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Municipio V. Da SEL a SI, la sinistra italiana si confronta

IMG_7068Durante la tre giorni di LocalMente il dibattito con Smeriglio, Furfaro e De Cristofaro.

SEL cede il passo a SI ed il popolo della sinistra si interroga sul cammino che lo aspetta. LocalMente, neonata associazione del V Municipio che a quell’area politica si ispira, ha deciso di stimolare il confronto sul tema durante la sua tre giorni al FusoLab, invitando Giuseppe De Cristofaro, senatore Sel, Massimiliano Smeriglio, vice presidente della Regione Lazio e Marco Furfaro della segreteria nazionale.

I tre sono stati chiamati a interloquire col pubblico sulla innegabile crisi esistenziale che tanta parte di progressisti stanno vivendo e sugli antidoti da usare per difendersi da questa deriva.

La forza omologatrice del governo Renzi, da un lato, e la frammentazione delle frange più a sinistra dall’altro, rendono il panorama politico piuttosto incerto ed in balia della marea di avvenimenti che stanno per accadere, primi fra tutti il referendum.

Sulla distanza del dibattito politico rispetto alla quotidianità, i tre sono sembrati d’accordo. Come pure sul tema della sconfitta della sinistra che non sarebbe solo quella delle scorse amministrative. De Cristofaro, è partito da lontano: dai cancelli di Mirafiori nel 1980, indicato come uno spartiacque nella vita politica e sindacale di tutto il Paese. E poi la crisi dei partiti, incapaci di farsi portavoce degli interessi e delle necessità del Paese, e quella delle forme di rappresentanza democratica con la conseguente focalizzazione sul tema della governabilità piuttosto che su quello della rappresentatività.

Uno spostamento di prospettiva incarnato dalla proposta referendaria del Governo Renzi.

“Se la crisi non è una congiuntura ma riguarda la struttura, pensiamo ai numeri della partecipazione, non esistono scorciatoie – chiarisce il senatore De Cristofaro – ci aspetta un lavoro lungo e laborioso” ed in chiusura accenna ad un mea culpa: “abbiamo parlato troppo di come si fa la sinistra e non abbiamo fatto le cose di sinistra”.

Un’autocritica che Furfaro prosegue ammettendo un certo scollamento dal mondo: “La sinistra non funziona perchè ha rinunciato ad immergersi nel fango. La società è cambiata in modi così variegati che è difficile leggerla con le vecchie categorie”. La costruzione di una nuova narrazione che sappia dare alle persone un nuovo immaginario in cui riconoscersi e per il quale lottare sarebbe una delle leve, secondo Furfaro, da usare per dare nuova linfa ad una sinistra che non riesce più ad intercettare il voto delle classi meno abbienti e più desiderose di cambiamento.

La precarietà del lavoro, in questo senso, avrebbe dato il colpo di grazia ai legami sociali costringendo le persone a fare i conti con quell’individualismo che, purtroppo, non fa rima con giustizia sociale e dignità.

“Noi negli anni abbiamo provato a fare fronte alla crisi della sinistra provando a cambiare la proposta politica, che poi non cambiava mai, o provando a cambiare la maglietta. Tutto questo non funziona” dice Furfaro richiamando alla memoria l’esperienza illuminata della Puglia di Vendola. In quegli anni la sinistra aveva abbandonato le vesti moraliste e di opposizione. In quella occasione il governatore aveva messo a disposizione tutto quello che era istituzionalmente possibile, lasciando la cittadinanza libera di immaginare e proporre progetti per il rilancio della propria terra. “E lì il popolo pugliese si è sentito protagonista di una storia collettiva” cosa che hanno saputo riproporre De Magistris a Napoli e varie altre liste civiche in tutta Italia, creando discontinuità.

Questo, del resto, è quello che il M5S è riuscito a fare alle scorse elezioni: attrarre quanti, orfani della sinistra, hanno cercato un segno tangibile di discontinuità. Un tratto che, da solo, non è stato però in grado di produrre positività nell’azione politica del Movimento, secondo Smeriglio: “Dopo Alemanno e due anni complicati con Marino e dopo otto mesi di commissariamento, ora siamo da quattro mesi al palo. Ad oggi non ho sentito idee sulla Città”. Non si capisce, insomma, quale sia il progetto a Cinque Stelle su Roma, quale l’idea cardine attorno alla quale costruire, progettare un percorso di rinascita di una Capitale che dovrebbe essere ai livelli delle metropoli europee. Un atteggiamento che assume forme grottesche nell’ambito dell’applicazione della legge Delrio sulla ridefinizione delle competenze di Regione, Città metropolitana e Comune, sulla quale la Regione dovrebbe legiferare a breve e rispetto alla quale il Sindaco sarebbe stato invitato a discutere. Una discussione che non potrà avere luogo, secondo le indicazioni del Campidoglio, prima di dicembre.

“Veniamo da una sconfitta storica – ha continuato Smeriglio – ma se decidiamo di fare politica dobbiamo continuare a spiegare ai cittadini che la politica è l’unico strumento che abbiamo a disposizione per incidere sugli altri poteri”. E poi l’incitazione a lavorare sul principio “speranza” e un accenno alla buona esperienza di governo al fianco di Zingaretti e del PD che “sta in piedi perchè fai delle cose” per il diritto allo studio, nell’ambito del microcredito, per il rilancio dell’agricoltura.

“Dobbiamo saper spiegare ai cittadini quello che stiamo facendo e anche quello che non riusciamo a fare perchè questo è l’unico modo per farci capire”.

Comprensione, condivisione e speranza. Forse sono queste le parole che più di altre rappresentano i cardini dell’attuale conversazione dentro la “sinistra che sta a sinistra”.

Intanto SEL ha iniziato gli incontri che porteranno al suo scioglimento e già si discute di arroccamenti e aperture. Da una parte c’è chi vuole un gruppo fortemente identitario che non dovrà cedere alle moine del potere, dall’altra chi preferisce la morbidezza della condivisione di obiettivi e progetti nell’ottica della costruzione di concrete alternative di governo.

SI è lì che aspetta, proprio come un film che finisce in dissolvenza.

Emanuela Martelluzzi

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