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Municipio VI. Bocciata la mozione di sfiducia al Presidente

20160201_154122Quello che doveva essere l’affondo politico del Pd contro il Presidente Scipioni si trasforma in un imbarazzante boomerang.

La mozione di sfiducia discussa il I febbraio presso l’Aula Consiliare del VI Municipio è stata bocciata. Non ci sono state sorprese, tutto è andato come era nelle previsioni. Votano a favore i dieci firmatari della mozione, Grasso (Pd), Angelucci (Pd) , Onorati (Pd) , Sardone (Gruppo Misto), Compagnone (Pd) , Gasparutto (Pd), Amici (Gruppo Misto – Noi con Salvini), Lorenzotti (Gruppo Misto – Noi con Salvini), Tranchina (M5S) e Mammì (M5S), che riescono a strappare il voto anche del consigliere SEL Stirparo. Contrari Scipioni (ex Pd), Consolino (ex Pd), Breccia (Nuovo Centrodestra), Colagrossi (Nuovo Centrodestra), Giammarini (ex Pd), Argenti (Lista Civica), Mattei (Lista Civica), Sbardella (Lista Civica), Pelone (ex Pd), Criscuolo (ex Pd) , Gidaro (ex Pd), Reali (PSI). Si astiene il consigliere Paparelli (Lista Marchini) che decide di uscire dall’Aula. Assente il consigliere Pinti, partito per delle vacanze programmate da tempo che comunque non aveva voluto firmare la mozione di sfiducia.

Risultato: Scipioni batte Pd 12 a 11. Un flop se si pensa la questione in termini politici. Il Commissario Romano Pd Matteo Orfini e il Commissario Pd VI Municipio Gennaro Migliore hanno spinto i 5 consiglieri del Partito Democratico a presentare la mozione di sfiducia, nonostante sapessero di non avere i voti utili per approvarla, nonostante abbiano dovuto digerire il fatto di doverla presentare con il Movimento 5 Stelle e con i due esponenti di Noi con Salvini. La mozione andava presentata a tutti costi. Troppi i proclami fatti dai due commissari, serviva un atto ufficiale che potesse certificare che il Pd ha definitivamente preso le distanze dal Presidente Scipioni.

Un atto presentato male e soprattutto scritto decisamente peggio. Nove punti su dodici sono stati partoriti dai consiglieri 5 Stelle. Punti che per la maggior parte non riguardano le competenza del Presidente di un Municipio o che in alcuni casi sono stati superati dall’evolversi dei tempi e che in altri casi sono stati riportati al condizionale, quasi come se i firmatari volessero dire ma non abbiano avuto il coraggio fino in fondo di farlo. Pur di portare in Aula la mozione di sfiducia i consiglieri del Pd sono stati costretti a presentare un atto imbarazzante nei contenuti e nella forma.

Si legge nella mozione: “L’attività politica della maggioranza sembrerebbe bloccata”: è bloccata o i firmatari ci stanno ancora pensando? E ancora: “Il Presidente del Municipio sembrerebbe non aver intrapreso le azioni necessarie per bloccare la realizzazione dell’ ecodistretto di Rocca Cencia”. Anche in questo caso è stato votato un atto in Aula per ribadire la contrarietà della maggioranza al progetto. Inoltre ci si chiede perchè “sembrerebbe”, i consiglieri non hanno avuto modo di verificare le attività del Presidente?

“Tutte le manutenzioni ordinarie sembrerebbero ad oggi ferme”. Un altro punto incomprensibile, perchè che sono ferme lo ammettono anche i consiglieri di maggioranza che sono in attesa dell’assegnazione degli appalti alle ditte da tempo. Quindi sono ferme, è un fatto. Perchè si utilizza il condizionale?

Poi si passa al campo rom di Salone. I firmatari scrivono che “sembrerebbe che alcuna azione sia stata intrapresa da questa Giunta per arginare la situazione dei roghi”. A parte il ritorno del condizionale, il Municipio non ha alcuna competenza per quanto riguarda il tema dei campi rom.

Si accusa, sempre nella mozione, il Presidente di non aver provveduto a realizzare il Registro dei Tumori. Una competenza regionale che la stessa Regione ha ottemperato mesi fa.

La mozione affronta poi il delicato tema del Roma Capital Summer, manifestazione che ha portato la rottura tra il Presidente e il Pd. Si legge “è stata posta sotto sequestro sembrerebbe per problemi di natura amministrativa”. Non esiste “sembrerebbe” ma è un fatto, documentato sia dalla Polizia Municipale che dai documenti analizzati anche dall’ex Assessore Capitolino alla Legalità Sabella. Perchè non darlo come fatto certo?

Tanti condizionali, tante imprecisioni che hanno dato alla maggioranza lo strumento per contrattaccare e non votare l’atto. Sulla stessa linea anche gli interventi che si sono susseguiti durante la discussione, assolutamente privi di contenuti e argomentazioni politiche.

Il commento di Orfini. “Il VI municipio è uno dei territori più complicati di Roma, dove i problemi e le difficoltà si scaricano su cittadini incolpevoli. Ma è anche un territorio ricco di potenzialità, di giovani appassionati, di cittadini che ogni giorno cercano di migliorare il loro quartiere. La politica avrebbe dovuto mettersi a disposizione di quelle realtà ed essere strumento vero di cambiamento. Purtroppo così non è stato: poco e niente ha fatto l’amministrazione comunale mentre quella municipale è stata gestita in modo padronale e assai poco trasparente. Non è un caso che di quel territorio in questi giorni si sia dovuta occupare persino la commissione antimafia. Il Pd del VI municipio era uno dei peggiori di Roma. Ed è uno dei primi – insieme a Ostia – sul quale sono intervenuto chiedendo a Gennaro Migliore – che ringrazio per il lavoro di questi mesi – di occuparsene. Abbiamo messo alla porta chi pensava che si potesse gestire un partito clientelarmente e chi amministrava le istituzioni facendo dell’opacità una regola. Ieri abbiamo portato in municipio una mozione di sfiducia verso il presidente Scipioni, che dal Pd abbiamo allontanato mesi fa. Purtroppo non è passata, grazie al sostegno decisivo della Lista Marino, che qualche settimana fa proprio con l’ex sindaco e con Scipioni ha ritenuto di svolgere un’assemblea in quel territorio. Le ragioni per cui la Lista Marino abbia deciso di difendere una amministrazione così palesemente lontana dai principi della bella politica sono per me imperscrutabili. Ma una cosa la voglio chiarire definitivamente: chi ieri ha deciso di votare la fiducia non avrà alcun futuro nè nel Partito democratico né nella coalizione di centrosinistra che alle elezioni riporterà il buon governo nel VI municipio. Ringrazio i consiglieri del Pd che stanno portando avanti questa battaglia di rinnovamento e i tanti militanti e cittadini che stanno ricostruendo nel VI municipio un Partito democratico di cui possiamo finalmente essere orgogliosi”.

Scipioni dopo la vittoria. “Siamo molto soddisfatti del risultato di oggi che deriva da un impegno costante, da un sostegno realizzato sulla base di fiducia e di lavoro quotidiano”. Lo ha dichiarato il presidente del Municipio VI, Marco Scipioni, dopo che il consiglio municipale ha respinto la mozione di sfiducia nei suoi confronti, firmata anche da cinque consiglieri Pd. ”Nel caso del Pd ora davvero vogliamo un chiarimento dai vertici del partito e da Renzi perché qui la linea del diktat è stata battuta – ha aggiunto – Ora deve prevalere la linea del dialogo. E a questo punto vogliamo risposte serie. Perché è ora di dire basta ai giochetti e alle falsità e al killeraggio politico”. Per Scipioni, “noi abbiamo i numeri e siamo dalla parte della verità e della giustizia nonché dei cittadini che ci hanno votato e verso i quali siamo responsabili. Ora è giunto il momento della chiarezza anche perché siamo stanchi di tutti questi attacchi pretestuosi e ora siamo noi a partire al contrattacco. Forti di aver vinto tutte le battaglie contro il commissario – conclude – siamo pronti a tutto”.

L’Associazione DaSud commenta. “Non è passata la richiesta di sfiducia al presidente del VI Municipio di Roma. Gli undici voti favorevoli delle opposizioni non sono stati sufficienti. E’ stato comunque un atto politico importante, segno che anche dentro l’amministrazione municipale – dopo mesi di mozioni di facciata e deboli annunci di discontinuità – c’è chi non può più negare l’esigenza di un cambio di passo decisivo. In questi anni avremmo voluto sentire parlare di antimafia e vederla praticata soprattutto, di welfare, di cultura, di ricucitura del tessuto sociale, di rafforzamento dell’istruzione, di nuovi spazi di aggregazione per i giovani, di lavoro, di valorizzazione delle esperienze positive. E invece l’insofferenza dei cittadini e i fatti di cronaca non hanno mai avuto la giusta eco, sono ingiustamente rimasti confinati a quel territorio, come un affare di pochi quando invece quello che accade del VI Municipio è un grande tema di tutta la città. Su questo dovrebbero esprimersi anche i candidati sindaco, perché le responsabilità politiche sono state (in negativo) e dovranno essere (in positivo) collettive. La commissione parlamentare antimafia adesso ha in mano una relazione sul VI Municipio, presentata dalla deputata Celeste Costantino, che va ben oltre le vicende interne all’amministrazione. Speriamo diventi presto oggetto di analisi in Commissione e che possa fornire gli strumenti per aprire una discussione pubblica seria. Non vorremmo trovarci tra un anno, come accade almeno da cinque, a ripetere le stesse cose”.

20160201_145352Gli striscioni e la claque. L’Aula Municipale viene allestita di tutto punto per l’occasione. Due striscioni vengono affissi già prima che la seduta abbia inizio. Il primo riporta la scritta “Voi con Salvini, noi con Scipioni”, per sbeffeggiare i consiglieri del Pd che hanno firmato la mozione di sfiducia insieme ai due consiglieri che hanno aderito al partito guidato da Salvini, Amici e Lorenzotti. L’altro striscione riporta la scritta “No ai Kommissari, si alla DemocraSia”. Sorvolando su un italiano alquanto zoppo che porta gli autori ad utilizzare la lettera S al posto della Z, il messaggio è rivolto ad Orfini e Migliore, colpevoli di voler sovvertire gli esiti delle elezioni amministrative. Gli striscioni alimentano i malcontenti delle persone in Aula in quanto, solitamente, il Presidente del Consiglio Ambra Consolino non permette mai ai cittadini di attaccare striscioni di protesta quando intervengono in Aula per manifestare le loro istanze. Inoltre irrita molto l’affisione del manifesto usato da Scipioni in campagna elettorale che riporta i simboli dei partiti della sua coalizione. Viene per questo informata una vigilessa che, correttamente, va ad informarsi e spiega ai cittadini che “il Presidente dell’Aula può decidere a sua discrezione”. Gli striscioni sono accompagnati da una folla portata di proposito per l’occasione popolata dai fedelissimi di Scipioni che intonano spesso cori contro i consiglieri del Pd e battono le mani ai loro paladini (Scipioni & Co.).

Un’ assenza pesante. Salta subito agli occhi l’assenza dei militanti del Pd locale, coloro che in questi anni si sono resi protagonisti di un braccio di ferro durissimo con il Presidente. In Aula non ci sono, nessuno è venuto a dare man forte ai consiglieri firmatari. Ancora una volta si preferisce “non metterci la faccia e restare alla finestra”. Manca anche Migliore, il commissario Pd locale, che invece politicamente avrebbe dovuto presenziare in sostegno dei 5.

20160201_160117Dal Senato, dalla Camera e dal Comune arrivano i 5 Stelle. Presenti in Aula anche la senatrice Paola Taverna e la deputata Carla Ruocco. La prima rilascia alla stampa parole durissime contro l’Amministrazione Municipale: “Ancora stanno qui a fare il teatrino: il Pd che sfiducia il Pd. Sono venuta ad assistere alla morte politica di questo partito. E’ una pagliacciata. Mancano 5 mesi alle elezioni e noi ci troviamo qui. Dovevano fare la stessa fine di Ostia, non l’hanno fatto, e queste sono le conseguenze. E’ un Municipio completamente abbandonato e loro stanno qui a fare questa pagliacciata. Il Pd non merita più nessun rispetto. Devono andare a casa”. Intervengono anche i consiglieri comunali uscenti Marcello De Vito e Enrico Stefàno. Con una nota il primo commenta:”Il PD (firmatario insieme al M5S) non riesce a sfiduciare il PD, che si salva grazie al PDL… come sempre! Il partito della nazione municipale!”.

Interviene il QRE. All’inizio della seduta consiliare si presentano in Aula i rappresentanti dei Disoccupati Organizzati membri del QRE. Ad intervenire è Valter Aquilini che spiega i motivi della loro presenza “perchè chiamati in causa dalla stessa mozione”. Si riferisce al punto riportato nell’atto sull’ ecodistretto che secondo Aquilini “sarebbe inopportuno visto che alcuni firmatari della mozione sarebbero al contrario favorevoli al progetto”. E continua: “Vorremmo un’assunzione di responsabilità da chi sfiducia e da chi è sfiduciato rispetto alle battaglie che il QRE sta portando avanti”.

20160201_155245L’incursione di Fratelli d’Italia e la rissa. Appena inizia la seduta un gruppo di militanti di Fratelli di Italia entra nell’emiciclo dell’Aula e stende uno striscione “Dopo Tassone e Marino ora tocca a Scipioni: a casa”. Presenti anche gli ex consiglieri municipali Vendetti e Fonti. La presenza di Fratelli di Italia si deve alle polemiche precedenti. Il gruppo dei 5 consiglieri del Pd locale con un comunicato avevano accusato FdI di non voler firmare la mozione di sfiducia. Era seguito un comunicato di risposta in quanto all’interno del Consiglio non esistono consiglieri legati a Fratelli d’Italia.

20160201_155232L’incursione si trasforma in breve tempo in una rissa: gli esponenti di Fratelli d’Italia vengono aggrediti da alcuni rappresentanti di sinistra presenti tra il pubblico. Viene strappato lo striscione e scoppia una bagarre alla quale sono costretti ad intervenire per dividere alcuni consiglieri municipali. Si sentono cori “Fuori i fascisti”, e ancora “Ora e sempre Resistenza”. La situazione rischia di degenerare tanto che anche l’Assessore Mastrangeli viene bloccato perchè pronto ad intervenire fisicamente perchè suo figlio aveva avuto uno scontro pesante con un militante di Fratelli di Italia. Intervengono i vigili, le fazioni vengono divise e il gruppo di Fratelli di Italia esce dall’Aula. Sull’ episodio dirama una nota Fabrizio Ghera, Andrea De Priamo, portavoce romano, e Emanuele Buffolano, portavoce municipale: “Quanto accaduto in Aula durante la discussione della mozione di sfiducia al presidente del Municipio VI Scipioni è gravissimo. In un clima surreale, i nostri militanti sono stati assaliti, spintonati ed insultati con cori assolutamente decontestualizzati, anacronistici e senza senso, e addirittura sono scesi membri dalla maggioranza dai loro scranni per interrompere la manifestazione. In modo vergognoso e contro ogni regola democratica i sostenitori del presidente Scipioni hanno stracciato i nostri manifesti e alzato le mani sui nostri militanti. Sono mesi che denunciamo incapacità amministrativa e poca trasparenza nella gestione del Municipio da parte della giunta Scipioni, prima supportata da una maggioranza di centrosinistra, capeggiata dal Pd, oggi appesa ad un filo e sostenuta da una maggioranza composta dagli ex-Pd, scaricati da Orfini, dalla Lista Marino e dalle ‘stampelle’ dell’NcD, traditori del voto dei cittadini, che li aveva eletti come opposizione di Scipioni. Il Municipio VI continua ad essere ostaggio di giochi di poltrone e sta pagando pesantemente per partiti di maggioranza e opposizione, incapaci di svolgere il proprio ruolo”.

20160201_154145Il Partito della Nazione del VI Municipio. Il Presidente Scipioni di fatto oggi governa grazie al passaggio in maggioranza di due consigliere del Nuovo Centrodestra, Breccia e Colagrossi. Un’alleanza che si è cementata grazie alla nomina ad Assessore all’Urbanistica di Ugo Sodano come loro rappresentante in Giunta. Ed è grazie alle due consigliere che Scipioni ha ottenuto la fiducia. Ed è a causa delle due consigliere che Scipioni non è stato sfiduciato. Il Presidente e le due consigliere non vedono nulla di male in questo perchè “anche il Pd di Renzi governa con gli esponenti del Nuovo Centrodestra”, quindi secondo loro entrambe le parti sarebbero in linea con la politica nazionale. Eppure Scipioni, Breccia e Colagrossi hanno tradito il mandato che gli elettori nelle amministrative del 2013 avevano loro affidato. Il Presidente aveva presentato un progetto politico frutto di una coalizione con una serie di partiti di centrosinistra. Le due consigliere, invece, erano state elette in quota Pdl, come rappresentanti quindi dell’elettorato del territorio che si rispecchiava nei valori del centrodestra, che mai avrebbe pensato ad un’alleanza con il centrosinistra. Commenta in Aula la situazione il consigliere Amici (Gruppo Misto – Noi con Salvini): “Scipioni ottiene la fiducia grazie al tradimento delle due consigliere che se non avessero ottenuto un assessore mai sarebbero passate in maggioranza”. La Breccia di tutta risposta interviene dicendo che “vota la fiducia non con una sola mano ma con entrambe”. La Colagrossi fa ricorso al “bene dei cittadini”. Entrambe fanno una pessima figura.

Paparelli si astiene. Tutto come previsto. Il Consigliere passato da poco nella Lista Marchini decide di non votare la sfiducia. Si era anche rifiutato di firmare la mozione quando gli era stata sottoposta. Non vota contro ma decide di abbandonare l’Aula. Da tempo gli atteggiamenti del consigliere, il cui referente è l’ex Presidente della Commissione Urbanistica Roma Capitale, Marco Di Cosimo, sono ondivaghi. Un’alleanza nell’ombra tra lui e la maggioranza municipale che ancora non si è formalizzata di fatto. “So che alcuni giornaletti mi attaccheranno”, commenta in Aula. Gli stessi “giornaletti” (La Fiera dell’Est ndr) che avevano anticipato la sua imparzialità e che avevano dato al consigliere la possibilità di replicare. “Sto fermamente in opposizione”, aveva dichiarato Paparelli alla nostra testata. Eppure di “opposizione” non ne abbiamo ancora vista e la sua astensione, insieme al voto favorevole delle consigliere Breccia e Colagrossi, sono stati i mezzi grazie ai quali il Presidente Scipioni può continuare ad amministrare il territorio. Inutili anche i suoi proclami al “bene dei cittadini”, “al poco tempo alle elezioni” o ai “giochi politici del Pd”. Paparelli, non votano, palesa il suo supporto alla maggioranza municipale. Lontano anni luce da quell’opposizione tanto millantata. Nel suo intervento in Aula dichiara: ” Sin dall’inizio quando mi è stata messa davanti questa mozione ho pensato fosse uno strumento da asilo nido perchè le motivazioni non sembrano così gravi. Non intendo avvallare direttive e imposizioni fatte dal Pd. Non faccio campagna elettorale per loro. Sono stato eletto per risolvere i problemi e non mi sento di mandare tutto a monte a tre mesi dalle elezioni”.

Unico assente. Tutti presenti i consiglieri nella seduta per la mozione di sfiducia contro il Presidente ad eccezione del consigliere di opposizione Pinti, che da tempo aveva prenotato una vacanza all’estero. Ricordiamo che Pinti aveva cambiato all’ultimo minuto idea e aveva deciso di non firmare la mozione. “Non ho alcuna intenzione di mettere il cappello ad un’imposizione del Pd romano, lo stesso che ha fatto fuori il sindaco Marino dopo avercelo propinato, nostro malgrado, per lunghi anni. Inoltre, l’idea di sfiduciare un presidente di un municipio a meno di sei mesi dalle elezioni capitoline e municipali è pura follia. Ancor di più se ci aggiungiamo che il territorio in questione è il VI Municipio, che già versa in condizioni penose, figuriamoci senza guida per mesi. Quando questi personaggi inizieranno a capire che è più importante garantire l’ordinaria amministrazione piuttosto che essere servi di partiti e logiche da prima repubblica, governare un municipio tornerà ad avere senso”. Tutte motivazioni che non hanno una reale attinenza alla realtà: sfiduciato un Presidente subentra un commissario che diventa un “facente funzioni”. Chissà se Pinti avrebbe mai votato la mozione di sfiducia? Sta di fatto che l’astensione di Paparelli e il voto di fiducia delle consigliere Breccia e Colagrossi avrebbero comunque portato alla bocciatura della mozione.

Scipioni non ha la maggioranza. Guardando i numeri dopo il palese voto della mozione di sfiducia, salta agli occhi il fatto che Scipioni può contare su 12 consiglieri in suo sostegno, con un Paparelli ballerino che all’occasione potrebbe diventare il tredicesimo. E Pinti che resta un interrogativo. Troppo poco per garantire quella continuità dietro cui si sono nascosti molti consiglieri municipali durante la seduta della mozione di sfiducia. Un’Amministrazione ormai zoppa che avrebbe davvero avuto bisogno dell’arrivo di un commissario per sbloccare quei meccanismi che spesso è la stessa politica a complicare. Sarebbe stato un modo per ridare slancio ad un territorio abbandonato e vittima di guerre intestine e personalismi. Federica Graziani

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