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Municipio V. Parte il nuovo modello di monitoraggio della stabilità degli edifici

Piazza Gardenie_2Si chiama I.MODI, e integra l’osservazione satellitare con i dati già in possesso e l’analisi di tecnici specializzati: presentati in Campidoglio i primi risultati.

Lo scorso 25 ottobre nella Piccola Promoteca del Campidoglio sono stati presentati i primi risultati del progetto I.MODI, una metodologia che in futuro potrebbe risultare di grande aiuto per l’osservazione dei dissesti idrogeologici e per la prevenzione di danni e crolli a esso correlati.

Il progetto, vincitore del bando H2020 SME Instrument, partito dopo la firma del protocollo lo scorso 13 maggio tra Comune di Roma, Università degli Studi La Sapienza, Protezione Civile e la start up Survey Lab, ha dato il via a una prima analisi pilota proprio sul Municipio V, uno dei territori più a rischio dell’intero Comune di Roma: 19.395 fabbricati analizzati, prima mappa del genere in Italia.
Ma come funziona il modello I.MODI? L’analisi integra l’osservazione e il monitoraggio satellitare di edifici e infrastrutture civili a medio e lungo raggio, con dati già in possesso o acquisiti in situ da tecnici specializzati. Da questo incrocio nasce un controllo sistematico e su grande scala del territorio. I dati, in grado di essere fruibili anche da utenti non esperti, rappresenteranno un valido strumento di supporto a tutti gli operatori interessati, sia in situazioni emergenziali che di normale routine: una mappa aggiornata utile alla Protezione Civile così come agli agenti immobiliari.

Soddisfatta Cristina D’Angelo, Direttore della Protezione Civile di Roma Capitale: “Esperienza senz’altro positiva, nell’ambito di un progetto europeo e quindi totalmente finanziato dalla Comunità Europea”. E sul Municipio V ha aggiunto: “A pochi mesi dalla firma dell’accordo, siamo riusciti a fare una mappatura totale del Municipio, e a verificare quali sono le criticità maggiori e quindi avere un quadro della situazione in maniera chiara e precisa”.

Presente alla conferenza stampa anche l’Assessore all’Urbanistica Berdini: “Istituendo il fascicolo dell’abitato, sappiamo come è stato costruito e quali ristrutturazioni complessive ha avuto l’edificio […] Questo sistema ci aiuterà a puntare i riflettori sui posti giusti”.

Che tra i ‘posti giusti’ citati da Berdini possa rientrare anche il Quadraro lo sperano caldamente i suoi abitanti. Come è noto, negli ultimi anni il quartiere è già stato teatro di crolli improvvisi, e proprio in questi giorni alcuni residenti hanno indirizzato al Sindaco Raggi, al Presidente del Municipio Boccuzzi e agli assessori interessati, una missiva per conoscere lo stato di avanzamento del “Progetto Zona 30”: un primo strumento di contenimento a costo zero del pericolo di crolli e cedimenti, ma che è fermo al Dipartimento Mobilità dal mese di giugno del 2015. Da allora, nulla di concreto e nessun aggiornamento in merito.

Gli ultimi eventi sismici del Centro Italia hanno alzato ulteriormente il livello di attenzione intorno a tutto il Municipio V, che secondo la classificazione dell’Istituto di Geofisica e Vulcanologia del 2009, è la zona di Roma più interessata dal rischio di propagazione delle onde sismiche in seguito a un terremoto.

Michele Liberati

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