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Municipio V. Stazioni nel degrado a due mesi dall’indagine-specchio di Legambiente

Stazione Tor SapienzaMalfunzionamenti, mancanza di infrastrutture e servizi, atti vandalici: l’ente per la salvaguardia ambientale chiarisce i disagi dei punti di snodo di Roma Est, in attesa di interventi.

Sono trascorsi poco più di due mesi (era il 30 novembre 2016) da quando il “Circolo Città Futura” di Legambiente, operante nel V Municipio di Roma, ha diramato il suo “Dossier di qualità” sulla condizione delle stazioni ferroviarie attive su questo territorio. Un quadro desolante, come prevedibile, emerso dall’analisi di 70 diverse fermate prese in esame dall’indagine dell’ente, fra quelle maggiormente coinvolte nel traffico pendolare le quali, almeno nei “fondamentali”, dovrebbero garantire un servizio quantomeno adeguato alle primarie esigenze dei viaggiatori.

Niente di tutto questo: la situazione delle stazioni risulta decisamente fuori dagli standard previsti come, d’altronde, è stato più volte denunciato da cittadini e frequentatori, in particolare per quanto riguarda la predisposizione di servizi e macchinari. In molte di queste è il degrado a farla da padrone, evidenziando problematiche non solo a livello di prestazione di servizi, ma anche dal punto di vista strutturale e ambientale.

Problematiche decisamente evidenti che, di conseguenza, non sono passate inosservate da residenti e fruitori: “Il monitoraggio delle stazioni – recitava il dossier – ha l’obiettivo di verificare la presenza o meno di servizi quali la vendita di biglietti, la presenza o meno di erogatrici di biglietti e di distributori di bevande calde e/o fredde; la presenza di bar o di giornalai; il funzionamento delle obliteratrici, la presenza del personale ferroviario e dei servizi igienici”. Un proposito quantomeno ottimistico, considerando le condizioni nelle quali versano gran parte delle strutture prese in oggetto, nella maggior parte dei casi funzionanti esclusivamente per quanto riguarda il transito dei treni, essendo scarsamente dotate nell’offerta al passeggero.

Nelle stazioni di La Rustica e Tor Sapienza, ad esempio, l’estrema situazione di disagio è stata più volte rimarcata dalla cittadinanza: nel primo caso, si è perlopiù parlato del degrado dell’area circostante, il quale ha spinto più volte viaggiatori e comitati di quartiere a segnalarne l’elevato tasso di criticità. Punto cruciale, il nodo illuminazione, assente ormai da anni nell’area del parcheggio di via Salcito, confinante con il Parco “Caduti di Marcinelle”, anch’esso al centro di una lunga querelle sul suo stato di conservazione. Il malfunzionamento di macchinari indispensabili quali le obliteratrici, poi, risulta essere una costante per le stazioni nostrane al punto che, in più di un’occasione, quelle poste all’interno della fermata di Tor Sapienza sono state sottoposte ad atti vandalici, assieme alle vetrine poste sulle banchine.

Un’emergenza più volte denunciata, senza che, almeno in parte, si arrivasse a predisporre un’adeguata misura di vigilanza né di sorveglianza, lasciando campo libero a eventuali scorribande, perlopiù notturne. E, se l’efficienza delle basilari necessità risulta boccheggiare, non va certo meglio per quanto riguarda i restanti punti focali dell’indagine, dalla presenza di parcheggi, passando per il corretto funzionamento delle scale mobili, alla presenza o meno di servizi di ristoro o igienici: “Basti pensare che le biglietterie – hanno spiegato da Legambiente – sono presenti solo nel 21,13%, ed è possibile comprare un biglietto tramite erogatrice nel 59% dei casi. Le obliteratrici sono funzionanti nelle metà delle fermate. Solo nel 50,7% delle stazioni analizzate sono presenti bar all’interno, anche le rivendite di giornali specifiche si trovano nella metà di esse. Quasi ovunque mancano sia le macchinette automatiche per bevande calde che fredde e le stazioni che non presentano né macchinette né bar interni sono circa il 45,45%, servizi che comunque migliorerebbero l’attesa dei viaggiatori”.

Del resto, per un buon funzionamento delle stazioni, come di qualsiasi altro impianto, risulterebbe quantomeno d’aiuto la presenza di uno staff, o di personale impiegato all’interno di tali attività, circostanza tutt’altro che riscontrabile: “Delle 70 stazioni/fermate nel 65% dei casi non vi è la presenza di personale ferroviario”.

Al di là dei dati numerici, ciò che risulta evidente è una scarsa attenzione, da parte delle varie amministrazioni, alla salvaguardia dei viaggiatori e dei frequentatori delle stazioni le quali, come nel caso di La Rustica, presentano anche alcuni problemi di collegamento. Senza dubbio, l’analisi di Legambiente ha contribuito a far luce su una situazione sconveniente, sia per la potenzialità, mai pienamente sfruttata, insita nella possibilità di poter disporre di un importante snodo viario, sia per la mancata tutela che, ciclicamente, dovrebbe essere garantita. Una luce chiarificatrice ma che, a due mesi di distanza, sembra ancora faticare a illuminare pienamente.

Damiano Mattana 

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