mare, a causa dell’ennesimo allagamento e delle voragini che si erano formate, per una settimana non passò nemmeno l’unica linea dell’Atac presente nel quartiere, il 508,  perché sull’altra strada di accesso, via Matelica, c’era il divieto di transito per i mezzi pesanti. Ma le difficoltà per entrare ed uscire dal quartiere non sono una novità per gli abitanti della zona. Non poche volte via Polense e via Cantiano, oltre a via Sant’Elpidio a Mare, diventano impraticabili, soprattutto a causa delle piogge e delle conseguenti mega-buche.

via-spinetoliNella parte orientale del quartiere che va da via Frontone e via Petriolo fino a via Maiolo, ci sono stati frequenti problemi idrogeologici: le strade si allagano spesso di acqua e fango, e si sono già verificati diversi crolli di mura; nella parte del quartiere vicina al fiume Aniene, invece, in passato è stato necessario addirittura l’intervento della Protezione civile. Queste esperienze però, non hanno modificato o migliorato alcunché, dal momento che le strade sono ancora distrutte, il marciapiede di via Polense in alcuni punti è impraticabile e la maggior parte dei fossi e dei tombini sono otturati dai rifiuti.

Andrea Guerra (foto) è un ventenne residente da sempre in via Spinetoli (strada il cui manto stradale è semidistrutto), e ci ha descritto brevemente lo scenario post bellico che incontra nella passeggiata giornaliera col suo cane: “Via Ostravetere, via Polverigi, via Castel di Lama, la stessa via Spinetoli dove abito, sono un disastro. E’ un peccato perché nel quartiere ci sarebbe anche un po’ di verde, ma la condizione delle strade è una vergogna. Brecciolino come se piovesse, asfalto divelto, in alcuni tratti è proprio impossibile camminare”.

Il signor Mauro Giordani (foto), pensionato residente in via Castel di Lama, sta accompagnando a casa il nipotino appena uscito da scuola, nella centrale via Sant’Elpidio a Mare. Ci mostra, più che una buca, una sorta di mini-burrone al centro della strada: “Ormai non abbiamo più fiducia nelle istituzioni, in nessuno. E’ comunque assurdo pensare che al Comune costerebbe di meno riparare queste strade, invece che pagare i danni a chi inevitabilmente si fa male”.

Tania Paolucci è una venticinquenne madre di una bambina di 2 anni e mezzo: la incontriamo su via Matelica mentre conduce il passeggino di sua figlia, cercando di convincere se stessa e la bimba che si tratta di una passeggiata e non di una gara di rally cittadino. Queste le parole di Tania: “Negli ultimi tre anni ho bucato per quattro volte le ruote della macchina, ora cerco di prenderla il meno possibile. La condizione delle strade parla da sé, ma il quartiere nel tempo sta peggiorando sotto tutti i punti di vista. Fino a un po’ di tempo fa, grazie anche al CdQ, sembrava che qualcosa stesse cambiando, ma evidentemente non è così”. Sebastiano Palamara

prato-fiorito-buche-via-delicetoPrato Fiorito. Viaggio nell’irreale limbo tra dissesto stradale e problematiche annose

I disagi di una frazione di periferia, tra condizioni dell’asfalto precarie (se non disastrose) e un senso di abbandono percepibile già dal primo impatto.

Molto spesso, gran parte della carica identificativa di un quartiere dipende dal suo nome e dalle caratteristiche che evoca ogni qualvolta sia rievocato all’interno di un discorso. Ecco, di tale prerogativa c’è molto poco nel nome di Prato Fiorito, frazione della periferia orientale di Roma, delimitato da Via di Borghesiana a est e via Prenestina a nord, compreso fra le due zone limitrofe di Colle Monfortani e Colle del Sole. Per chi non è mai transitato da queste parti, il toponimo potrebbe significare una tranquilla zona limitrofa, lontana dal traffico e abbastanza ben messa, trovandosi lontano dal caos del centro e dai quartieri periferici più grandi. La realtà non è esattamente così: Prato Fiorito, forse per la sua collocazione a cavallo tra due strade piuttosto trafficate, risente forse di tale condizioni risultando, a livello di decoro urbano e stradale, una delle aree meno ben messe dell’estremità orientale della Capitale. L’accesso da Via di Borghesiana consente di avere una visione d’impatto non certo incoraggiante: il manto delle strade (riportanti perlopiù nomi di città pugliesi), di quasi tutte sostanzialmente, versa in condizioni quantomeno disagevoli in diversi punti, anche in piena carreggiata. E anche il contesto circostante non corrisponde esattamente al diktat di un quartiere: molte case, tante strade che si diramano ma nessun punto di ritrovo, nessuna area per i giovani. Insomma, i limiti che, un po’ in tutte le zone in quei paraggi, sono stati evidenziati. Con l’aggravante che, in questo caso, anche la percorrenza stradale è messa a dura prova.

prato-fiorito-buche-via-grottaglie“Qualcuno ci ha pure rimesso la borchia”, commenta un passante. E, in effetti, la notiamo al bordo della strada che risponde al nome di Via Melissano, la quale taglia il centro abitato parallelamente alla via di collegamento fra Casilina e Prenestina: “Qua è sempre stato così, non è che sia cambiato molto rispetto a prima”. E’ interessante notare che, una situazione del tutto speculare, interessa le strade più interne così come quelle più vicine alle vie principali, in uno scenario alquanto uniforme di grigiore che di “fiorito” ha davvero ben poco.

E pensare che solo di recente (circa 10 anni fa), anche per sopperire all’isolamento del quartiere di Ponte di Nona, nella frazione è stata edificata la Chiesa di San Massimiliano Kolbe che, in qualche modo, rappresenta il luogo di aggregazione e interazione fra gli abitanti, essendo situata in una zona sulla quale in precedenza, al posto dell’odierno parco, non si trovava altro che una marrana.

“La situazione è critica per tutti quanti – ha commentato Egidio Gallozzi, presidente del Comitato di quartier ‘Prato Fiorito-Borghesiana’ –. Il problema è che qui abbiamo solo 4 strade di competenza del Comune (le vie Avola, Pratolungo Casilino, Montelepre e Roccalumera) mentre le altre sono private o consorziali. E tutte sono ugualmente in condizioni non precarie ma disastrate”.

Naturalmente qui, come nella quasi totalità dei casi, i disagi stradali non sono che la base di partenza per spaziare, con un occhio critico, alla corposa quantità di problematiche che accompagnano zone della città così estremamente in difficoltà, sotto i più disparati punti di vista: “Le condizioni di instabilità del ponticello di Via di Borghesiana erano state segnalate già a settembre, eppure non è stato fatto niente. E lo stesso vale per il Fosso di Pratolungo che non è stato mai pulito. Gli interventi sono quelli che sono: quando fanno dei lavori viene riparato solo il pezzo interessato con la classica toppa. Le competenze vanno di qua e di là: io ho come riferimento il presidente del Municipio ed è a lui che devo rivolgermi”.

Proseguendo il giro, è difficile identificare quale sia una strada degna di essere segnalata. Senza dubbio, le aperture sull’asfalto poste proprio all’imbocco di Via Deliceto costringono le auto a un insolito (si fa per dire) slalom stradale, così come in Via Grottaglie, vicino a un noto ristorante: “Qui le buche sono una costante – spiega un altro passante –. Da che ricordo, la situazione è sempre stata questa”. Un’altra signora preferisce non commentare.

Uscendo dal complesso di case (di fatto compiendo lo stesso “slalom”)  e tornando verso Via Prenestina, l’idea è di aver appena lasciato un paesaggio al limite della criticità, per immettersi sulla strada e camminare verso altre realtà del tutto speculari, ognuna con le proprie problematiche che, in un certo senso, accomunano un po’ tutti. Il vero problema, in contesti come quello di Prato Fiorito, è la strisciante sensazione di latenza e abbandono che si respira, la quale va a contrastare la resistenza di chi, nonostante tutto, cerca ancora di porre un argine al degrado. Damiano Mattana

colle-del-sole-via-zeddiani-bucheColle del Sole. Tra buche e rifiuti, ordinarie storie di periferia

Siepi troppo alte, immondizia abbandonata e asfalto disgregato in più punti: i disagi dei residenti dell’estremità orientale della Capitale

Tentativo di affermazione in un normale colloquio fra conoscenti: “Sai, oggi ho fatto un giro a Colle del Sole”. La risposta, sempre: “Ah, e dove sta?”. Ovviamente da parte di chi non è di zona, o non abita da quelle parti. Per definire la sua esatta collocazione, basti specificare che, precisamente, il piccolo quartiere all’estremità orientale di Roma rispondente a tale nome, si trova dirimpetto all’imbocco di Via della Riserva Nuova che, dalla Prenestina, si inoltra verso le prime case di Ponte di Nona. È già il tramonto quando arriviamo da queste parti e, forse per questo, lo scenario non è proprio dei migliori. A Colle del Sole di luminoso c’è assai poco: molte vie, tutte riportanti il nome di paesi della Sardegna, sono puntinate, qua e là, da buche di difformi proporzioni e, a decorare ulteriormente il paesaggio, ci pensa una discreta quantità di rifiuti che, in modo abbastanza evidente, è indiscriminatamente accumulata ai bordi di alcune strade, specie lungo Via Bitti, un’arteria piuttosto lunga, che attraversa il quartiere da un capo all’altro.

colle-del-sole-via-bitti-rifiuti-2Tra voragini e qualche sacco d’immondizia, il paesaggio non è propriamente un belvedere, nonostante la tranquillità apparente e la cordialità dei residenti. Passeggiando lungo la suddetta via, l’occhio corre da sinistra a destra, alternandosi regolarmente tra sacchi, bottiglie e altri scarti (posti perlopiù ai piedi del battistrada della siepe centrale) e le aperture di varia forma e dimensione che si palesano qua e là, costringendo le auto a qualche necessario cambio di manovra. Ma i rifiuti in strada, senza dubbio, attirano l’attenzione: di chi è la colpa?

“Dell’inciviltà delle persone, in buona parte”, spiega subito un passante, che transita lungo la via in quel momento. “Scene di persone che si fermano con la macchina e gettano sacchetti dal finestrino sono all’ordine del giorno. Questo perché, molte volte, i primi incivili siamo noi e il degrado del quartiere è una conseguenza anche di questi atteggiamenti irrispettosi. Poi c’è anche la dimenticanza istituzionale, certo”. Interviene anche un’altra persona, chiaramente originaria di un’altra regione ma particolarmente interessata alle sorti del quartiere: “Io ho fatto segnalazioni in prima persona alle istituzioni, senza ricevere riscontri. Ad esempio laggiù – dice indicando un tratto verso la fine di Via Bitti – non si sa di chi sia la competenza e anche qui, tra siepi e strada non si capisce chi debba intervenire. Poi ho fatto un’altra segnalazione per presenza di topi nei pressi della fermata dell’autobus e dal Municipio risposero che avrebbero provveduto a un appalto per la pulizia”.

A proposito delle siepi, nell’aiuola che corre in mezzo alla via, separando le due carreggiate, s’innalzano cespugli di altezza difforme, in alcuni punti estremamente alti, in altri più rasati: “Quando hanno cominciato a crescere troppo – ha spiegato il primo passante incontrato – me le sono tagliate da solo perché coprivano tutto e chiunque poteva infilarsi dietro e fare quello che voleva”. In effetti, dando un’occhiata fra l’erba del lungo spartitraffico, l’accumulo di rifiuti è abbastanza evidente.

Ma non è l’unico problema: “Tra l’altro qui la sera è impossibile respirare – prosegue –. Arriva direttamente il fetore da Rocca Cencia”. “Io, ad esempio, abito a un piano più alto – spiega l’altro – e mi affaccio direttamente sulla discarica”. Un fattore che, certamente, non facilita le cose, assieme alle altre problematiche di tipo sociale emerse durante la conversazione.

Ragionando in termini di condizioni strutturali dell’asfalto, però, l’impressione è di trovarsi di fronte a quello che, in fondo, è uno scenario piuttosto comune per i quartieri romani, specie quelli più limitrofi: strade non esattamente in buone condizioni si diramano qua e là, palesando di tanto in tanto qualche apertura di maggiori dimensioni, come quella in Via Zeddiani o quella posta all’esatta intersezione fra Via Bitti e Via Samassani. Di tanto in tanto, qualche classica toppa.

Tornando verso Via Prenestina viene da pensare che, in fondo, anche proseguendo ulteriormente verso l’estremo limite orientale della Capitale, il disagio dei cittadini sia lo stesso che all’interno del Raccordo. Damiano Mattana

colle-monfortani-via-gragnano-bucheColle Monfortani. La calma apparente di un quartiere “verso fuori”

Un complesso abitativo all’apparenza tranquillo ma che, come altri contesti simili, cela le medesime problematiche delle periferie romane, tra assenza di controlli, disagi viari e totale assenza di segnaletica stradale.

Colle Monfortani si raggiunge tramite via Prenestina, andando verso fuori. Da queste parti l’aria è esattamente quella di passaggio fra Roma e fuori Roma: d’altronde, proseguendo ancora per qualche chilometro verso Valle Martella, il confine orientale della Capitale si supera, quasi senza accorgersene. Il quartiere, o meglio, il gruppo abitativo di Colle Monfortani è una zona tranquilla in apparenza, posta lungo la grande consolare ma quasi staccata dal contesto circostante, dal traffico dell’arteria stradale così come del vicino e più caotico quartiere di Colle Prenestino. La prima impressione che si ha svoltando a destra verso Via Vico Equense, arrivando dalla direzione del Raccordo Anulare, è di una situazione del tutto altra rispetto ai generali contesti della periferia romana. Forse per quella sensazione di “andare verso fuori” che, comunemente, si fa sentire ogni qualvolta ci si diriga verso le estremità est di Roma. E, senza dubbio, da notare è la condizione dell’asfalto che, strano a dirsi in uno scenario solitamente di degrado, è insolitamente buona, con tracce recenti di intervento che hanno, a quanto sembra, interessato tutto il quartiere. Vale la pena di fare una passeggiata per le vie poco trafficate di quello che, a primo impatto, può sembrare un tranquillo borghetto rurale: poche macchine, pochissima gente in strada, case disposte piuttosto ordinatamente, i rumori di Via Prenestina attutiti. Niente male. Siamo davvero in periferia?

colle-monfortani-strada-chiusa-2Beh, qualcosa di strano in effetti c’è: Colle Monfortani si compone come una sorta di rete viaria, con qualche stradina che, dalla consolare, risale verso l’interno, e con un unico decumano che taglia il tutto perpendicolarmente, il quale risponde al nome di Via Pecoreccia di Torre Angela, una strada a doppia corsia percorsa, nel mezzo, da un’aiuola verde che corre assieme alla via, da un capo all’altro. Ecco, camminando lungo questa “main street”, in direzione Zagarolo per intenderci, si arriva a quella che, un tempo, doveva essere una recinzione utile a segnalare lavori pubblici, posta in corrispondenza delle ultime case del quartiere, della quale non rimane che una rappresentanza desueta sulla sinistra. Circostanza che permette di affacciarsi (e muoversi) su quella che ha tutta l’aria di essere un’arteria di collegamento (con tanto di rotatoria), nuova di zecca e stranamente deserta, non fosse per un paio di persone a passeggio col proprio cane: di fatto, l’unica sezione d’asfalto onorata della presenza di segnaletica stradale, sia orizzontale che verticale, caratteristica sconosciuta al resto delle vie, che ne sono del tutto prive.

Il fatto è senza dubbio curioso e, tornando verso l’interno del gruppo abitativo, appare sulla destra una stradina, Via Gragnano, che va, anche qui col beneficio del dubbio su quale sia il senso di marcia corretto, verso la Prenestina in un familiare saliscendi dovuto alle precarie condizioni del manto stradale. L’unica strada incontrata a presentare i disagi tipici della maggior parte delle vie di collegamento periferiche. Sì, qui ci sono le buche.

Ma, pur nella tranquillità pressoché generale, qualcuno in giro c’è e approfittiamo per fare due chiacchiere. Il signor I. sta lavorando alle sue piante quando ci fermiamo a parlare con lui: “Belle strade, bell’asfalto”, esordiamo. “Sì, perché l’hanno rifatte adesso”, specifica lui. “Dopo anni senza interventi alla fine sono riusciti a rimetterle un po’ a posto. Ci sono stati lavori di manutenzione stradale da parte dell’ente di competenza ma solo sulle strade previste dal piano d’intervento. La strada di fianco (Via Gragnano, ndr), ad esempio, non è stata fatta”.

Il dialogo è piacevole e prosegue su più argomenti, evidenziando via via quelle problematiche che, in un modo o nell’altro, accomunano il quadrante periferico romano, indipendentemente dal punto cardinale: “Qui è diventato un ghetto – continua il residente –. Non c’è un luogo di ritrovo per i ragazzi, non c’è assolutamente niente, nemmeno per fare la spesa o prendere un biglietto dell’autobus”. Poi, ribadisce quei particolari che avevamo già notato in relazione alla segnaletica: “Sei venuto in macchina? Allora guarda questa strada – dice, mostrando Via Pecoreccia di Torre Angela – e dimmi in che direzione andresti”. Bella domanda. “Non c’è un senso unico, una freccia, anzi che siamo riusciti a conservare almeno i cartelli con i nomi delle vie. Non voglio dire che qui non si possa vivere ma, sicuramente, ci sono alcune cose che hanno peggiorato questo quartiere”. Ad esempio? I soliti problemi, legati all’assenza di adeguati presupposti per il vivere quotidiano e alla presenza, anche in questi lidi, di problematiche sociali a più livelli: “Qui siamo tagliati fuori da tutto: o si prende la macchina o non è possibile nemmeno arrivare a Colle Prenestino, perché non c’è un marciapiede che consenta di fare in sicurezza questi 300 metri. E poi –  dice ancora, indicando la strada fantasma (come detto l’unica in possesso della segnaletica) – tre anni fa è stato realizzato quel collegamento senza che, a oggi, sia stato ancora messo in funzione. Hanno lavorato per mesi e, presumo, abbiano avuto bisogno di atti e documenti per realizzare quella strada… possibile che ora non possa essere messa in funzione?”. A quanto sembra, anche in questo contesto di quiete, la tranquillità è solo un’apparenza: “Acea fa i controlli una volta l’anno, non abbiamo marciapiedi interni né cunette. E non sembra che interessi qualcosa a qualcuno. Per qualsiasi esigenza bisogna prendere la macchina e farsi 20 minuti di traffico per il semaforo delle ‘4 strade’. E poi si parla di ridurre l’inquinamento…”. Damiano Mattana

colle-prenestino-via-montemilettoColle Prenestino. Strade e storie al di là del GRA

Rifacimenti del manto stradale da parte di Acea, ma solo sulle vie interessate da interventi; praticamente nessun marciapiede e un quartiere che va avanti, fra disagi e quotidianità.

Colle Prenestino è un quartiere in salita. Arrivando dalla direzione del Raccordo anulare, lungo la Prenestina, l’esatta impressione che si ha, svoltando a destra in Via Pedica di Tor Angela (all’imbocco della quale c’è una buca di grossa proporzione ad accogliere i viandanti) ed entrando nella macchia di palazzine, è di proseguire verso l’alto, fino all’estremità opposta del quartiere, raggiungibile percorrendo la lunga Via Nusco che, come una sorta di decumano, taglia la zona correndo in parallelo alla consolare. L’area abitativa di Colle Prenestino, in sé, appare abbastanza tranquilla: gli echi dell’arteria principale arrivano in misura minore man mano che ci si addentra per le strade, i cui toponimi riportano città della Campania (Vallo della Lucania, Grottaminarda, Eboli, ecc.), le condizioni dell’asfalto, che pare sistemato di recente, paiono piuttosto buone e allo stesso modo, a una prima occhiata, appare anche il contesto circostante, in uno scenario abbastanza insolito per trovarsi in un quartiere di passaggio tra lo svincolo autostradale e le zone più limitrofi della Capitale.

colle-prenestino-via-baseliceOvviamente, le prime sensazioni vanno in qualche modo approfondite. E allora, mentre la passeggiata continua, via via qualche nodo comincia ad arrivare al pettine: mentre proseguiamo il giro, ad esempio, notiamo che, di fatto, si cammina in mezzo alla strada, causa assenza marciapiedi e, qua e là, appare qualche via che non sembra essere stata sottoposta ai recenti interventi di rifacimento del manto stradale.

E’ il caso di Via Baselice, quasi all’estremità orientale del quartiere, o di via Montemiletto la quale, addirittura, ha una nuova copertura d’asfalto solo fino a metà carreggiata. E il resto? Lo chiediamo a un signore di passaggio che, in qualche modo, svela l’arcano: “Le strade sono state rifatte da Acea dopo gli ultimi lavori fatti sulle tubature. Ormai, come mi sembra di aver capito, una volta che bucano devono rifare l’intero manto. Lì dove non erano previsti interventi l’asfalto è stato lasciato così com’era”. Osservando una delle strade rimaste, per così dire, in forma originaria, appare evidente che, prima dei suddetti interventi, circolare da queste parti non doveva essere piacevole per gli ammortizzatori delle auto. “Se osservi la strada più avanti – dice indicando proprio Via Montemiletto – vedrai che è stata fatta solo per metà. Evidentemente i lavori hanno riguardato solo il primo tratto della via. In fondo non credo che il problema principale sia Colle Prenestino – conclude il signore prima di salutarci – ma il centro di Roma”.

Percorrendo a ritroso la strada imboccata, si ritorna sulla lunga Via Nusco che, come detto, taglia a metà l’agglomerato di case del quartiere. Proprio nel mezzo, è percorsa da un’aiuola che demarca il confine tra i due sensi di marcia. Un tocco di verde ma che, in un certo senso, consente il passaggio quasi esclusivamente alle auto. Qualcuno, però, non rinuncia a calcare l’asfalto (qui sì rimesso a nuovo) utilizzando le due ruote della bicicletta. Si tratta di una signora che, come racconta, è cresciuta assieme al quartiere: “Qui non ci sono piste ciclabili – spiega la signora – e ogni tanto capita che qualche auto ti suoni perché, essendo costretta a camminare sulla strada, finisci per rallentare il traffico. Io abito qui da 45 anni e ho visto arrivare molta gente ma non è che sia cambiato molto a livello di problemi”.

Interviene anche un’altra signora, anche lei residente “storica” della zona, con la quale stava conversando: “Mio marito si è giocato una gomma della macchina a causa delle buche – esordisce –. Qui il problema è soprattutto su Via Prenestina, dove ce ne sono tantissime. Poi, per il resto, i problemi sono gli stessi degli altri quartieri: non c’è un parco per i ragazzi, non c’è un punto di ritrovo. I quartieri più avanti non li conosco, ma credo che lì sia ancora peggio. Anche io vivo qui da 40 anni e il contesto è cambiato molto: prima c’erano meno case e andavamo a prendere l’acqua al pozzo, c’era possibilità di muoversi. Adesso qui intorno è tutto una buca. Comunque, dopo tanti anni, non puoi che farci l’abitudine”.

Anche a Colle Prenestino, uno dei primi quartieri al di là della linea del GRA, la sensazione è la medesima che accompagna il sentimento popolare di quasi tutti i corrispettivi periferici di Roma Est (e probabilmente non solo): i disagi esistono e non resta che imparare a conviverci, consapevoli che, in fondo, nonostante gli anni passati non siano poi cambiati di molto. Immettendosi nuovamente nel traffico di Via Prenestina, l’impressione è di essersi allontanati da un contesto non dissimile dagli altri, raccolto nella sua quotidianità e alle prese con problematiche che, in un modo o nell’altro, di questa fanno parte. E con le quali non resta che imparare a convivere. Damiano Mattana

davBorghesiana. Via di Vermicino, punto nevralgico del quartiere

Al contrario di quanto accade per il quartiere di Finocchio, appena seguente a quello di nostro interesse, la principale via Casilina che collega entrambe le zone non è così disastrata ad un primo sguardo fugace, situazione che invece nel secondo non è la stessa: il dislivello dell’asfalto di sicuro c’è ma quanto meno non ci sono crateri aperti a terra che impediscono il normalmente defluire del traffico delle ore 11:00, con l’eccezione della carreggiata laterale che dovrebbe servire per il parcheggio delle automobili e per accedere ai negozi e ai Bar presenti nella via, soprattutto per quanto riguarda il tratto di strada che va da via Casilina 1799 al civico 1805.

Una delle prime vie che ci sono state evidenziate è la via di Vermicino, sicuramente la meno curata in termini di manutenzione e la più trafficata, utilizzata sia per il passaggio di automobili e scooter sia da molteplici camion che rendono ancora meno omogeneo il manto stradale. I negozi presenti nella via sono diversi e il problema principale denunciato da chi è solito frequentarla è l’impossibilità di parcheggiare decentemente senza distruggere le ruote della propria vettura.

Per non parlare della malcapitata via Giarre, teatro di mancata manutenzione addirittura da almeno quaranta anni, come ci dicono i residenti, e in ogni giornata di pioggia le buche si riaprono con una frequenza quasi da non credere, e gli unici lavori eseguiti negli anni vengono fatti dai residenti a loro spese, senza contare il fatto che ci sono delle scuole qui, quindi la questione diventa ancora più seria.

Un’altra via evidenziata dai passanti è via Isnello, abbastanza lunga e trafficata per il gran numero di palazzine e villette costruite al suo interno. Qui facciamo fatica a trovare un punto in cui il manto stradale sia ancora “sano”, le buche sono una ogni 10m e il passaggio è praticamente impossibile, sia in macchina che a piedi.

Delle vie più piccoline ma di sicuro non meno rovinate che ci sono state evidenziate sono anche le seguenti: via Grammichele, via Biancavilla e via Milo. Anche in questo caso la nostra attenzione è stata catturata dalle molteplici buche presenti nelle vie, al punto che in vari tratti, non possono neanche essere parcheggiate le macchine, e data la grandezza delle vie, forse una soluzione si può trovare.

Proprio da qui infatti abbiamo avuto testimonianze ovviamente negative per quanto riguarda la manutenzione e le molteplici comunicazioni che sono state fatte al Comune con esiti negativi. Marta Reitano

davI residenti di Borghesiana: “Perché abbiamo le strade noi?”

Susanna Romano, di anni 30, residente in via di Borghesiana: “Le strade? Perché abbiamo delle strade noi? A me sembra ci siano solo buche, e sinceramente credo che dobbiamo arrenderci all’evidenza oramai. Mi sono trasferita qui da qualche anno, eppure la situazione sembra andare peggio giorno per giorno, hanno tentato di fare qualcosa qualche rara volta, ma il loro “aver sistemato” consisteva nel buttare qualche kg di cemento nelle buche e basta, quindi più che di un intervento parlerei proprio di un rattoppo. La zona è proprio rovinata dal principio, anche eliminando il problema delle buche rimane sempre quello della prostituzione soprattutto nelle ore notturne è quello della droga ad ogni ora del giorno e della notte. Non può essere rovinato così un quartiere! Eppure sembrava che di cose buone se ne fossero fatte, ma pensandoci bene forse è stato solo tempo sprecato. La zona non è brutta perché ci sono belle case, ci sono negozi, ci sono tutte le comodità di cui ogni persona può avere bisogno, ma è solo un involucro questo, perché all’interno invece non abbiamo cose così pregiate, fondamentalmente siamo abbandonati e lasciati al nostro problemi. Possiamo anche stare a parlare per ore, ma la situazione sempre questa rimane”.

Maria Riondato, residente in via Giarre: “Buche e tombini rotti abbondano qui. Addirittura è successo più volte che i tombini sprofondassero. L’ultima volta che ricordo siano venuti a fare delle manutenzioni è quando i miei figli erano piccoli, quindi 35 o addirittura 40 anni fa, periodo in cui sono state fatte da capo le fognature, e di conseguenza le strade in quanto in quel periodo tutta la via era inagibile perché quasi completamente prima di asfalto. Per non parlare della mancanza delle illuminazioni che sono state messe solo 15 anni fa, prima non si poteva proprio passare di notte:  già la strada è piccola, in più confina con la campagna, quindi chiunque voleva poteva rapinarci. Nel momento in cui hanno costruito la scuola abbiamo pensato fosse una fortuna, con il passaggio di bambini tutto il giorno probabilmente si sarebbero messi una mano sulla coscienza e avrebbero sistemato le buche, e invece neanche in quel caso. Se ne sono fregati proprio!  Prima ogni tanto passavano a controllare, ora non si interessano neanche più.

Tutti i rattoppi che vedete ora vengono fatti da noi residenti a nostre spese, il Comune non ci ha mai aiutato. Io ho un muretto esterno che confina proprio con questa strada, ad ogni passaggio di camion si crepa, e i bicchieri nella vetrina di casa si muovono come i fosse un terremoto ogni volta, può essere possibile che per una loro mancanza dobbiamo rimetterci sempre noi e spendere soldi ogni mese per rifare delle cose in strada che non spererebbero a noi?”

Alessandra Proietti, residente in via Isnello: “Venga le faccio vedere che in casa siamo solo io e mio marito, lui sta male e io non posso certo aiutarlo per farlo uscire di casa.  La strada è piena di buche dall’inizio alla fine, non c’è un tratto sano in cui possiamo camminare, mi sembra anche inutile dirlo di nuovo perché con questa situazione che ho io sapesse quante volte ho provato a chiamare per far almeno aggiustare questa parte qui davanti, eppure non mi ha mai risposto nessuno. Inizialmente lo facevamo a nostre spese, ma in ogni giornata di pioggia la situazione tornava quella di prima con il pericolo dei sassi che si staccavano dal cemento che provavamo a buttare nelle buche. È pieno di persone anziane qui, vede io come sono costretta a buttare l’immondizia? Ho creato questo carrellino perché ora tocca sempre a me andare al secchione per buttarla, ma non posso farlo portando 2 o 3 buste della spesa insieme, sono già caduta diverse volte e mi sono fatta davvero male, ma cosa devo fare, lui sta male e le cose devo farle da sola.

Ci siamo riuniti con tutti i condomini della via, abbiamo fatto tante riunioni, ma era diventato inutile perché nessuno ci ascolta”. Marta Reitano

davFinocchio. Buche, buche e ancora buche

In una mattina calda  tra le ore 10:00 e le ore 13:00, ci siamo recatati sul posto per avere informazioni circa le condizioni del quartiere, soprattutto per quanto riguarda il problema delle  buche.

Percorrendo proprio la via principale, ben nota con il nome di via Casilina, ci imbattiamo immediatamente nel fulcro della questione: il tour è appena iniziato eppure la macchina ha già sobbalzato almeno 10 volte a causa delle voragini e del dislivello dell’asfalto, soprattutto nel tratto che va da via Casilina 1888 a via Casilina 1856.

Continuando per la via, notiamo ai margini della strada, in quelli che dovrebbero essere posteggi per le automobili, delle vere e proprie enormi buche, che non rendono in alcuni punti persino transitabile il tratto, a meno che ci si voglia lasciare dentro una ruota.

Certo non va meglio quando passiamo in via Fontana Candida, nella quale ogni 100 metri bisogna fermarsi per non rischiare di finire, nel vero senso della parola, nelle buche tanto da non poter parcheggiare la macchina a causa dell’asfalto completamente rotto ai lati della strada.

Attraversando la lunga via Osteria del Finocchio, cerchiamo parcheggio per poter proseguire a piedi alla scoperta del territorio nella frazione di Finocchio, sempre stando attenti al manto stradale perché anche in questo caso, l’asfalto non è davvero stato sistemato in nessun modo.

La situazione sembra cadere a picco in via Alimena, dove addirittura gli abitanti si fermano incuriositi dal nostro lavoro chiedendo spiegazioni e promuovendosi in prima persona per accompagnarci nella stessa via a fotografare la parte più rovinata di questa.

In tutti i casi c’e una voce comune “le strade non vengono sistemate mai, passano di qui solo quando c’e qualche grave incidente, perché per il resto, nonostante le ripetute lettere e richiami, a nessuno interessa davvero fare qualcosa di diverso”. Marta Reitano

davLa voce dei residenti di Finocchio. Samanta Ielapi, residente in via Bosco Sant’Ippolito commenta: “La via è stata trivellata per il passaggio di cavi e tubi , trattamento che hanno subito gran parte delle vie non solo nel quartiere, ma anche di tutta Roma.  Siamo in attesa della ricostruzione, dal momento che la via è stata totalmente rattoppata, anche in modo grossolano. Comunque, entro l’anno dovrebbe essere asfaltata nuovamente, o almeno così ci è stato detto. In genere Finocchio, come anche tutta Roma, è una groviera. Un quartiere dove le strade, pur essendo state rifatte anche di recente, versano in un completo disastro, forse per la scarsa qualità dei materiali  o per un lavoro eseguito in modo molto frettoloso.  Un esempio di ciò è dato proprio da Via di Fontana Candida, via che porta all’autostrada Roma-Napoli: che dire, condizioni pietose! E pensare che un tratto e stato sistemato solo qualche anno fa. La manutenzione in questo quartiere  manca, e si sente.

Altre strade  invece sono letteralmente impraticabili, come via di Prataporci, percorsa ogni giorno da migliaia di persone e che porta fino a via di Vermicino, collegando il nostro quartiere con quello adiacente, Borghesiana. Quindi in conclusione il mio  pensiero è che la manutenzione deve essere costante, anche se è molto difficile ,  tenendo conto che il Comune di Roma ha un’area veramente molto estesa”

Michela Brai, di anni 33, residente in via Ciminna interviene: “Nella via dove abito, via Ciminna, il Comune è totalmente assente per quanto riguarda la manutenzione delle strade, sia il manto stradale in sè, sia l’illuminazione, sia l’immondizia che resta qui anche per diversi giorni prima di avere un servizio decente da parte dell’Ama. La strada essendo abbastanza stretta non può essere così rovinata perché rischiamo davvero di rimanere incastrati con le ruote delle nostre macchine, non c’è lo spazio sufficiente per poter fare manovre improvvise per schivare le buche, anche perché  purtroppo essendoci molte abitazioni, la strada viene utilizzata anche per parcheggiare.

Ci sono qui molte persone anziane, che più volte sono cadute rischiando anche seriamente, perché ad una certa età anche una caduta che può sembrare stupida a volte diventa qualcosa di irreparabile. Io voglio quindi chiedere, a chiunque sia di competenza, di attuarsi per trovare una soluzione quanto più velocemente possibile, perché le tasse le paghiamo ed è giusto che ci venga riconosciuto il servizio di cui abbiamo bisogno “

Andrea De Santis, di anni 75, residente in via Bolognetta: “Sono una persona sola e malata, questo quartiere non mi aiuta. Non posso permettermi di uscire da solo di casa neppure per andare a fare una passeggiata, rischierei di cadere appena metto i fuori  dal cancello di casa mia, come già è successo varie volte.  Ora per paura di farmi male davvero i miei figli preferiscono non farmi uscire, ma così sono costretto a rimanere in casa tutto il giorno, non posso neanche più vedere i miei amici se non sono loro che vengono a casa mia. Questa situazione c’è da molti anni, ma soprattutto negli ultimi anni sono sorti tutti questi problemi: ovunque camminiamo troviamo problemi, ci siamo impegnati tanto per questo quartiere per vederlo ridurre così.

Io vorrei solo sapere per quale motivo neanche rispondono alle nostre lettere e alle nostre lamentele, sono troppo indaffarati o siamo così emarginati da non poter essere presi in considerazione?”.  Marta Reitano

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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