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Municipio VI. Castelverde e la “Certosa Inclusiva”: I residenti chiedono di essere coinvolti nel progetto.

casaleIl progetto de “la Certosa inclusiva”, ancora allo studio di fattibilità, è stato presentato dall’assessore all’Urbanistica Luca Montuori e da “A.P.S.- Fondazioni e Associazioni Onlus Roma”; prevede la realizzazione, nell’area di Castelverde B4, di un complesso edilizio con alloggi e servizi per persone con disabilità.

“Una visione di cambiamento che parta dal considerare la disabilità come una ricchezza della società e la diversità come un vantaggio che contribuisca allo sviluppo economico di un terreno di antica emarginazione”. Così era stata presentata “la Certosa Inclusiva” attraverso un primo studio di fattibilità che ne descriveva la visione moderna e inclusiva. Un polo di integrazione unico in Europa privo di barriere architettoniche specializzato nel recupero e nell’assistenza ai disabili, comprensivo di un progetto sul “dopo di noi” e sulla “genitorialità”.

Dopo la presentazione, avvenuta una ventina di giorni fa nell’aula consiliare del VI municipio, i cittadini hanno iniziato ad interrogarsi su quello che, al momento, è un progetto ancora in fase di analisi ma che ha avuto parere positivo sai dal Comune che dalla Giunta del VI municipio. L’assessore all’urbanistica di Roma Capitale, Luca Montuori l’ha definito: “un progetto ambizioso, un sistema di servizio ai cittadini, un luogo di comunità multifunzionale aperto a tutti coloro che vorranno partecipare. Non solo luoghi per la terapia e la residenzialità, ma soprattutto integrazione con il territorio”.

palazzi-via-delle-cerquete-2Anche Antonio Gaetano Palladino, presidente di APS Fondazioni e Associazioni Onlus, sempre durante la presentazione, ha sottolineato che “i trenta laboratori multidisciplinari sorgeranno in strutture ecocompatibili” e che si punterà “su una mobilità elettrica e sulla sostenibilità energetica” avanzando l’ipotesi che “nel progetto potranno essere impiegate circa 800 persone”.

Sulla carta una “manna dal cielo” per un territorio come quello del Piano di zona di Castelvedre B4, di cui più volte ci siamo interessati per raccontare il disagio dei residenti dovuto all’assenza di servizi fondamentali quali l’allaccio al servizio idrico, un manto stradale a tratti impercorribile e un inquinamento selvaggio che ne ha fatto in più aree una discarica a cielo aperto.

Ora, il cortocircuito che si sta creando tra l’ente proponente del progetto, le istituzioni e il territorio, si sviluppa intorno ad una serie di questioni. Giusi Rotunno, una residente di zona e presidente del Comitato “Cerquete 2003” ci spiega le sue perplessità: “Bisognerebbe includere i residenti in queste scelte, anche per il forte impatto sociale che ne deriverebbe. Il progetto può certamente essere una grande possibilità per riqualificare la zona, ma deve esser fatto rispettando l’equilibrio tra quello che c’è ora e ciò che dovrebbe diventare”.

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“Siamo d’accordo con la possibilità di destinare una parte di quest’area a questo progetto, ma senza snaturarne totalmente i connotati di un territorio, di un quartiere, che in questo modo assumerebbe le dinamiche di una “comunità” come descritto dalla destinazione urbanistica.”

Giusi ci tiene a precisare che non si tratta di non voler ospitare delle strutture adibite alla degenza e alla riabilitazione di persone affette da disabilità; la preoccupazione, piuttosto, sta nel fatto che: “alla fine dei conti questa inclusione non diventi qualcosa di più simile ad una ghettizzazione”. Piu nello specifico spiega che nel progetto, oltre ai 250 chalet, destinati al “dopo di noi” e alla “genitorialità”, è prevista anche una foresteria, un campo sportivo, orti urbani, spazi adibiti all’agricoltura sociale e un polo didattico.

Sugli orti urbani e qualsiasi sorta di attività legata al terreno, effettivamente rimane qualche dubbio, dal momento che l’intera area è vittima di uno sversamento di rifiuti tale da aver costretto le autorità a mettere sotto sequestro sia la parte dei casali che quella del vicino parco ormai ridotto a un cimitero di copertoni, eternit, liquami industriali e carcasse di autoveicoli. Anche il verde nella zona circostante via delle Cerquete è infestato da rifiuti di ogni tipo al punto che non è ipotizzabile alcun utilizzo del terreno previa una seria operazione di bonifica.

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“In questi palazzi, attorno ai quali dovrebbe nascere il progetto, vivono attualmente circa cento famiglie; metterne altre 250 in un villaggio appositamente dedicato al recupero della disabilità non mi sembra proprio il massimo dell’inclusione. Va benissimo la riqualificazione dei casali attualmente sotto sequestro, dove dovrebbe sorgere la “Certosa inclusiva”, così come tutti quei lavori di recupero delle aree circostanti, ma come residenti vorremmo esser considerati maggiormente durante la discussione e l’analisi del progetto”. Conclude Giusi Rotunno.

Anche Lia Sacconi, residente nel piano di zona di Castelverde e con un figlio disabile, condivide in pieno i dubbi espressi da Giusi: “Abbiamo comprato un appartamento anni fa e anche quando è giunta la malattia, abbiamo voluto comunque che nostro figlio continuasse a vivere in un contesto “normale”. Ora queste palazzine sono al centro di un’area in cui ci sorgeranno solo strutture per disabili. Avrebbero potuto piuttosto riprendersi questi appartamenti, che non hanno mai ultimato e attrezzarli per le persone che accompagnano i disabili, invece di costruire altre 250 casette inglobando forzatamente i resid

enti in questo progetto”. E ancora: “In una società in cui diciamo che è necessario includere i disabili, noi che facciamo, creiamo un ghetto? Mi sembra allucinante.”

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“Stiamo monitorando la situazione” – ha dichiarato il capogruppo dem al VI Municipio Fabrizio Compagnone- “Il progetto al momento è ancora in uno stato embrionale. Per far avviare i lavori servono dei passaggi ulteriori. Attendiamo le analisi e le discussioni a cui seguiranno degli atti amministrativi, giudicheremo in base a quelli. Certo è che gli assessori all’Urbanistica, alle Politiche Sociali e all’Ambiente, farebbero bene a interloquire maggiormente con i cittadini del territorio, anche per evitare questo tipo di incomprensioni”.

Giacomo Capriotti

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